titoli di stato e banche

BTp, trattativa Ue sulla concentrazione nei bilanci degli istituti di credito

La discussione in Europa va verso la diversificazione dei bilanci su più titoli Ue

di Morya Longo

L'economia spiegata dal Nano: il debito pubblico

La discussione in Europa va verso la diversificazione dei bilanci su più titoli Ue


3' di lettura

«La nostra posizione è nota: siamo contrari a modificare il trattamento dei titoli di Stato nei bilanci delle banche». Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non potrebbe dirlo (o meglio, ribadirlo) con maggiore chiarezza: il Governo non accetterà misure che costringano le banche a vendere i titoli di Stato italiani che hanno in bilancio. Punto. Poi però nei corridoi del Forex (e in fondo dalle sue stesse parole) trapela che un compromesso in Europa non è impossibile. Ma solo alla fine di un lungo percorso verso una maggiore integrazione. Un iter graduale che parta dalla creazione di «safe asset» (cioè titoli di Stato in qualche modo comuni europei). E che alla fine non porti a una ponderazione dei titoli di Stato nei bilanci delle banche (cosa che discriminerebbe i BTp) ma piuttosto - dicono alcuni in sala - a un limite alla concentrazione di tutti i bond governativi. Insomma: un tetto massimo che spinga le banche a comprare sempre più titoli di altri Stati.

Il nodo europeo
Il tema è spinoso. Da un lato la Germania dice che accetterà il completamento dell’unione bancaria (cioè la garanzia europea sui depositi) solo se le banche riducono i rischi. E dal punto di vista tedesco, il rischio da ridurre è rappresentato dai titoli di Stato nazionali che le banche (italiane in primis) hanno nei bilanci. Dall’altro l’Italia (e non solo) non può accettare un discorso del genere: le nostre banche sono arrivate a detenere più di 400 miliardi di titoli di Stato nazionali, per cui costringerle a ridurli avrebbe conseguenze pesanti sul debito pubblico. Per di più, come sostiene Gualtieri, quando si parla di rischi nei bilanci delle banche «bisogna intenderli in senso ampio». Non solo i titoli di Stato, ma anche illiquidi e derivati di cui invece le banche tedesche sono piene. Il dibattito tra sordi va avanti da anni e, come sostiene il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, ormai l’Europa è al bivio: «O cresce l’unione, oppure cresce la conflittualità tra Stati».

L’opinione dei banchieri
Questo è il punto: per far andare avanti l’unione è necessario fissare alcuni punti fermi. Tra il discorso di Visco sul palco Assiom Forex e i commenti dei banchieri sugli spalti, ne sono emersi alcuni. Uno: le banche - spiega Visco - hanno sempre avuto «la capacità di agire in controtendenza rispetto al mercato». Cioè quando sale la “febbre” sui BTp le banche comprano, quando scende invece alleggeriscono il bilancio. Visco non lo dice, ma questo significa che le banche hanno un ruolo di “stabilizzazione” del debito pubblico: cosa che i rischi li riduce e non li aumenta.

Due: le banche italiane stanno già diversificando i titoli di Stato nei bilanci. «Ormai - spiega per esempio l’a.d di Bper Alessandro Vandelli - rappresentano un terzo del nostro portafoglio finanziario di 18 miliardi». E numeri simili accomunano tante banche.

Tre: come sostiene il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, «i mercati hanno sempre prezzato nei titoli di Stato italiani un premio per un maggiore rischio che, in realtà, non si è mai materializzato». Chi li ha comprati, insomma, ha preso il premio ma non ha subìto il rischio. Questo rende i BTp attraenti.

La discussione in Europa
Così arriviamo al dibattito in corso oggi in Europa. «Ormai non si discute più di ponderazione dei titoli di Stato, ma di rischio di concentrazione», spiega Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi. Per dirla semplice: è accantonata l’idea di “pesare” il rischio dei vari titoli di Stato europei imponendo alle banche oneri maggiori per detenere quelli più rischiosi (come i BTp) rispetto a quelli meno (come i Bund). La discussione verte invece su un tema diverso: cioè che le banche (tutte) devono diversificare i portafogli e non concentrarli troppo su titoli nazionali. Se Sabatini lo ritiene «comunque sbagliato», c’è chi è invece più possibilista. «Se le cose venissero fatte con gradualità - commenta un banchiere sotto anonimato - per i BTp ci potrebbe essere un effetto positivo. Dato che i titoli di Stato italiani sono gli unici in Europa a offrire rendimenti interessanti, verrebbero comprati dalle banche estere». Ma la strada è lunga: prima un «safe asset» e una maggiore unione, poi si può parlare di titoli di Stato. Questa è la posizione più condivisa al Forex.

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