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Banche e derivati: a rischio 4 miliardi per la truffa del petrolio «scomparso»

Un trader di Singapore ha venduto di nascosto il collaterale a garanzia dei futures e ha generato perdite per 23 banche tra cui Hsbc, Abn Amro. Vigilanza Bce e Fed in allerta sui rischi di mercato

di Alessandro Graziani

3' di lettura

Così come Totò cercava di vendere la Fontana di Trevi ai turisti che arrivavano a Roma, a Singapore il finanziere e trader sui futures sul petrolio Lim Oon Kuin (conosciuto anche come O.K. Lim) è riuscito a ottenere maxiprestiti da più banche vendendo poi i barili di greggio sottostanti ai derivati, senza che i singoli creditori lo sapessero. Un mese fa è emerso un «buco» da almeno 800 milioni di dollari, ma gli accertamenti per quantificare i danni sono ancora in corso, su un totale di crediti bancari di 4 miliardi.

Tra le 23 banche che hanno concesso circa 4 miliardi di crediti a rischio alla società di O.K. Lim, infatti, non compaiono solo istituti asiatici ma anche una discreta pattuglia di banche europee che hanno già contabilizzato le perdite nei conti del primo trimestre. Oltre al colosso euro-asiatico Hsbc, figurano anche l'inglese Standard Chartered, le francesi Société Géneérale e Natixis e le olandesi ABN Amro, Rabobank e Ing.

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Pochi giorni fa inoltre, sempre da Singapore, è giunto un nuovo allarme per le grandi banche che finanziano il trading sui derivati. Il colosso bancario Hsbc, secondo quanto ricostruito da Bloomberg, ha accusato la locale società ZenRock Commodities Trading Pte Ltd di uno svariato numero di transazioni «disoneste». L'accusa: aver nascosto milioni di dollari di perdite utilizzando sempre lo stesso cargo di petrolio per ottenere finanziamenti da diverse banche, ognuna ignara dell'esistenza dei prestiti delle altre.

In entrambi i casi, al di là dell’eventuale animo truffaldino dei trader, emergono dubbi sull'efficacia della funzione di risk management delle banche e in alcuni casi anche sul loro modello di business che, nella fattispecie delle banche europee, è monitorato dalla Vigilanza di Bce.

Gli effetti delle perdite da derivati generati da OK Lim sono già emersi nei conti trimestrali di Hsbc e Abn Amro. Nell'annunciare i dati trimestrali, che hanno registrato un utile in calo del 48%, Hsbc ha fatto riferimento ufficiale a «un onere significativo legato all'esposizione delle imprese a Singapore».

Il conto delle perdite su crediti a trader che operano su derivati è stato peggiore per l'olandese Abn Amro, che non avendo un bilancio ampio come Hsbc, ha chiuso il trimestre in perdita per 395 milioni. Tra le motivazioni addotte dalla banca, «due casi eccezionali che hanno contribuito in negativo per 460 milioni». Abn Amro non fa nomi, ma uno dovrebbe essere proprio il caso di Singapore. L'altro, già annunciato a fine marzo dalla stessa Abn, si riferisce a un hedge fund Usa che a causa delle perdite su derivati non è riuscito a ripristinare il “margin call” generando una perdita di 200 milioni sui crediti concessi da Abn Amro.

Anche escludendo i casi fraudolenti di occultamento delle perdite di alcuni trader, la volatilità dei prezzi degli asset (non solo materie prime, ma anche sull'azionario) sta determinando ingenti perdite su crediti per le banche che hanno un forte focus sui derivati. È il caso di alcune banche francesi, per esempio, che si sono specializzate negli equity derivatives sui dividendi azionari. L'impatto della crisi e le decisioni delle Autorita di Vigilanza (Bce ha chiesto alle banche di rinviare a ottobre le decisioni sulle cedole) hanno fatto “scomparire” i dividendi generando perdite a chi gestisce i derivati con quel sottostante.

È il caso di Société Générale che nel primo trimestre del 2020 ha visto precipitare del 99% i ricavi da equity trading, contribuendo alla perdita per 537 milioni di euro della divisione corporate e investment banking dell'istituto francese.

I violenti sbalzi delle quotazioni delle varie asset class sono proseguiti anche nel mese di aprile ed eventuali conseguenze sui conti delle banche si vedranno con le semestrali che saranno diffuse tra fine luglio e inizio agosto. Il tema preoccupa non poco le Autorità di Vigilanza. Tanto che lo scorso 16 aprile la Bce ha deciso di abbassare temporaneamente per sei mesi i requisiti di capitale legati al rischio di mercato per le banche commerciali in modo da garantirne l'operatività durante la fase attuale di volatilità per il coronavirus.
«Con questa decisione la Bce - è stata la motivazione ufficiale arrivata da Francoforte - sta rispondendo agli straordinari livelli di volatilità registrati sui mercati finanziari dalla diffusione del coronavirus».

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