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Banche, tra i top manager vince la «scuola» Intesa Sanpaolo

di Alessandro Graziani


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La sede di Intesa Sanpaolo a Torino (Agf)

5' di lettura

Quale scuola manageriale sta guidando le banche italiane? Per decenni, e fino alla metà degli anni ’90, le gerarchie erano rigorosamente interne e quasi militarizzate. Poi arrivò la “primavera” della generazione Mc Kinsey, che ha dominato il top management del settore finanziario italiano per quasi venti anni condizionandone, con pregi innovativi di sostanza e di stile ma anche con qualche difetto di concretezza emerso successivamente, tutta l’era del post-privatizzazioni.

L’impronta di Passera e Profumo
Due manager di scuola Mc Kinsey, più di altri, hanno contraddistinto quel periodo: Alessandro Profumo alla guida di UniCredit e Corrado Passera al timone dell'allora Banca Intesa. I due timonieri dell’epoca hanno avuto poi percorsi diversi e ben noti alle cronache mentre le due grandi banche, pur con evoluzioni diverse, restano i dominus del sistema bancario in Italia. In futuro, tenendo conto delle evoluzioni tecnologiche in atto, non si può escludere che al vertice delle banche arrivi una generazione di manager provenienti da Google o Apple-Pay o da Amazon.

La scuola Intesa
Ma dopo gli “atipici” Mc Kinsey Passera e Profumo, quale scuola manageriale ha prevalso nei principali istituti di credito italiani? E che fine hanno fatto oggi i “Passera e Profumo boys e (poche) girls” di allora? C’è stata una prima fase, a metà dello scorso decennio, in cui sembrava che avesse prevalso la scuola manageriale di UniCredit. Era il periodo in cui, oltre a Profumo ancora al vertice di UniCredit, Pietro Modiano era diventato amministratore delegato del Sanpaolo-Imi, Fabio Innocenzi del Banco Popolare e Piero Montani di Antonveneta. Passati vari anni, se si guarda agli attuali vertici delle banche italiane, la risposta è evidente: ha vinto (per il momento) la scuola Intesa. Come dimostra la sequenza dei nomi alla guida delle top banks italiane.

LA SCUOLA INTESA SANPAOLO
LA SCUOLA INTESA SANPAOLO
LA SCUOLA INTESA SANPAOLO

Oltre al ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, ex chief financial officer della banca ai tempi in cui Passera era il capoazienda, al vertice di Ubi c’è da anni Victor Massiah che arrivò a Brescia da Intesa Lab, quando il digital banking era già più di un esperimento. BancoBpm ha come capo azienda Giuseppe Castagna, ex numero due di Gaetano Miccichè nella Banca Imi del gruppo Intesa. Anche Andrea Munari è arrivato da Imi-Intesa ai vertici di Bnl-Bnp Paribas Italia. E Marco Morelli, amministratore delegato di Mps, è approdato a Siena dopo l'esperienza in Intesa Sanpaolo come direttore generale e responsabile della Banca dei Territori. Pur con percorsi diversi, anche Giampiero Maioli (da anni numero uno di Credit Agricole Italia) si è formato managerialmente nella Cariparma che all’epoca era parte del gruppo Intesa.

Ubi, BancoBpm, Bnl, Mps, Credit Agricole Italia: più di metà del sistema bancario italiano è guidato dalla scuola Intesa. Perché? Molti motivi. Il primo, a onor del vero, è una certa casualità dovuta a situazioni e rapporti personali, che incide su molte carriere manageriali nelle banche. Il tratto comune che si può evincere dalla “intesizzazione” dei vertici del sistema bancario è che negli ultimi dieci anni ha prevalso la linea della banca commerciale classica e domestica. A eccezione di una lontana esperienza di Massiah, nessuno degli attuali vertici delle maggiori banche è più di provenienza Mc Kinsey. Ed evidentemente la scuola Intesa, pur esprimendo manager che hanno lavorato e lavorano in banche internazionali, è quella che secondo gli azionisti ha saputo meglio interpretare il mix delle attese di investitori esteri e le esigenze dell'economia reale domestica.

