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Banche e dividendi: l'etica ai tempi del coronavirus

Avevamo, forse, bisogno di una viralità sostenibile - quella del Coronavirus - per portare all'attenzione delle autorità, e dei banchieri, una dimensione etica delle politiche di remunerazione del capitale e del lavoro. In quest'ottica, è d'obbligo essere ottimisti, ed accogliere con favore la decisione di alcuni gruppi bancari italiani di revocare il dividendo

di Mario La Torre

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(AdobeStock)

Avevamo, forse, bisogno di una viralità sostenibile - quella del Coronavirus - per portare all'attenzione delle autorità, e dei banchieri, una dimensione etica delle politiche di remunerazione del capitale e del lavoro. In quest'ottica, è d'obbligo essere ottimisti, ed accogliere con favore la decisione di alcuni gruppi bancari italiani di revocare il dividendo


3' di lettura

L'Amore sta al Colera come l'Etica al Coronavirus. Sembra questa l'equazione per interpretare le recenti indicazioni della BCE, che invitano le banche europee a non distribuire dividendi ed a calmierare le remunerazioni variabili in tempi di pandemia.

Nel romanzo di Gabriel Garcia Marquez L'amore ai tempi del colera il protagonista Florentino deve conciliare il suo amore ideale per Fermina con la impietosa concretezza della vita; al pari, oggi, le banche sono chiamate a conciliare una virata etica richiesta dalle authorities con le irrinunciabili esigenze del business.

In effetti, rinunciare ai dividendi e alle remunerazioni impone scelte di finanza sostenibile che, sul piano operativo, devono trovare la quadra con variabili di governance, gestionali e contabili. Le prime risposte di alcune banche alle sollecitazioni della BCE, fatte proprie anche dall'EBA, ne sono la conferma.

La governance incide su tempi e modi scelti per accogliere la richiesta delle autorità. Ad esempio, tra le banche italiane significant, soggette a diretta supervisione della BCE, alcune hanno già deciso di revocare la decisione di distribuire utili (Banco BPM, BPER, Intesa, Unicredit), altre hanno sospeso il dividendo (UBI), altre ancora comunicheranno a breve come intendono procedere (Popolare di Sondrio, Credem, ICCREA Banca e Cassa Centrale); tra queste anche Mediobanca che per tradizione chiude l'esercizio il 30 giugno.

MPS e Carige sono fuori dai giochi: per la straordinarietà della fase gestionale che stanno vivendo, non possono, infatti, contemplare l'ipotesi di distribuzione di eventuali utili.

Revocare o sospendere la distribuzione dei dividendi non ha gli stessi effetti contabili e gestionali. La revoca libera risorse da destinare a patrimonio e può, dunque, tradursi in un maggiore capacità della banca di prestare denaro al sistema economico.

La sospensione, pone un tema contabile – come iscrivo in bilancio il dividendo sospeso? – e rimanda la decisione a condizioni che, ad oggi, non è dato comprendere se riferite all'evolversi dello scenario economico-sanitario, o a dinamiche interne alla singola banca, più riconducibili alle aspettative dei soci che all'equilibrio economico-finanziario dell'intermediario. Ne risulta “un'etica sospesa” tra la ragion pratica e la ragion pura.

D'altronde, con questa mossa, BCE, EBA, e in ultimo anche Banca d'Italia, hanno mirato al tallone d'Achille del sistema bancario. In Italia, l'art. 111 bis del Testo Unico Bancario (TUB) che definisce le banche etiche e sostenibili, impone, tra l'altro, che queste (i) non distribuiscano profitti e li reinvestano nella propria attività; (ii) adottino politiche retributive tese a contenere entro il limite di 5 volte la differenza tra la remunerazione maggiore e quella media. Da una ricerca condotta dall'Università La Sapienza, emerge come nessuna delle 12 banche significative rispetti pienamente questi due requisiti.

La distanza tra banche commerciali e banche etiche sembra, dunque, giocarsi proprio su queste due specifiche variabili. Se si considera l'ammontare di dividendi già deliberato da 6 delle 12 banche significative - pari a circa 5,2 miliardi di euro - emerge come la questione non sia un mero esercizio estetico, ma abbia importanti riflessi sull'economia reale. Non sorprende, pertanto, che la moral suasion di BCE stia generando un tale impasse tra gli intermediari bancari europei.

Avevamo, forse, bisogno di una viralità sostenibile - quella del Coronavirus - per portare all'attenzione delle autorità, e dei banchieri, una dimensione etica delle politiche di remunerazione del capitale e del lavoro. In quest'ottica, è d'obbligo essere ottimisti, ed accogliere con favore la decisione di alcuni gruppi bancari italiani di revocare il dividendo, come pure quella di alcuni manager di devolvere parte della propria remunerazione alle urgenze di questi giorni.

Poiché, tuttavia, l'unica viralità di cui non dovremmo mai liberarci è quella di una finanza inclusiva e sostenibile, è lecito chiedersi se banchieri, azionisti e policy makers saranno in grado di confermare il cambio di rotta anche quando ci saremo tolti le mascherine.

Nel romanzo di Gabriel Garcia Marquez, Florentino deve lottare “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese” per ritrovare l'amata Fermina; c'è da augurarsi che i banchieri non impieghino tanto nel trovare le giuste misure per una sostenibilità virale e pandemica.

* Università di Roma La Sapienza www.goodinfinance.com

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