Inchiesta della guardia di finanza

Bancarotta fraudolenta, indagati i fratelli Maccaferri. Sequestrati 57,6 milioni

L’ipotesi: distrazione di beni dalla holding Seci spa verso la neo costituita Sei

di Ivan Cimmarusti

3' di lettura

Il Gruppo Maccaferri finisce travolto da una maxi inchiesta per una distrazione di beni da 57,6 milioni di euro. Nel registro degli indagati sono finiti tutti i vertici della holding Seci (Società esercizi commerciali e industriali): Gaetano Maccaferri, presidente del Cda; Alessandro Maccaferri, vice presidente; Antonio Maccaferri, consigliere; Piero Tamburini, ex consigliere delegato. L’accusa pende anche su Massimo Maccaferri, Angela Boni, Raffaella Boni, Guglielmo Bozzi Boni soci della Seci e anche della Sei, società beneficiaria della distrazione millionaria avvenuta nel 2017.

Violazione della legge fallimentare
L’inchiesta è della Procura della Repubblica di Bologna, che ha ottenuto il sequestro preventivo dei quasi 60 milioni dopo che le indagini del Nucleo di polizia economica-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna - ha fatto luce sulle operazioni finanziarie. L’accusa per gli indagati è di violazione della normativa fallimentare e bancarotta fraudolenta.

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La distrazione da 56,7 milioni
Stando ai pm, come ricostruito nel capo d’imputazione notificato, gli indagati, «consapevoli dello stato di tensione economico-finanziario di Seci, mediante una operazione straordinaria di scissione parziale proporzionale della stessa, distraevano il valore di 57.639.623 euro a beneficio della società di nuova costituzione Sei spa con capitale sociale interamente posseduto dai medesimi soci della Seci», società, quest’ultima, per la quale è stata presentata istanza di fallimento il 3 marzo 2020.

Debiti e partecipazioni
Gli investigatori delle Fiamme gialle, gli stessi che stanno conducendo le indagini su Bio-on, hanno ricostruito il presunto «sistema illecito» di distrazione. Secondo gli atti il 57,6 milioni sarebbero «rappresentanti il netto patrimoniale dell’attività oggetto di scissione, quale differenza tra il valore contabile di bilancio degli immobili e della partecipazione (80.932.043 euro) conferiti alla beneficiaria e i debiti alla stessa trasferiti (23.292.411 euro)».

Il bilancio
Nei documenti investigativi è riportato anche il contributo informativo del professor Antonio Rossi, commissario giudiziale nella procedura di concordato. «L’oberazione Sei», spiega, sarebbe balzata «subito agli occhi del lettore di bilancio, in quanto ha visto l’uscito di risorse patrimoniali da Seci. Si tratta di una operazione temporalmente si colloca vicino allo stato di crisi e che ha visto una diminuzione patrimoniale netta di circa 57 milioni. So che Sei poi ha contratto un nuovo indebitamento, con ipoteche sul patrimonio immobiliare, che non conosco né abbiamo analizzato».

La tensione finanziaria fin dal 2014
A ciò si aggiunga che le indagini della Guardia di finanza hanno dimostrato come il Gruppo Maccaferri fosse in «tensione finanziaria» a partire dal 2014. L’equilibrio economico sarebbe stato raggiunto in questi anni soltanto grazie alla dismissione di consistenti asset che hanno generato plusvalenze tali da coprire le perdite di esercizio e anche mediante la contabilizzazione di crediti della holding verso controllate.

La Newco
In sostanza - è annotato negli atti - «la scissione disposta nel 2017 ha permesso di esfiltrare dal Gruppo, in favore di una Newco (la Sei, ndr) appositamente creata, consistenti asset remunerativi sia immobiliari che partecipativi». E così, ipotizzano i pm, il Gruppo Maccaferri «ha visto eroso il patrimonio (valore netto di 57,6 milioni) e privato di cespiti-proprietà immobiliari valorizzati per circa 102 milioni di euro, potenzialmente idonei non solo ai fini dell’attività produttiva propria ma anche per il reperimento di nuove linee di credito».

La difesa
«Abbiamo appreso questa mattina dell’esistenza di un’indagine della Procura della Repubblica di Bologna che ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione con riferimento a un’operazione di scissione parziale dalla società Seci alla società Sei. Nel pieno rispetto della magistratura inquirente, i fratelli Maccaferri si considerano sin d’ora a completa disposizione dei Pubblici Ministeri per chiarire, con l’ausilio dei loro consulenti, la piena legittimità dell’operazione oggetto d’indagine e l’assoluta correttezza del proprio operato». Lo dichiara l’avvocato Tommaso Guerini, legale dei fratelli Maccaferri.

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