ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFinanza e rischio climatico

Banche, meno denaro e commissioni più elevate per chi inquina l’ambiente

Il sondaggio Dla Piper: per l’88% dei banchieri europei occorre distogliere i flussi finanziari verso iniziative a bassa emissione di carbonio. Il 92% vuole sanzionare le aziende meno sostenibili. Ma la sfida è avere una migliore informativa e metriche univoche.

di Maximilian Cellino

Un laboratorio galleggiante nell'Artico per studiare il Clima

3' di lettura

Dirottare i capitali verso iniziative a basse emissioni di carbonio e colpire al tempo stesso le imprese che inquinano l’ambiente applicando loro commissioni più elevate. È con simili azioni che le banche europee, e anche quelle italiane, ritengono di poter offrire il proprio contributo per contrastare il cambiamento climatico: una lotta che passa necessariamente attraverso il miglioramento dell’ informativa finanziaria riguardante un tema che ormai non più ignorabile e soprattutto da un accordo a livello regolamentare su metriche e misure standard da adottare per la stessa valutazione del rischio ambientale.

La penalizzazione per le attività non sostenibili

La consapevolezza degli istituti di credito sulle principali sfide da affrontare per raggiungere gli obiettivi sulla sostenibilità e la priorità data alle questioni legate al clima all’interno delle loro attività emerge in pieno da un’indagine condotta da Dla Piper fra 700 senior banker europei, 150 dei quali italiani. Quasi quattro su cinque degli intervistati dallo studio legale (88%) concordano sul fatto che distogliere i flussi finanziari dalle imprese e le attività meno sostenibili sia un metodo efficace per contrastare il cambiamento climatico.

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La quota sale addirittura al 92% quando si parla di colpire queste aziende con sanzioni, commissioni o con altre rilevanti misure di carattere economico: interventi che vengono ritenuti il modo migliore per gestire i clienti il cui profilo di rischio ambientale genera un’esposizione significativa per la stessa banca.

Il ruolo dell’informazione

Un’informativa corretta assume un ruolo fondamentale all’interno del processo e il 90% dei banchieri pensa che un progresso significativo nella rendicontazione dei rischi ambientali da parte degli istituti finanziari avrebbe notevole impatto sugli sforzi globali per ridurre i cambiamenti climatici. Nel dettaglio, oltre un terzo degli intervistati indica che la qualità dei dati disponibili (36%), l’affidabilità dei dati provenienti da terzi (36%) e l’accessibilità ai dati dei clienti (34%) rappresentano i maggiori ostacoli.

In Italia la questione riveste un ruolo ancora più importante perché il tessuto industriale è costituito da Pmi che hanno più necessità di finanziamenti per affrontare la transizione ecologica

Dla Piper Luciano Morello

Anche per questo le banche stanno pianificando nel 2022 investimenti in tale ambito nell’86% dei casi, con le italiane a sfoderare un dato superiore alla media (91%) e non del tutto inatteso. «Nel nostro Paese - ammette Luciano Morello, partner di Dla Piper e responsabile del dipartimento Finance, Projects & Restructuring in Italia - la questione riveste un ruolo ancora più importante proprio perché il tessuto industriale è costituito da piccole e medie imprese, che più delle altre hanno necessità di finanziamenti per essere in grado di affrontare la transizione ecologica».

Tra coscienza ecologica e necessità regolamentari

L’atteggiamento e le azioni delle banche non sono naturalmente legati alla sola presa di coscienza nei confronti delle ormai imprescindibili questioni legate all’ambiente, ma rispondono anche alle esigenze imposte dalla normativa. Quest’ultima ha un ruolo rilevante e un impatto immediato sia per quanto riguarda la valutazione dei rischi degli attivi, sia per la rispondenza ai criteri Esg degli stessi strumenti finanziari emessi e la stessa Bce ha avviato quest’anno uno stress test al fine di valutare il grado di preparazione degli istituti europei nell’affrontare gli shock economici e finanziari derivanti dal rischio climatico, i cui risultati sono attesi per il mese prossimo.

I compiti (e i ritardi) del legislatore

Fra le sfide che le banche si trovano ad affrontare, il sondaggio Dla Piper assegna un ruolo di assoluto primo piano all’attuale mancanza di metriche e misure standard condivise per la valutazione e il confronto dei rischi ambientali e della relativa informativa. «Occorre che il legislatore, ma anche i governi, le banche e gli altri operatori del sistema concordino nell’individuare una serie di parametri univoci a livello europeo, in modo da evitare così disparità di trattamento fra i mercati di riferimento dei vari Paesi o anche fra differenti settori», segnala Morello, ammettendo tuttavia che «il cambiamento non sembra essere all’orizzonte».

Il 76% dei partecipanti al sondaggio ritiene infatti che servirà più di un anno prima che il mercato individui metriche uniformi, mentre il 15% degli intervistati è ancora più pessimista e ne prevede almeno due per tagliare questo traguardo. In gioco, naturalmente, è in primo luogo il futuro del pianeta, ma anche una trasformazione culturale e operativa per le stesse banche. «Aspettare che i concorrenti, i clienti, le autorità di regolamentazione o persino i contenziosi agiscano per primi – avverte Dla Piper - metterà fuori portata gli obiettivi climatici globali: il momento della trasformazione è adesso».

Riproduzione riservata ©

  • Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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