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Bancari, 1 miliardo all’anno per spesare i prepensionamenti

Dal 2001 a oggi, il costo delle uscite incentivate supera i 17 miliardi. Il Fondo di Solidarietà ha sostenuto i redditi di oltre 77mila bancari

di Cristina Casadei


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(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

Dal 2001 al 2018, le banche italiane hanno speso oltre 17 miliardi di euro, in media circa un miliardo all’anno, per gli assegni di sostegno al reddito dell’ammortizzatore sociale di settore, il Fondo di Solidarietà su cui sono transitati oltre 77mila bancari, a fronte di poco più di 20mila giovani entrati attraverso il Fondo per l’occupazione.

Caratteristiche del Fondo

Istituito da Abi e dai sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) nel 2000 e divenuto operativo nel 2001, il Fondo di solidarietà ha via via ampliato il suo raggio di azione, anno dopo anno, diventando oggi uno degli ammortizzatori sociali più completi che si conoscano. Ma soprattutto, particolare che troppi ignorano, autofinanziato dalle imprese - quindi senza aggravio per le finanze pubbliche - interamente per gli assegni di sostegno al reddito di coloro che vanno in prepensionamento. E cofinanziato da aziende e lavoratori per finalità di formazione, per l’integrazione di chi ha una riduzione di orario di lavoro, per la parte emergenziale, solo per citare alcuni dei capitoli più importanti: per gli istituti cofinanziati viene versato un contributo dello 0,20 della retribuzione imponibile di tutti i lavoratori, di cui un terzo a carico dei lavoratori e due terzi a carico dell’azienda.

Ritorno alla durata di 5 anni

È questa una fase di “transizione”, se si può dire così, per il Fondo di solidarietà dei bancari le cui prestazioni straordinarie ritornano alla durata massima di 5 anni, come previsto dal regolamento originario, dopo che un accordo sindacale e un apposito decreto interministeriale (n.97220/2016, a seguito della Legge n.119/2016) aveva previsto un allungamento della durata della permanenza dei lavoratori sul fondo a sette anni. La legge di bilancio del 2017, per la prima volta, ha contemplato uno stanziamento di 648 milioni per cofinanziare 25mila accessi all’assegno straordinario nel triennio 2017, 2018 e 2019, a parziale compensazione degli oltre 200 milioni di euro che le banche versano ogni anno come contributi per la Naspi, senza però utilizzare questo strumento. Lo stanziamento del governo Gentiloni si è però già esaurito da tempo e, nei fatti, per le banche del mondo Abi si è ridotto di almeno 200 milioni, dopo che la coperta è stata estesa anche a Bcc e a Ferrovie dello Stato. L’auspicio di Abi è che possa arrivare un nuovo stanziamento dato che lo shock tecnologico e le possibili future fusioni fanno intravedere, in prospettiva, piani industriali non privi di esuberi.

Le uscite di Unicredit

Gli ultimi bancari che sono così arrivati sul Fondo a 7 anni sono quelli entrati nel Fondo a inizio dicembre. I prossimi bancari potranno quindi accedere al Fondo di solidarietà per una durata massima di 5 anni, come in origine. E verosimilmente, una volta raggiunto l’accordo sindacale, saranno i bancari di UniCredit, che nel piano industriale Team2023 ha previsto 8mila uscite tra Italia, Germania e Austria, da gestire «in modo socialmente responsabile», ha spiegato il ceo Jean Pierre Mustier. In Germania è già stato raggiunto un accordo su 1.100 uscite, in Austria il negoziato è in corso, mentre in Italia, dove le uscite previste dovrebbero essere 5.500, non è ancora iniziato. La lettera di avvio procedura non è ancora stata ricevuta dai sindacati che in questi giorni sono alle prese con il negoziato con Abi per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. Se ne riparlerà a inizio 2019, di certo c’è soltanto il costo che la banca ha messo in conto per le uscite che è pari a 1,1 miliardi, come si legge nella slide del piano alla voce Integration costs in Italy.

Solo uscite volontarie

Nella storia del credito una forte cultura sindacale ha escluso dalla cassetta degli attrezzi strumenti come la cassa integrazione o, peggio ancora, mobilità e licenziamenti. La pressoché totalità delle uscite per ristrutturazioni e riorganizzazioni è avvenuta attraverso uscite volontarie e incentivate per pensionamento e prepensionamento, con accesso alle prestazioni straordinarie del Fondo di solidarietà, se escludiamo pochissimi accordi sindacali. L’ultimo è quello raggiunto in Bim che ha previsto anche il ricorso alla sezione emergenziale del Fondo, mancando i numeri per risolvere la riorganizzazione solo attraverso i prepensionamenti e i pensionamenti (si veda il Sole 24 Ore del 3 dicembre).

Spesa, durata media e totale

La durata media di permanenza sul Fondo è di poco inferiore ai 4 anni, in progressiva crescita, in parte influenzata anche dall’allungamento della durata a 7 anni nel 2017, 2018 e 2019. L’importo medio dell’assegno si aggira intorno a 57mila euro di cui quasi 17mila di contribuzione correlata. Moltiplicando le 77mila uscite che ci sono state attraverso il Fondo fino a fine 2018 (escludendo quindi gli accordi del 2019) per 57mila euro di assegno medio per 4 anni di durata media si arriva a oltre 17 miliardi, spesi dalle banche tra il 2001 e il 2018 per gli assegni dei prepensionamenti volontari. Un miliardo all’anno, senza tenere conto degli incentivi all’esodo e del mantenimento di previdenza e sanità integrativa che in genere accompagnano gli accordi sindacali e che fanno ulteriormente lievitare il conto finale che le banche pagano.

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