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Banche e rilancio: le riforme che servono

di Alberto Quadrio Curzio

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(ANSA)

4' di lettura

In occasione della Giornata mondiale del risparmio di oggi è molto atteso l’intervento di Ignazio Visco appena riconfermato Governatore della Banca d’Italia dopo dibattiti con toni confusi e concitati. Per questo è bene riflettere sulle ragioni istituzionali europee(e internazionali) e su quelle economico-bancarie italiane(ed europee) che spiegano perché la conferma di Visco sia motivata e condivisibile andando nell’interesse dell’Italia e perché l’Italia deve proseguire con le riforme.

Il contesto istituzionale europeo. Da questo punto di vista Visco è anzitutto credibile perché coerente con la storia dei Governatori della Banca d’Italia che lo hanno preceduto, dal primo che fu Bonaldo Stringher al più recente che è stato Mario Draghi. Le scelte sono state (quasi)sempre apprezzate anche per la loro autonomia e continuità istituzionale in un Paese molto problematico. Visco rientra in questa tradizione non solo perché si è formato in Bankitalia ma anche perché ha avuto maestri come Federico Caffè e come il Nobel Laurence Klein così come Mario Draghi ha avuto Federico Caffè e il Nobel Franco Modigliani. Maestri che univano all’eccellenza scientifica un forte rigore e una marcata sensibilità istituzionale unita a una notevole conoscenza dell’economia italiana.

Elemento di credibilità del nostro Paese è anche il fatto che due personalità come Draghi e Visco, italiani allievi dello stesso maestro, lavorando da sei anni fianco a fianco nel Consiglio Direttivo della Bce mai sono state sfiorate da ipotesi di “ mancanze italiche” nei propri ruoli istituzionali.

E infine concorre alla credibilità italiana il rispetto della procedura di nomina del Governatore che è nota ma che va richiamata. Su proposta del presidente del consiglio dei ministri, previo parere del consiglio dei ministri e sentito il parere del consiglio superiore della Banca d’Italia (composto da notevoli professionalità, anche imprenditoriali) la nomina spetta al presidente della Repubblica con proprio decreto.

Così, con passaggi graduali ma significativi, si sottrae la nomina alle battaglie politiche garantendo l’autonomia del governatore. Perciò le esternazioni partitiche non hanno indebolito Visco nel contesto europeo, mentre hanno rafforzato il Presidente Mattarella e il Presidente Gentiloni compostamente e istituzionalmente determinati.

Il contesto economico italiano. Ciò non significa che non ci siano problemi. Per questo è stata costituita la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario che dovrà anche valutare se ha avuto luogo «la tutela del risparmio e la stabilità dei mercati finanziari» come previsto dalla legge del 2005, dalla Costituzione e dalla norme europee. Speriamo che la Commissione serva anche a dare più oggettività alle problematiche bancarie nella crisi e nelle sue premesse. A tal fine richiamiamo l’attenzione su alcuni elementi.

Il primo elemento è che nei sei anni 2008-13 l’eurozona ha subito la sua peggiore crisi, ancor più pesante in Italia a causa di una doppia recessione che ha determinato una caduta del Pil del 9%, della produzione industriale del 25%, degli investimenti del 30%, dei consumi quasi del 10%. Probabilmente è stata la peggiore crisi economica nell’Italia repubblicana, anche per l’attacco dei mercati al nostro debito pubblico e, di conseguenza, alle nostre banche detentrici di notevoli quantità di titoli di stato.

Finché la crisi è stata finanziaria le nostre banche hanno retto perché poco esposte sugli strumenti speculativi (derivati e assimilati) che hanno invece messo in crisi banche di altri Paesi europei. Per questo alla fine del 2011 gli interventi governativi per salvare le banche sono stati dell’11% del Pil in Germania raggiungendo il record (prescindendo dalla Grecia) del 48% in Irlanda mentre in Italia erano lo 0,2% del Pil. Quando la nostra recessione ha di nuovo affossato il Pil del 3,5% nel biennio 2012-13,dopo la mazzata del 6,5% del biennio 2008-09 non riassorbita dalla tenue ripresa del biennio 2010-11, la crisi dell’economia italiana è esplosa.

Il contraccolpo sulle banche è stato forte sia per la loro esposizione creditoria, come è sempre stato in Italia, verso le imprese e l’immobiliare sia per problemi strutturali delle banche e dell’economia italiana.

Il secondo elemento riguarda il periodo 2014-17. Ancora nel 2013 il Fondo monetario internazionale riteneva che le banche italiane stessero resistendo autonomamente alla crisi con le notevoli ricapitalizzazioni poste in essere ricorrendo al mercato. Così non era perché la concomitanza dei fallimenti di debitori bancari, delle drastiche regole europee tra cui il “bail in”, dei divieti europei sugli aiuti di stato, hanno messo il nostro sistema bancario sotto uno stress che adesso non può essere aggravato con nuovi requisiti patrimoniali.

L’intervento statale nei nostri salvataggi bancari è stato tuttavia “limitato”, a confronto di altri Paesi della Uem. A fine 2016 l’impatto sul nostro debito pubblico era pari allo 0,2% del Pil al quale va aggiunto nel 2017 lo 0,6% del Pil per Mps e le Popolari Venete. A fine 2016 per l’Austria era del 9,7%, per la Germania del 7,2%, per la Spagna (che nel 2012,diversamente dal nostro Governo, ha preso un prestito europeo di 40 miliardi) del 4,6%, per l’Olanda 3,2%.

Il Governo Renzi-Padoan e Bankitalia hanno anche promosso molte riforme del sistema bancario, superando resistenze e rinvii del passato, favorendo fusioni e aggregazioni, riformando le banche popolari e di credito cooperativo. Sono così emersi anche vari casi bancari d’incompetenza e fraudolenti, ma anche capacità d’iniziativa di altre banche verso cui spingere con urgenza quelle più deboli.

Guardare al futuro. Ovviamente ciò non significa che tutto sia andato bene, che non ci siano stati risparmiatori danneggiati e banchieri colpevoli, che la Vigilanza della Banca d’Italia non abbia avuto smagliature o crepe. Lo stabiliranno la Commissione parlamentare d’inchiesta e la magistratura i cui poteri travalicano quelli della Banca d’Italia che, tramite il Governatore Visco, ha espresso la piena volontà collaborativa. Tuttavia noi riteniamo che il Governatore Visco da un lato e dall’altro il ministro del Tesoro Padoan abbiano ben operato in circostanze difficilissime via via attenuate dalla politica monetaria di Draghi e dalla ripresa della Uem. Ma anche dalle importanti riforme dei Governi Renzi e Gentiloni che hanno spinto la ripresa della nostra economia sorretta altresì dalla resilienza innovativa delle imprese esportatrici e dalla tenuta sociale del Paese. Di tutto ciò stanno prendendo atto persino le agenzie di rating mai tenere con l’Italia alle quali sarebbe meglio mostrare un Paese unito che si rafforza e che programma realizzandole poi, altre riforme strutturali.

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