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Banche e Poste allo scontro sulla gestione delle Tesorerie dei Comuni

Il direttore generale dell’Abi, Sabatini: «Dal possesso della piena licenza bancaria derivano una serie di maggiori potenzialità, oneri e complessità organizzative e di reporting che rendono la competizione non livellata». Sileoni (Fabi): Poste «applichi il contratto collettivo nazionale di lavoro ai suoi dipendenti»

di Laura Serafini

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Il direttore generale dell’Abi, Sabatini: «Dal possesso della piena licenza bancaria derivano una serie di maggiori potenzialità, oneri e complessità organizzative e di reporting che rendono la competizione non livellata». Sileoni (Fabi): Poste «applichi il contratto collettivo nazionale di lavoro ai suoi dipendenti»


2' di lettura

S'infiamma lo scontro tra Poste Italiane e il sistema bancario italiano. I due diversi mondi non si sono mai amati troppo e in particolare le banche da anni guardano con diffidenza l'espansione del BancoPosta nei business bancari. Ma in questi giorni lo scontro è diventato aperto. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, puntando l'attenzione sull'affidamento diretto della gestione delle tesorerie dei Comuni sotto i 5 mila abitanti a Poste, ha fatto notare come la società dei recapiti operi senza licenza bancaria e, dunque, con meno oneri rispetto alle banche, pur entrando in competizione diretta.

«Il territorio ha bisogno di questo tipo di iniziative. La posizione di Poste è molto chiara: se il territorio ha bisogno di noi mettiamo a disposizione i nostri servizi, se non ha bisogno non ci saremo. Noi siamo molto vigilati da Bankitalia, abbiamo la licenza bancaria ma siamo una cosa diversa», ha replicato l'ad di Poste, Matteo Del Fante.

A stretto giro la controreplica del dg dell'Abi, Giovanni Sabatini. «La differenza tra soggetti che hanno la piena licenza bancaria (come le banche) e soggetti che non la hanno o a cui si applicano normative speciali (come bancoposta) non è formalistica ma di sostanza - ha dichiarato -. Dal possesso della piena licenza bancaria derivano una serie di maggiori potenzialità, oneri e complessità organizzative e di reporting che rendono la competizione non livellata».

A fianco dell'associazione si sono schierati i sindacati del settore del credito. «Chiediamo a Del Fante di essere coerente: se BancoPosta è davvero una banca, allora applichi il contratto collettivo nazionale di lavoro ai suoi dipendenti e si ponga, a tutti i livelli, su un piano di gioco livellato rispetto alle banche tradizionali», ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

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