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Banche, crisi e “Dottrina Holder”: perché a pagare sono azionisti e clienti

di Alessandro Plateroti


Le misteriose morti di 70 banchieri dopo la Grande Crisi

1' di lettura

Quanto sono costati alle banche internazionali le maxi-multe per gli scandali finanziari? Non di certo i 400 miliardi di dollari versati al governo americano e ai clienti truffati.

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Da un’inchiesta del Sole24Ore in edicola sabato 29 settembre sui 10 anni della crisi finanziaria – la prima puntata è stata pubblicata il 27 settembre – si scopre infatti che dietro le sanzioni miliardarie alle banche c’è un complesso meccanismo fiscale e giudiziario che garantisce l’impunità ai banchieri corrotti, assicura alle banche il recupero delle multe pagate e le rende immuni dal rischio di altre cause risarcitorie di clienti e investitori.

La “Dottrina Holder”
A Washington e a Wall Street questo sistema è noto come “Dottrina Holder”, dal nome del viceministro alla Giustizia che nel 1999 scrisse in un manuale riservato le regole di comportamento dei procuratori federali nelle inchieste sugli scandali bancari. «Per incriminare una banca – stabilì Holder – non basta che abbia violato la legge. Contano di più il suo stato di salute e la stabilità del sistema finanziario».

Questo spiega non solo perché nessun banchiere accusato di illeciti sia finora finito in prigione, ma anche come e perché banche e top manager siano sempre riusciti ad evitare pesanti condanne penali , il pericolo maggiore per l’onorabilità di un’istituzione finanziaria. La conseguenza è che gli unici a pagare per gli scandali sono gli azionisti, i clienti e la credibilità del sistema.

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