diffusi elenchi debitori insolventi

Banche, esposto di Casini a Pignatone su divulgazione liste

di Redazione Online

(ANSA)

4' di lettura

Questo pomeriggio il presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Pier Ferdinando Casini, ha inviato la seguente lettera al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone: «A tutela della Commissione che ho l'onore di presiedere, Le segnalo che in data odierna su alcuni giornali sono stati pubblicati, anche in forma fotografica, gli elenchi dei principali debitori insolventi di Veneto Banca». «Questo atto -scrive ancora Casini - acquisito dai commissari liquidatori della Banca, è nella disponibilità della Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ed è custodito dalla Guardia di Finanza presso l’archivio della medesima Commissione con la classificazione di riservatezza».

Commissione: lista Veneto Banca non diffusa da qui
È «diffusa convinzione» che la lista dei 100 maggiori debitori di Veneto Banca, apparsa oggi sulla stampa «non provenga da alcun membro della Commissione
d’inchiesta sulle banche». È quanto riferiscono fonti dell’organismo secondo cui «prova ne sarebbe l’assenza, nelle foto delle carte apparse sui quotidiani, della filigrana presente nei documenti depositati in Commissione». Difficile inoltre, si sottolinea, che un parlamentare o un consulente possa fotografare i documenti la cui modalità di consultazione, tramite terminale, prevede sempre la presenza di un componente della Guardia di Finanza.

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Mps, Tesoro: quota temporanea, cessione entro 2021
In mattinata si è svolta in commissione d'inchiesta l'audizione del direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, sulla vicenda Monte Paschi di Siena. «L’intervento pubblico nel capitale di Mps è di natura temporanea - ha detto il dg - e il ministero azionista (al 68% del capitale ndr) dovrà cedere la partecipazione acquisita entro l'arco temporale di riferimento del piano, ossia entro 5 anni (2021)».

Tesoro: in aumento 2011 avvisammo fondazione rischi
La Via ha spiegato in audizione che il ministero dell’economia avvisò «dei forti rischi» la Fondazione Mps nell’aumento di capitale del 2011 della banca, chiedendo all'Ente una «strategia» per ridurre la quota e la sua concentrazione. Il dg del Tesoro ha ricordato come al Mef spetti la vigilanza sulla legittimità «e
non sul merito», perché «non si può sostituire» agli organi della fondazione che sonno responsabili degli investimenti. La Fondazione Mps era finita nel mirino anche del capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo, che aveva evidenziato come nella crisi del Monte dei Paschi un «ruolo significativo» lo abbia avuto la Fondazione «che ha inteso mantenere a lungo, anche quando non ce ne erano più le condizioni, una posizione di dominio comunque di rilievo, erodendo il proprio patrimonio e indebitandosi».

In particolare, ha spiegato La Via, la «legge prescrive l’obbligo di salvaguardare il patrimonio e diversificare. Nell’aumento di capitale 2011 la fondazione ha
rappresentato l’opportunità dell'investimento» e evitare il «danno patrimoniale in caso di mancata sottoscrizione. La Fondazione, che si è avvalsa del supporto di consulenti tecnici, ha illustrato la valenza del piano industriale della banca, il rafforzamento della banca in ottica Basilea 3, la necessità di evitare la diluizione della quota e un danno al proprio patrimonio, e la necessità di assicurare che la banca potesse distribuire maggiore risorse ad azionisti, preservare il valore del premio di maggioranza della propria quota e salvaguardare il titolo, riducendo la quota da sottoscrivere da parte del mercato». Osservazioni sulle quali il ministero “ha preso atto” segnalando appunto i rischi alla Fondazione.

La Via: recupero della redditività a partire dal 2019
Al deputato Carlo Sibilia (M5S) che gli ha chiesto, ad oggi, quale sia la perdita in capo al Tesoro che ora possiede il 68% del capitale di Mps, La Via ha risposto: «Oggi è semplice il calcolo, è un fatto aritmetico. Agli attuali prezzi Borsa la quota in mano al Mef mostra una minusvalenza di 2 miliardi di euro circa. Il Tesoro - ha spiegato la delegazione del Mef in commissione - nel momento in cui detiene una partecipazione di medio o lungo termine, non fa un calcolo mark to market». La valutazione «prevede il recupero della redditività a partire dal 2019 e l’analisi fatta dai valutatori ha confermato come i prezzi sono considerati equi nel momento in cui è stato definito a 8,65 valore azione». E ancora: «Il recupero dipende dallo sviluppo del piano, non ci aspettiamo che il giorno della quotazione verrà recuperato. C'è un piano di rientro e noi faremo di tutto».

«Da Monti bond integrale soddisfazione Stato»
Quanto al sostegno dello Stato a Mps nel 2012 (Monti Bond), che ha portato il Tesoro a divenire azionista di Siena con il 4%, «si è completamente esaurita con l’integrale soddisfazione dei diritti dello Stato italiano» ha affermato il dg del Tesoro. La Via ha ricordato come «a seguito dell'aumento di capitale realizzato lo stesso anno, il 1 luglio 2014, il Monte ha esercitato, previa autorizzazione della Banca d'Italia, la facoltà di riscatto di parte dei Nuovi Strumenti Finanziari per un valore di 3 miliardi nominali, così come previsto nei commitments e nel giugno 2015, a seguito di un secondo aumento di capitale, ha esercitato la facoltà di riscatto dei residui Nuovi Strumenti Finanziari per un valore nominale complessivo pari a euro 1,071 miliardi, in anticipo rispetto agli impegni assunti nel piano di ristrutturazione, che prevedeva il completo rimborso dei titoli solo nel 2017».

Casini a La Via: parte Commissione a disagio per reticenza sue risposte
Intorno a mezzogiorno il presidente della commissione Casini ha disposto una sospensione, per mezz'ora, dell'audizione di La Via sul tema Mps, decisione arrivata a seguito della richiesta formale del vice presidente della Commissione Renato Brunetta. Il quale, fin dalle prime battute dei lavori, aveva definito "inutile" tale audizione chiedendo anche la convocazione di un ufficio di presidenza. Dopo la sospensione, ripartita l'audizione del dg del Tesoro, Casini gli ha espresso «il disagio di una parte dei colleghi della Commissione che non è affatto rimasta convinta delle sue risposte, non nel merito ma nella reticenza».
«Capiamo perfettamente che lei non è il ministro ma dg» ha aggiunto Casini , «un conto è la parte tecnica e un conto quella politica e noi sentiremo il ministro Padoan ma le spiego che un certo disagio in alcuni colleghi esiste».

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