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Banche, ora i depositanti tedeschi aprono conti in Italia

di Luca Davi


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(Adobe Stock)

3' di lettura

La garanzia europea unica sui depositi è ancora un progetto ben lontano dall’essere realizzato. Ma nel frattempo la realtà sta andando in quella direzione. Perchè già oggi le banche italiane quasi senza saperlo stanno tutelando i depositanti tedeschi ed europei in generale. O, quanto meno, stanno tutelando i depositanti esteri che presso di loro hanno conferito i risparmi. È un fenomeno nuovo, e un po’ paradossale, quello che sta prendendo piede negli ultimi mesi. Un fenomeno che nasce dallo squilibrio tra i tassi medi offerti dalle banche nei diversi paesi europei sui conti deposito, e che si incrocia con l’armonizzazione delle regole sui fondi di tutela nazionali, da una parte, e con le opportunità offerte dalle piattaforme Fintech, che permettono di superare agevolmente i confini nazionali. Un mix di condizioni che è stato colto fino ad oggi da una manciata di piccole banche italiane. Le quali, in maniera quasi pionieristica, si stanno affacciando sui mercati di altri paesi, dalla Germania all’Olanda, per raccogliere liquidità a costo più basso.

La strategia delle banche italiane è semplice quanto efficace: offrire conti vincolati fuori dall’Italia a tassi più bassi di quelli che vengono offerti all’interno del confine nazionale, ma ovviamente più alti di quelli offerti nel mercato di sbocco. «In Italia il tasso medio offerto a 12 mesi è circa lo 0,9% contro lo 0,19% della Germania - spiega Simone Viganò, direttore Raisin Open Banking, una delle principali piattaforme del settore - Le banche italiane raccogliendo fuori dall’Italia diversificano la raccolta su più mercati e la stabilizzano, anche perchè si tratta di conti vincolati a medio lungo periodo».

Ad oggi, ad essere approdati in questo nuovo mercato sulle diverse piattaforme esistenti sono istituti come Banca di Cividale, Banca Farmafactoring, Banca Finint, Banca Progetto, Banca Sistema, Vivibanca, Banca Popolare di Fondi. Un drappello di istituti a cui si è appena aggiunta Illimity Bank, la nuova challenger bank di Corrado Passera, che ha già annunciato di voler raccogliere almeno 400 milioni di euro attraverso questo canale entro il 2020. Secondo i dati forniti da Raisin, almeno circa 1,3 miliardi di euro negli ultimi tempi sono transitati dalle banche di paesi europei (Germania in larga parte) per essere convogliati in istituti italiani.

La modalità con cui questa raccolta all’estero può avvenire è di fatto duplice. Il più comune prevede che le banche si presentino al depositante straniero in maniera diretta, tramite il cosiddetto “passporting” che consente il libero accesso ad altri mercati in Europa previa approvazione da parte delle Vigilanze bancarie interessate. In questo caso le banche accedono di norma ai mercati stranieri tramite una piattaforma Fintech, che favorisce l’incontro con i potenziali depositanti stranieri in una piattaforma digitale ad hoc. L’altro canale è quello del trust, per cui il cliente staniero dà mandato alla propria banca di aprire un conto presso la banca italiana senza diventarne tecnicamente cliente, ma beneficiando in ogni caso del maggior tasso offerto. In entrambi i casi, i soldi depositati sulle banche italiane dai clienti stranieri sono tutelati dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi fino al valore di 100mila euro. Soldi che, in caso di crack dei singoli istituti, sono poi protetti dall’intero sistema bancario italiano.

«Ci troviamo di fronte a un fenomeno nuovo che può cambiare in teoria il mercato della raccolta diretta - ammette al Sole 24Ore Salvatore Maccarone, presidente del Fitd - e che pone anche alcune questioni tecniche di non poco conto». Per alcuni aspetti resta da capire ad esempio «se alcuni conti di deposito a medio termine siano di fatto assimilabili alle obbligazioni». Inoltre, aggiunge Maccarone, che ieri ha partecipato al forum 'Finance&Banking Summit' al Sole 24 Ore, «si tratta di verificare quale parte dei contributi al Fitd delle singole banche siano da imputare a depositanti esteri: è un aspetto che vogliamo approfondire».

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