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Banche globali, sorpasso della cinese Icbc su JpMorgan. Unicredit è 24esima

di Andrea Fontana

5' di lettura

Sorpasso cinese a JpMorgan. A fine 2016 Industrial and Commercial Bank of China ha superato l'istituto americano nella graduatoria mondiale degli istituti di credito per attivi confermando l'avanzata degli istituti cinesi che presentano quattro gruppi tra i primi 6 big mondiali e dalla crisi del 2009 mostrano tassi di incremento degli attivi nettamente superiori agli altri. E' quanto mostrato dall'analisi dell'Area Studi di Mediobanca sui principali gruppi bancari internazionali che sottolinea il migliore stato di forma degli istituti Usa rispetto a quelli del Vecchio Continente i quali tuttavia sono stati in grado di recuperare terreno nel primo scorcio del 2017.

Icb of China è la prima al mondo per attivi, Unicredit 24esima
E' cinese la prima banca al mondo per attivi. In base all'indagine, a fine 2016 Industrial and Commercial Bank of China ha raggiunto i 3,297 miliardi di euro di attivi superando JpMorgan (3,178 miliardi). Nella graduatoria delle prime sei banche mondiali per asset sono presenti quattro istituti cinesi (oltre a Icb anche China Construction Bank, Agricultural Bank of Chin e Bank of China) e due americani (JpMorgan e Bofa). Il primo gruppo europeo in graduatoria è Hsbc con 2,352 miliardi di euro di attivi mentre le italiane Unicredit (879 miliardi) e Intesa Sanpaolo (766miliardi) sono rispettivamente ventiquattresima e trentacinquesima.

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Europa batte Usa su utili e ricavi nel I trimestre
Le banche europee hanno mostrato segnali di maggiore dinamismo nel primo trimestre sia sul fronte dei ricavi sia degli utili superando, a livello aggregato, le performance degli istituti Usa che invece hanno registrato indicatori più brillanti nell'ultimo triennio. Nel primo trimestre 2017, i ricavi delle banche europee a livello aggregato sono cresciuti del 4,1% a fronte del +3,9% degli Usa mentre il risultato netto è migliorato del 19,7% contro il +11,4%. Anche le perdite sui crediti si sono ridotte in modo più consistente al di qua dell'Atlantico (-17,9% a 7,7 miliardi di euro contro -12,3% a 6,8 miliardi). A livello medio, i coefficienti patrimoniali degli istituti del Vecchio Continente sono più elevati: 13% il Cet1 medio a marzo 2017 contro 11,5% dei gruppi americani.

(Fonte: R&S)

L'indicazione relativa al primo trimestre è in controtendenza rispetto allo scenario generale che emerge dal confronto Europa-Usa nell'orizzonte dell'ultimo triennio e nel 2016. Lo scorso anno gli istituti europei hanno ridotto del 32% il risultato netto rispetto al 2015 (nonostante una maggiore efficacia nel contenimento dei costi) e hanno ridotto i ricavi (-6,2%), mentre quelle Usa hanno registrato +24% circa negli utili e +1,7% nei ricavi. Al di là dei segnali di vivacità degli istituti del Vecchio Continente a inizio 2017, il confronto Europa-Usa condotto dall'Area Studi Mediobanca continua a evidenziare il fatto che gli istituti europei sopportano maggiori costi operativi (il cost/income, cioe' il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione, e' stato del 68,9% rispetto al 61% degli Usa) e maggiori svalutazioni dei crediti (10,8% dei ricavi rispetto al 6,8%) e risultano di conseguenza meno redditizie. Il ritorno sul capitale lo scorso anno si è attestato al 2,8% nel 2016 (in discesa rispetto al 4,2% del 2015) mentre per gli istituti americani è stato a livello medio del 9,4%.

Da grandi pulizie bilanci in Europa 144mld oneri in 5 anni
Le grandi pulizie di bilancio da parte delle banche europee hanno portato a oneri straordinari per circa 144 miliardi di euro nel periodo 2011-16 con oltre 106 miliardi pagati per chiudere contenziosi e 151 miliardi di euro di svalutazioni a lui hanno fatto da contraltare plusvalenze per 121 miliardi. L'impatto negativo di tali voci straordinarie è stato nettamente più contenuto per gli istituti bancari Usa che hanno registrato a livello aggregato un saldo negativo di 34,7 miliardi di euro. La pulizia di bilancio è proseguita nel 2016, segnala lo studio, e ha interessato in primis Rbs (-7,9 miliardi di oneri straordinari), Hsbc (-4,7 miliardi), Unicredit (-3,5 miliardi) e Deutsche Bank (-3,3 miliardi), mentre Intesa Sanpaolo è stata la migliore tra i principali gruppi europei con un impatto positivo di 1,4 miliardi di euro.

In due anni tagliati 75mila dipendenti nelle big europee
In due anni, i principali istituti di credito europei hanno ridotto il numero di dipendenti a livello aggregato di 75mila unità passando dai due milioni e 222mila medi del 2014 a due milioni e 147mila del 2016. Nel solo 2016 il numero dei dipendenti medio e' sceso del 2,4% riducendo di 53mila unità il personale medio. Il costo del lavoro medio per dipendente è passato dagli 82mila euro del 2014 agli 83mila di 2015 e 2016 mentre sono scesi i ricavi per dipendente, al netto del trading, a 199mila euro (da 201 mila del 2014 e 203 del 2015). L'utile corrente per dipendente è passato da 46mila euro del 2014 a 44mila del 2016.

Negli Stati Uniti i dipendenti medi del 2016 sono 37mila in meno rispetto al 2014 e ammontano a un milione e 160mila. Il costo del lavoro per dipendente ammonta a 118 mila dollari al 2016 (116mila nel 2014) e i ricavi per dipendente, al netto del trading, a 329mila dollari (da 319mila del 2014). Gli utili correnti per dipendente sono saliti da 106mila dollari del 2014 a 114mila dollari del 2016.

In Italia crediti dubbi ancora 4 volte la media Ue nel 2016
Nel 2016 le banche italiane confermano di avere un peso di crediti dubbi pari a quattro volte la media europea.. Il rapporto tra crediti dubbi netti e il totale di crediti verso la clientela, considerando i primi cinque gruppi bancari italiani, è sceso lo scorso anno dal 10,6% all'8,7% a fronte di una media europea dell'1,8% (2% nel 2015). Se si considerano solo i primi due gruppi italiani (Intesa Sanpaolo e Unicredit) l'incidenza scende al 6,7% nel 2016 dall'8,3%.Le banche italiane mostrano comunque un buon livello di copertura di tali crediti con fondi e garanzie (92,9% primi 5 gruppi Italia contro media 94,6%) e soprattutto una bassa incidenza dei crediti oggetto di concessione (forborne performing, quelli per cui è avvenuto un rifinanziamento o una modifica delle condizioni contrattuali) che sono pari al 10,7% dei crediti deteriorati lordi (considerando i primi cinque gruppi) rispetto al 25,5% della media europea. «Modesta» rispetto agli altri Paesi europei e alla media delle banche continentali l'esposizione alle attività di cosiddetto livello 3 (derivati, titoli di debito, titoli di capitale e ocr, finanziamenti). Più elevata invece l'esposizione verso titoli sovrani che al 30 giugno 2016 era pari al 17,1% del totale degli attivi a fronte del 9,7 della media continentale.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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