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Banche europee al bivio sul dividendo Intesa: «Noi confermiamo»

Stretta delle authority in Germania e Svezia: la Bafin ha chiesto di astenersi dal varare buyback e di valutare con attenzione dividendi e bonus

di Luca Davi

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(Adobe Stock)

Stretta delle authority in Germania e Svezia: la Bafin ha chiesto di astenersi dal varare buyback e di valutare con attenzione dividendi e bonus


2' di lettura

Alcune banche non cambiano programma, altre lo rivedono. Di certo la questione delle politiche dei dividendi, complice la crisi in atto, sta diventando sempre più d'attualità ai vertici delle banche del Vecchio Continente, anche sulla scia del pressing dei regulator. Le ultime a muoversi in questo senso sono state le Authority finanziarie di Germania e Svezia. Che, seppur con toni differenti, si sono andate anche oltre la “moral suasion” adottata dalla Bce, che ha chiesto di usare prudenza sul fronte della distribuzione di capitale, così da preservare quanto più possibile il patrimonio in una fase difficile come quella provocata dalla pandemia.

La Bafin: no a dividendi e bonus
In una nota diffusa ieri, la Bafin, l’autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca, ha chiesto esplicitamente alle banche nazionali di astenersi dal varare buyback e di valutare con attenzione eventuali dividendi e bonus. «Consigliamo alle istituzioni finanziarie di gestire le risorse di capitale esistenti con molta attenzione», ha dichiarato il presidente Bafin, Felix Hufeld, in una nota. Ancora più netta l’Authority finanziaria svedese, la Finansinspektionen, che ha richiamato le banche a cancellare il pagamento dei dividendi o a rimandarlo a tempi migliori, e a conservare il cash per fare credito. L’ente di Stoccolma «si aspetta che le società si astengano dal distribuire fondi agli azionisti fino a quando non si sarà chiarita la pesante incertezza» attuale. Con una lettera inviata a tutte le banche e società finanziarie svedesi, l’Authority ha quindi richiesto ai Cda di cambiare «immediatamente le proposte dei dividendi» da pagare sul 2020, attendendosi che le assemblee degli azionisti «decidano di non pagarli». L’invito è subito finito sul tavolo di due delle principali banche di Stoccolma, Seb e Handelsbanken, che hanno affermato di voler rivedere le loro proposte di dividendo.

Invito alla prudenza dalla Bce
Non è detto che la mossa di Stoccolma cambi la traiettoria nel resto d’Europa. Da Francoforte per ora non è arrivato nessun atto di imperio volto a sospendere o ridurre i dividendi, mossa la cui legittimità sarebbe comunque controversa sotto il profilo normativo. Non è un caso che Bce abbia invitato piuttosto a una gestione «prudente» a fronte di uno scenario che si prospetta in deterioramento, ma lasciando alle banche piena libertà di movimento.

Intesa e Unicredit proseguono con il piano
Intesa Sanpaolo, interpellata da Il Sole 24Ore, da parte sua conferma che porterà all’assemblea del 27 aprile il dividendo previsto, per complessivi 3,36 miliardi (0,192 euro per azione ordinaria) grazie a un utile 2019 che è stato pari a 4,18 miliardi. Nessun cambio di programma anche per UniCredit, che oltre a un buyback da 463 milioni – su cui serve però l’esplicito ok della Vigilanza – all’assemblea del prossimo 9 aprile proporrà ai soci la distribuzione di un dividendo 2020 di 0,63 euro, pari a 1,4 miliardi di euro. In pipeline anche i dividendi di BancoBpm e Ubi. Diversa la scelta del Santander che ha annunciato di voler posticipare il pagamento del dividendo ad interim previsto a novembre, spostandolo all’anno successivo.

Per approfondire:
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