La scuola UniCredit
Forse per il profilo paneuropeo e internazionale di UniCredit, che pure ha espresso negli anni fior di competenze manageriali, nessuno degli ex «Profumo boys» è attualmente alla guida di grandi o medie banche italiane. E per il vertice della stessa UniCredit il board è dovuto andare a scegliere fuori dal gruppo puntando sull'ex Société Générale Jean Pierre Mustier.

Ma che fine hanno fatto e che ruoli hanno attualmente gli ex Profumo boys? Tutti - a parte “il Capo”, come veniva chiamato in banca, che ora è alla guida di Leonardo-Finmeccanica - sono rimasti con ruoli di rilievo nel settore finanziario. Quando Profumo lasciò UniCredit aveva tre deputy ceo: Sergio Ermotti, Roberto Nicastro e Federico Ghizzoni. Ermotti è da anni il numero uno del colosso bancario svizzero Ubs. Nicastro, dopo l’esperienza “istituzionale” alla guida delle quattro banche salvate (Etruria, Marche, Chieti, Ferrara), è diventato l’uomo di punta per l’Italia del fondo di private equity Usa Cerberus e da pochi giorni è diventato anche vicepresidente di Ubi Banca. Federico Ghizzoni è il manager che ha sostituito Profumo al vertice di UniCredit per circa sei anni. Uscito dalla banca, è entrato in vari consigli di amministrazione, è vicepresidente esecutivo del Fondo di private equity Clessidra e presidente della banca d'affari Rothschild Italia.

LA SCUOLA UNICREDIT
LA SCUOLA UNICREDIT
LA SCUOLA UNICREDIT

La costante Carige
E gli altri ex UniCredit? Per una serie di coincidenze, molti hanno ruotato direttamente o indirettamente attorno a Banca Carige. A partire da Piero Montani che - dopo aver lasciato UniCredit per guidare prima la Popolare Novara e poi l'Antonveneta e la Bpm - è stato amministratore delegato di Carige finchè non è entrato in rotta di collisione con l'azionista Malacalza. Anche Paolo Fiorentino, ex deputy ceo di UniCredit, è stato ad di Banca Carige. E oggi la banca ligure è guidata, con il temporaneo ruolo di commissari, da due ex colleghi di Profumo come Pietro Modiano e Fabio Innocenzi. Il primo lasciò UniCredit per diventare prima direttore generale e poi ad del Sanpaolo-Imi, lasciando poi la banca poco tempo dopo la fusione con Intesa. Si è poi occupato del salvataggio dell’impero Zaleski ed è stato al vertice della Sea che gestisce gli aeroporti di Milano. Approdato da pochi mesi in Carige, ha voluto al suo fianco come ad Fabio Innocenzi, rinnovando il sodalizio di venti anni fa all'ufficio studi del Credito Italiano e poi in Pioneer. Innocenzi era stato nel frattempo alla guida del Banco Popolare e poi di Ubs Italia.

Con l’affare Carige hanno a che fare anche altri due due ex manager di fiducia di Profumo in UniCredit come Andrea Moneta e Marina Natale. Moneta è uno dei responsabili per l'Europa del Fondo di private equity Apollo, che attraverso la controllata Amissima ha un accordo bancassicurativo (e un lungo contenzioso) con Carige. La Natale è invece amministratore delegato della Sga, la società pubblica che sta cercando di risolvere il problema degli Npl di Carige rilevando circa 1,8 miliardi di crediti a rischio. Nell’«inner circle» dei Profumo boys c'era anche Luca Majocchi, uno dei primi a lasciare il gruppo UniCredit, che poi ha guidato per anni la ex Seat Pagine Gialle e poi Emilceramica. Tra gli ex UniCredit temporaneamente usciti dal settore bancario, c'è infine Alessandro Decio che attualmente è amministratore delegato di Sace (in questi giorni si decide il rinnovo del suo mandato).

Come si vede, quasi tutti gli ex UniCredit sono rimasti nel giro finanziario. Molti di loro hanno tuttora un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Chissà se prima o poi la ruota girerà e al prossimo riassetto manageriale li rivedremo al vertice di qualche banca. La sfida a distanza Intesa-UniCredit è destinata a continuare.

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