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Banche, nel mondo a tre velocità le europee hanno il passo più lento

I bassi tassi di interesse e la zavorra degli Npl impediscono il riallineamento dei profitti con Nord America ed Emergenti

di Maximilian Cellino

(Adobe Stock)

3' di lettura

Stati Uniti che insieme al resto del Nord America, all'Asia e al Pacifico si sforzano di mantenere la rotta; Paesi emergenti che continuano a mostrare un’elevata redditività ed Europa ancora fanalino di coda, che continua a lottare, ma resta impantanata in una crescita negativa dalla quale non si è mai risollevata dopo la crisi finanziaria di dieci anni fa. La fotografia che ritrae un mondo a tre velocità inquadra il settore bancario ed è stata scattata dalla nona edizione del Global Risk di Boston Consulting Group.

LA FOTOGRAFIA

Profitti economici generati dalle banche globali in rapporto agli asset complessivi. Dati 2013-2017 in punti base (Boston Consulting Group)

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Valutando il profitto generato dal 2013 al 2017 da oltre 350 banche retail, commerciali e di investimento, che rappresentano oltre l’80% del mercato bancario globale, Bcg giunge a individuare un declino per le banche di tutti i principali mercati. L’Ep (Economic Profit, ovvero il profitto economico totale adeguato dunque ai rischi e ai costi del capitale) è sceso anzi per il secondo anno consecutivo a livelli mai più raggiunti dopo il 2013: un calo ricollegabile in gran parte alle forze di mercato, ma che rivela connotati distinti a seconda delle aree dove si è manifestato.

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Npl, nodo al pettine per le banche europee
In Europa, per esempio, all’impatto dei bassi tassi di interesse di mercato si è aggiunta l'annosa questione delle sofferenze, ben nota purtroppo nel nostro Paese. «I tassi di Npl hanno fatto salire i costi del rischio al loro livello più alto dal 2013», rileva in particolare il Global Risk, sottolineando anche che «le banche hanno registrato lievi miglioramenti nei costi di rifinanziamento e operativi, ma la crescita zero degli introiti unita all’aumento dei costi di rischio significa che, in media, le banche non potrebbero coprire il loro costo del capitale».

Al contrario, in Nord America, la forte crescita economica, combinata con l’aumento dei tassi di interesse, ha portato a un aumento della redditività, risultato tuttavia vanificato dal concomitante aumento dei costi operativi e legati al rischio. E se nell’Asia-Pacifico le banche hanno vissuto il terzo anno consecutivo di calo dell’Ep, i mercati in via di sviluppo si confermano punti luminosi nel panorama bancario mondiale. «Sebbene i crescenti costi si siano diffusi in tutta la regione – rileva ancora Bcg - una robusta crescita del reddito ha spinto al rialzo l’Ep medio nel 2017, portandolo all’apice del decennio in Medio Oriente e in Africa».

LA ZAVORRA DELLE SOFFERENZE

Npl in rapporto agli asset complessivi. Dati in %. (Fonte: World Bank)

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Tre le principali sfide individuate dalla ricerca: oltre alla ben nota questione del peso dei crediti deteriorati sul totale delle attività (che in Europa ha continuato a salire, passando dal 6,4% nel 2009 all’8,9% nel 2015 e 2016 prima di riposizionarsi al 7,9% nel 2017, mentre negli Usa è sceso da un massimo del 4,1% nel 2009 all’1,3% nel 2017) Bcg insiste sul «divario esistente tra le banche, più attardate, e un piccolo ma aggressivo manipolo di incumbent determinati che cercano di stringere nuove partnership con il fintech e l’open banking» e sul tema delle risorse. Dopo la crisi finanziaria, aggiungono gli esperti, «solo un piccolo numero di banche avrà le risorse del bilancio per sostenere l’intera catena del valore dei servizi finanziari mentre nuovi player con capacità digitali più potenti si ritaglieranno posizioni di nicchia, mentre altre dovranno rivalutare dove e come vogliono competere, se per specializzazione o per scala».

DOSSIER/Banche, il nodo dei crediti deteriorati

Digitalizzazione, strada obbligata
Più in generale, in un simile contesto Bcg indica nel processo di digitalizzazione «la migliore leva possibile per aumentare l’efficienza, accelerare la fase di processo e migliorare la capacità decisionale» e punta in particolar modo l’attenzione su come cambieranno nei prossimi anni nelle banche mondiali le funzioni del Rischio e della Tesoreria. «Entrambe le funzioni – sottolinea il Global Risk 2019 - devono far fronte oggi a un mandato più ampio, con una più ampia gamma di problemi da gestire, la crescente necessità di una gestione integrata che protegga gli interessi delle banche e un’esigenza altrettanto impellente di fare l’uso più strategico delle risorse di bilancio».

Per dirla con le parole di Matteo Coppola, Managing Director e Senior Partner di Boston Consulting Group, co-autore del Report Global Risk 2019, «la maggior parte dei principali attori del settore stanno investendo in sperimentazioni e applicazioni nel mondo dei processi digitali e delle decisioni supportate dagli analytics. Siamo ad un punto di flessione nel settore: a valle del periodo di forte de-risking del sistema dovuto agli effetti della crisi, ora le banche hanno l’opportunità di aprire una nuova strada, ma devono forzatamente passare per la trasformazione in senso digitale di alcuni ruoli cardine come il Credito e la Tesoreria». Le possibilità per le banche europee di rimettersi al passo con le altre aree passa in fondo soprattutto sotto questo aspetto.

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