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Banche europee, cresce la protesta contro Bce e Vigilanza

Focus su stop alla Tltro, ingerenza nei board, nuova frenata su dividendi e buy back. Atteso il parere della Federazione bancaria europea

di Alessandro Graziani

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3' di lettura

Tra le banche europee cresce l’insofferenza verso l’eccessivo dirigismo della Vigilanza della Banca Centrale Europea. Almeno tre i fronti aperti: i timori di interventi su singole banche per limitare la distribuzione dei dividendi o di procedere con i previsti buy back, la revoca unilaterale decisa da Bce sulle condizioni dei 2.100 miliardi di prestiti Tltro, l’eccessiva presenza di ispettori della Vigilanza durante le riunioni dei consigli di amministrazione delle banche. Con una appendice, per ora, solo spagnola: il progetto del Governo Sanchez di tassa straordinaria sugli utili delle banche ha ottenuto il parere contrario di Bce.

Parere non vincolante, ma che già ha scatenato reazioni polemiche da parte di vari ministri e parlamentari del Governo spagnolo che rivendicano la pienezza dei poteri nella gestione della tassazione. Le tensioni con la Spagna vanno peraltro ad aggiungersi alle polemiche con cui alcuni Governi europei, - tra cui Italia, Francia,Finlandia e Portogallo - hanno accolto il recente ulteriore rialzo dei tassi d’interesse da parte di Bce.

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LE BANCHE DELL’EUROZONA
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La valutazione della Federazione Bancaria Europea

Gran parte di questi temi sono ora oggetto di valutazione della Federazione Bancaria Europea presieduta da Ana Botin, che nella prossima riunione dovrebbe definire una prima posizione comune esprimendo il “disagio” del settore per l’eccessiva intromissione della Vigilanza in società private che devono rispondere del loro operato anche ad azionisti e investitori.

Il tema che più preoccupa i manager bancari in vista dei bilanci di fine anno è il possibile ripensamento della Vigilanza in materia di dividendi e buy back. Finito il divieto “erga omnes” di Bce alle erogazioni delle cedole scattato nel biennio della pandemia, gli azionisti delle banche si apprestavano al ritorno alla normalità. Ma i timori per l’arrivo della recessione economica, con la conseguente ripresa dei crediti in sofferenza (Npl), preoccupa la Vigilanza Bancaria. E se per il momento non è alle viste un nuovo divieto erga omnes, si moltiplicano i segnali di moral suasion mirate su singole banche europee per ridimensionare la distribuzione di cedole agli azionisti rispetto ai piani annunciati al mercato. Un invito alla cautela che, se davvero dovesse essere accolta dalle banche, avrebbe un serio impatto sulle attuali valutazioni di Borsa che finora in molti casi sono state sostenute proprio dalle attese di maxi buy back.

Gli ispettori nei board

Un altro tema di scontro tra banche e Vigilanza è la frequente partecipazione degli ispettori di Bce alle riunioni dei board delle banche europee. Il malessere, che da tempo covava sottotraccia, è diventato di dominio pubblico venerdì scorso, quando l’agenzia Bloomberg ha rivelato il contenuto di una lettera di protesta inviata alla Vigilanza Bce da parte del presidente del gruppo francese Société Générale, l’italiano Lorenzo Bini Smaghi. Secondo il banchiere, peraltro ex membro del comitato direttivo di Bce, la partecipazione degli ispettori ai cda è una pratica che danneggia l’efficacia delle discussioni all’interno del board.

«Per quanto ne so, nessun’altra autorità nelle principali economie avanzate partecipa alle riunioni del cda e ai comitati nella sua attività di supervisione - ha scritto Bini Smaghi -. Non la Federal Reserve, né la Banca d’Inghilterra, né la banca nazionale svizzera, né la Finma. Alcune autorità di vigilanza europee hanno adottato tale prassi in passato, apparentemente con scarsi vantaggi e serie preoccupazioni sollevate dai soggetti vigilati». Un tema, anche questo, destinato a finire inevitabilmente nell’agenda della Federazione Bancaria Europea.

La revoca dei Tltro

Ulteriore tema di scontro tra banche e Bce è la recente “revoca” dei prestiti Tltro da 2.100 miliardi. O meglio: a essere contestata è la modifica unilaterale da parte di Bce delle condizioni di quei prestiti, che indurranno le banche a un rimborso anticipato dei finanziamenti. Trattandosi di contratti di finanziamento a medio termine e a tasso prefissato, alcune banche stanno valutando se esistono i presupposti per possibili cause legali e, anche in questo caso, si attende che la Federazione europea prenda una posizione chiara. In questo caso Bce ha spiegato chiaramente le motivazioni: con i recenti rialzi dei tassi sui depositi, le banche avrebbero beneficiato di 20-25 miliardi (a seconda delle diverse stime) di utili risk free. Profitti bancari che per Bce e l’Eurosistema avrebbe rappresentato una perdita netta di pari importo.

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