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Banche europee, focus su digitale e medie imprese per frenare gli Usa

Rapporto di Bain&Co: la ricca «torta» globale del capital market salirà a 231 miliardi di dollari nel 2021

di Alessandro Graziani


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4' di lettura

I ricavi delle attività globali del capital markets si sono ridotte del 30% a 220 miliardi di dollari nel decennio post crisi finanziaria (2009-2018). Nello stesso periodo, come da tempo viene dibattuto, la quota di mercato nel capital market delle grandi banche Usa ha surclassato quella delle europee. Non solo negli Usa, ma anche in Europa dove il leader del comparto è ormai JP Morgan. Cosa accadrà nei prossimi anni? A livello globale, secondo un approfondito report di Bain&Company, per l'intero settore dei capital market è previsto «uno scenario base in cui i ricavi globali cresceranno del 5% per raggiungere i 231 miliardi di dollari per la fine del 2021, trainati dai comparti dell'obbligazionario e dell'M&A». La grande “torta” sarà sempre più in mano ai colossi statunitensi? In che modo le banche europee possono tentare la rimonta?

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«Le banche europee hanno combattuto per rimanere competitive negli anni che sono seguiti alla crisi finanziaria globale, ma ci sono azioni chiare che possono intraprendere per riguadagnare terreno, in particolare nel settore dei capital market» sottolinea Mike Kuehnel, partner di Bain & Company e autore principale del report. Quattro gli imperativi da seguire per tentare di recuperare il gap che le separa dai colossi Usa. Il primo: accelerare investimenti mirati in tema di tecnologie digitali. Le nuove tecnologie avranno impatti eterogenei sul settore: secondo un'indagine effettuata da Cognizant, i manager bancari si aspettano che entro il 2025 l'impatto maggiore sarà dato dal machine learning, dall'intelligenza artificiale e dalla blockchain.

«Prosegue l'avanzata di JP Morgan, ormai leader di mercato nell'investment banking anche in Europa»

Se guardiamo le diverse linee di business, Bain si aspetta che l'automazione dei processi, la digitalizzazione e la blockchain producano gli effetti maggiori sul credito, le commodities ed il mercato dei tassi (e.g., trading di titoli obbligazionari governativi, derivati, swap option, …). Il secondo “comandamento” secondo Bain riguarda l'aggiornamento del modello di gestione del talento.

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«L'evoluzione dei capital market richiede un ripensamento del ruolo dei banker e dei relationship manager del futuro. Da quando l'attrattività dell'investment banking si è indebolita - si legge nel report - i candidati più giovani si sono indirizzati sempre più verso fintech, primarie aziende tecnologiche o player operanti fuori dai mercati finanziari». In sintesi, le banche vincenti saranno quelle che offriranno le prospettive di crescita professionali più attraenti e una cultura interna orientata alla performance. Il terzo imperativo raccomandato da Bain riguarda l'aumento del focus sulle attività di vendita e marketing.

«Per avere risultati più efficienti in termini sia di cross-selling che di up-selling, le banche devono definire un “ambition” chiara che venga accompagnata da un nuovo modello di “account planning” e di compensazione che allinei gli incentivi dei banker agli obiettivi della banca. Le banche europee, in particolare, hanno l'opportunità di guardare oltre i clienti di maggiori dimensioni, alla ricerca di quelli medi. Questo segmento ha un grande valore potenziale perché le aziende di medie dimensioni premiano ancora il contatto diretto e la prossimità con i loro consulenti finanziari: una preferenza che favorisce le banche europee a discapito di quelle americane. Quarto e ultimo comandamento: guardare all'esterno verso un ecosistema più ampio.

«Se si esamina l'intera catena del valore del settore dei capital market si possono identificare opportunità interessanti nel creare partnership con operatori del fintech del mercato delle infrastrutture o ancora non strettamente bancari per aumentare le proprie competenze o offrire prodotti migliori. «Per disegnare un piano operativo efficace basato su questi imperativi, le banche devono guardare il business non attraverso i loro prodotti ma bensì attraverso gli obiettivi del cliente, ossia lo scopo dei singoli prodotti», spiega Christian Graf, Partner di Bain & Company e co-autore dello studio. «Questa nuova visione del business dovrebbe portare a una revisione rigorosa dei punti di forza secondo una prospettiva strategica che definisca le mosse da intraprendere e le eventuali trasformazioni da pianificare».

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E l'Italia che prospettive ha per il settore? «Anche se il mercato italiano offre le stesse sfide e opportunità di quelle degli altri paesi europei, per il nostro paese si devono analizzare anche altri fattori chiave» commenta Luca Penna, director di Bain & Company. «Innanzitutto è fondamentale sottolineare che il mercato bancario italiano è sempre stato caratterizzato da un'operatività bancaria tradizionale e quindi meno sbilanciata su business cosiddetti “fee-based” come quelli dei capital market e dell'investment banking. Nel 2008 infatti, per le banche quotate la componente commissionale rappresentava il 36% dei ricavi, contro il 65% del margine di interesse.

«Anche in Italia il mercato vincente è quello delle medie aziende, non coperto dai colossi Usa»

La crisi finanziaria ha portato le banche a cercare di aumentare i ricavi commissionali, anche se il focus è stato più sullo sviluppo del wealth management che dei capital market: a oggi le commissioni pesano per il 40% sui ricavi delle banche (oltre il 50% derivante da attività di asset management) con il margine di interesse che rappresenta il 50% (una riduzione significativa dai livelli pre-crisi, guidata soprattutto da tassi di interessi molto bassi)».

Se questa è stata la tendenza degli ultimi anni, quale sarà invece la prospettiva? «Nel mercato italiano abbiamo alcuni esempi di successo di realtà che hanno costruito una posizione di leadership nell'investment banking, facendo leva su relazioni, reputazione e un livello di talenti che nulla ha da invidiare rispetto alle grandi banche d'affari internazionali. L'opportunità in Italia – continua il manager - è rappresentata dalle medie aziende. I colossi internazionali dell'investment banking non dispongono dei modelli di servizio e della capillarità territoriale richieste per servire queste aziende. La sofisticazione dei bisogni finanziari di queste aziende, associata al trend di diversificazione rispetto al finanziamento bancario, allo sviluppo dei mercati dei capitali e alla gestione del passaggio generazionale genereranno una crescente opportunità di mercato per le banche».

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