finanza e innovazione

Banche, per gli italiani sono innovative se offrono servizi gratuiti

Secondo una ricerca firmata Finance Consulting Reply, nei servizi finanziari di base l’innovazione fa rima con soluzioni gratuite

di Vittorio Carlini


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2' di lettura

Le banche paiono, ai clienti italiani degli istituti finanziari, più innovative delle FinTech. Cioè non esiste una relazione inversa tra notorietà e percezione d’innovazione. È uno tra i vari risultati che salta fuori da una ricerca, realizzata da E Finance Consulting Reply, sul rapporto (per l’appunto) tra gli incumbent e le FinTech.

Si tratta di una situazione che stupisce? Non più di tanto. I clienti (un campione rappresentativo degli italiani bancarizzati) evidentemente percepiscono l’innovazione soprattutto rispetto alle realtà tradizionali, ben conosciute. Che magari, da un lato, hanno fatto marketing rispetto all’introduzione di novità tecnologiche; e, dall’altro, hanno lanciato un marchio ad hoc nel settore dell’innovazione finanziaria. In tal modo la FinTech, che non di rado ha sistemi e soluzioni tecnologiche più avanzate, non è percepita come tale. Banalmente perchè spesso è poco (o per nulla) conosciuta.

L’innovazione? È la gratuità
Ma non è solo questione di “awareness”. In generale, rispetto ai servizi di base (ad esempio il conto corrente), è considerato innovazione ciò che permette la gratuità. Il 54% degli intervistati, infatti, valuta questa condizione come un elemento d’innovazione. Mentre solo il 34%, vale a dire una percentuale molto inferiore, collega l’innovazione a servizi tecnologici, a distanza.

La situazione, tuttavia, cambia se dalla valutazione generale su servizi di base si “scende” più nel particolare. Così, ad esempio, la percezione del “nuovo” nei servizi a pagamento è guidata dalla sicurezza e dalla mobilità. È innovativo il “payment” garantito, sicuro, riservato. Oltre, poi, se realizzato con il cellulare.

Nel mondo dei risparmi, invece, per il 52% del campione intervistato innovazione fa rima con: trasparenza sui costi e sapere bene quello che sto facendo. In altre parole: ai tempi della Mifid2 l’innovazione negli investimenti pare essere in primo luogo una trasparenza vera e facilmente verificabile. Poi, a seguire, ci sono le soluzioni non centrate su se stesse bensì al servizio dei progetti dell’individuo coinvolto o della sua famiglia.

Dai risparmi all’assicurazione. Su questo fronte torna importante, analogamente ai servizi di base, l’economicità della proposta assicurativa. È innovativo, per il 34% degli intervistati, ciò che ha prezzi molto bassi. Così come (33%) tutto quello che riguarda la gestione dei sinistri. Senza dimenticare, peraltro, il tema della qualità del servizio.

Infine i finanziamenti. Qui alla domanda cos’è innovativo, il 47% dei clienti ha risposto con l’idea di flessibilità nel rimborso («ad esempio la formula «salta la rata») e la rateizzazione di spese già effettuate. Riguardo, invece, alle nuove forme di credito (Crowfunding, micro lending, credito peer to peer) il campione dichiara meno interesse.

Insomma: è innovativo ciò che è considerato utile. Non solo: l’”innovation”, da una parte, è guidata dal prezzo; e, dall’altra, deve essere in grado di ridurre la complessità. Infine: non esiste una singola killer application. L’innovazione è più un frutto di una combinazione di molteplici elementi. Almeno, secondo le risultanza della ricerca.

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