IL RAPPORTO

Banche: Eba, con Covid più urgente taglio costi, optare per le fusioni

La pandemia sta aumentando la necessità di tagli dei costi da parte degli istituti dell’euro-zona. È quanto emerge dal rapporto annuale «Valutazione del rischio»

(Imagoeconomica)

3' di lettura

La pandemia ha aumentato la necessità di tagli dei costi da parte delle banche dell'Eurozona e “quelle che hanno già esaurito lo spazio di manovra per ridurli nella loro dimensione stand-alone senza raggiungere ancora un livello di redditività sostenibile, potrebbero optare su aggregazioni e acquisizioni per sfruttare le potenziali sinergie di costi”. È la raccomandazione dell'Eba, l'Autorità bancaria europea, che, senza usare i toni imperativi della Vigilanza Bce, nel rapporto annuale sulla «Valutazione del rischio» del settore indica il principale obiettivo da raggiungere: il ritorno alla redditività.

Il rapporto: banche solide, ma sempre più crediti a rischio deterioramento

Il rapporto si accompagna all'ormai tradizionale 'esercizio di trasparenza' che mette a confronto i dati di 129 banche della Ue e di 6 banche del Regno Unito. Le banche al momento sono solide in termini di capitale e liquidità, il ratio dei crediti deteriorati è stabile ma iniziano ad emergere da altre metriche i segnali di peggioramento: cresce la proporzione di quelli che 'scadono' verso il livello più rischioso (da stage 1 a stage 2 secondo la definizione del principio contabile Ifrs9) e di quelli oggetto di concessioni da parte della banca (forborne).

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Le banche si preparino al peggioramento della qualità del credito

Il rapporto dell'Eba che non offre valutazioni per singolo paese (all'esercizio di trasparenza partecipano 11 tra le maggiori banche italiane, ndr) aggiunge che le banche debbono prepararsi al peggioramento inevitabile della qualità del credito, causa crisi legata alla pandemia, e devono impegnarsi, con la clientela in difficoltà, in modo da trovare le soluzioni, attraverso concessioni o misure simili. Messaggio non diverso da quello del presidente del Consiglio di vigilanza Bce, Andrea Enria, che da settimane esorta le banche a non traccheggiare nel riconoscimento dei crediti in via di deterioramento ed effettuare le necessarie tempestive svalutazioni. L'Eba nel rapporto aggiunge un suggerimento ulteriore: vista la situazione favorevole di abbondante liquidità si può pensare ad anticipare l'emissione di passività utilizzabili per costruire il 'cuscinetto' Mrel, ossia quelle utilizzabili nel caso sventurato di un bail-in.

Banche italiane sopra media Ue costi/ricavi, tranne Intesa e Mediobanca

Le banche italiane faticano a riportare il rapporto cost/income in linea con la media europea. E' il dato che emerge dall'esercizio di trasparenza dell'Eba che mette a confronto, su basi omogenee, i dati di 135 banche europee (6 del Regno Unito). L'istantanea è quella scattata al giugno scorso: se si guarda al rapporto costi/ricavi si osserva come il Monte dei Paschi e UniCredit siano ai primi posti della non invidiabile classifica con, rispettivamente, l'86,9% e l'82,2 per cento. Si tratta proprio delle due banche che il Tesoro vedrebbe bene unite in matrimonio il prima possibile. La media europea indicata nel cruscotto interattivo dell'Eba, consultabile sul sito istituzionale dell'autorità europea, era pari al giugno scorso al 66,6 per cento.

Tra le 11 banche italiane che hanno partecipato all'esercizio solo Mediobanca e Intesa Sanpaolo sono sotto quel livello medio: 58% di cost/income per la banca di piazzetta Cuccia e 59,6% per quella guidata da Carlo Messina. In linea con la media europea anche Ubi, ormai parte del gruppo Intesa. Fardello pesante dei costi rispetto ai ricavi anche per il Credem, una delle banche italiane più redditizie, con un ratio del 75,3% mentre Banco Bpm è al 74,4%. Meglio Bper, potenziale partner della banca guidata da Giuseppe Castagna, con un cost/income del 72,1%. Nel credito cooperativo fardello dei costi in rapporto ai ricavi più leggero per la trentina Ccb (68%), rispetto alla romana Iccrea

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