Credito

Banca Passadore fa rotta sul Nord Est Obiettivo: i patrimoni

In cantiere nuovi progetti con operatori specializzati in settori della finanza nei quali l'istituto ancora non è presente e una nuova filiale a Verona a gennaio del prossimo anno. Utili record per il 2019

di Raoul de Forcade


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La sede di Genova della Banca Passadore è nella centrale via Vernazza. Vi lavorano oltre 220 persone

4' di lettura

Una banca controcorrente, che è guidata dalla stessa famiglia da 130 anni; che ha lo stile di una private ma invece è universale; che apre filiali (la prossima sarà Verona) nel momento in cui le altre le chiudono; che non ha mai venduto una partita di non performing loans e tuttavia mantiene un rapporto tra crediti deteriorati è impieghi sotto il 2%. Il tutto senza aver mai, nella sua lunga storia, firmato un bilancio che non fosse in utile, e con la prospettiva di chiudere il 2019 con numeri da record.

La rara avis del sistema creditizio italiano è la genovese Banca Passadore, fondata nel 1888 da Luigi Passadore e ancora oggi governata dai suoi discendenti, che la controllano con una quota azionaria intorno al 20% (il resto è frazionato tra circa 150 investitori privati). Alla guida dell’istituto, che ha sede (dal 1965) in un palazzo di cinque piani in via Vernazza, nel centro di Genova, siedono il presidente Augusto Passadore e il fratello Francesco, amministratore delegato, che rappresentano la quarta generazione in azienda, coadiuvati dal direttore generale Edoardo Fantino. Nel primo semestre dell’anno la banca ha segnato una raccolta totale pari a 7,62 miliardi, con un utile netto di periodo di 10,15 milioni (+8,9% sullo stesso periodo 2018) , un roe del 10,6% e un indice patrimoniale Cet 1 al 12,74%.

Un trend che, spiegano i vertici della Passadore, va verso un’ulteriore crescita. «Di solito – affermano – siamo molto prudenti nelle previsioni. Quest’anno però crediamo di poter anticipare che i risultati non solo saranno una conferma dell’ottima semestrale ma forse anche meglio; la banca, infatti, è andata molto bene in termini di lavoro ordinario. E il 2019 sarà il migliore anno, sotto il profilo degli utili, della storia dell’istituto in 130 anni». Un risultato, peraltro, che non è nuovo per la Passadore, visto che anche nei sette anni precedenti, cioè dal 2011, la banca ha ottenuto progressivamente i sette migliori risultati della storia. «Quello del 2019 – dicono in via Vernazza - sarà l’ottavo. Ma bisogna anche ammettere che la banca, come tutti gli istituti di credito del sistema italiano, ha avuto giovamento della situazione dei titoli di Stato italiani. Lo spread è crollato di 150 punti in tre mesi e chi aveva, come noi e tutte le banche, titoli governativi in portafoglio, si è affrettato a cogliere l’opportunità. Si tratta di ricavi non ricorrenti che verranno interamente destinati a rafforzare il patrimonio della Passadore». Quest’anno, poi, la banca ha superato, per la prima volta, i 200 milioni di mezzi propri. E al 30 settembre ha registrato una crescita della raccolta media del 16%, rispetto allo stesso periodo del 2018.

Sempre a settembre 2019, sottolineano i vertici della Passadore, «il rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi è sceso sotto il 2% (nel primo semestre era al 2,12%, ndr) ma con la particolarità che non abbiamo mai venduto una sola partita di Npl. Le coperture sulle sofferenze (bad loans), poi, raggiungono quasi il 70%. E, se consideriamo il totale di tutti i deteriorati sfiorano il 50%». Insomma percentuali da record, rispetto al sistema bancario italiano.

Questo dimostra, sottolineano in via Vernazza, che «funziona il modello che la banca sta portando avanti, ed è stato confermato come piano strategico per i prossimi tre anni. Un modello parecchio diverso da quello della banca online o delle fusioni oggi in voga. D’altro canto seguiamo una logica precisa: siamo una banca di nicchia che va a servire una clientela, a sua volta, di nicchia che ha esigenze complesse e necessità di avere un servizio di altissima qualità, per il quale è disponibile anche a pagare qualcosa di più».

Ma attenzione a dire che si tratta di una private bank. «Non è così – precisano alla Passadore – i nostri ricavi veri derivano per un terzo dal private banking (servizi e investimenti), per un altro terzo da operazioni di banca tradizionale (i prestiti e la raccolta dei depositi) mentre il rimanente, cosa abbastanza sorprendente, è rappresentato dalle operazioni, quindi carte di credito, bonifici, bancomat, portafoglio effetti, incasso commerciale, operazioni estere di pagamento. Noi infatti, pur avendo scelto di non essere una banca online, siamo avanzatissimi quanto a tecnologia e abbiamo l’It in casa (si veda l’articolo qui sotto, ndr); per questo, ai grandi clienti che lo meritano per volumi e commissioni pagate, riusciamo a offrire un lavoro personalizzato che nessuna altra banca italiana è in grado di fornire».

Proprio in virtù del modello originale e remunerativo che è riuscita a creare, Passadore è entrata a far parte del Groupment Europeen de Banques (dove è presente solo un altro istituto italiano: Sella), una compagine che si riunisce, per confrontarsi, una volta l’anno ed è composta da 10 banche «che hanno il minimo comune denominatore di essere tutte piccole, con modelli completamente diversi da quelli abituali e di guadagnare molto».

In linea con il percorso controcorrente fin qui descritto, Passadore prosegue nell’apertura di nuove filiali, che non sono semplici sportelli ma sedi di standing sempre molto elevato. «Abbiamo – dicono i vertici della banca – 24 filiali. Quella nuova di Alba è diventata operativa l’1 agosto scorso. Ma ci accingiamo ad aprire a Verona, il primo gennaio 2020, la 25° filiale, in un primo tempo in uffici provvisori ed entro l’anno nella sede definitiva, che sarà un palazzo del ’600».

Infine Passadore sta avviando progetti di partnership: «Saranno con operatori specializzati in settori della finanza nei quali la banca non è ancora presente, come i servizi fiduciari e l’asset management specializzato. Saranno costituite nuove società, composte per una quota dalla banca e per una da tecnici-professionisti di un determinato settore».

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