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Banche più solide, bond più a rischio. Quanto pesa l’Europa delle «regole»?

Uno studio Moody’s contrappone i progressi registrati dai rating di base dei principali istituti di credito dell’area euro con la riduzione media del merito di credito delle loro emissioni e sottolinea il ruolo dell’introduzione delle nuove normative sui salvataggi bancari.

di Maximilian Cellino

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3' di lettura

La banche sono sempre più solide, ma le obbligazioni da loro emessa sono anche sempre più rischiose. È un paradosso bello e buono quello che caratterizza il settore finanziario europeo, che nasce da due fattori concomitanti: le richieste delle autorità regolamentari da una parte e la disperata ricerca di rendimenti degli investitori in un mondo di tassi-zero. A evidenziarlo è uno studio di Moody’s Investors Service, che passa i rassegna i cambiamenti di rating per le 40 principali banche del Continente (fra le quali anche le italiane Banco Bpm, Cdp, Intesa Sanpaolo e UniCredit) e per le emissioni da loro effettuate negli ultimi 5 anni.

Un divario che si chiude
Dall’inizio del 2015, rileva l’agenzia, i giudizi di base sul merito di credito delle principali banche europee (Baseline Credit Assessment, che valutano l’emittente a sé stante non considerando la possibilità di sostegno da parte di una società controllante, affiliata o del governo) sono migliorati mediamente di mezzo notch (gradino) attestandosi a «Baa2». Al tempo stesso però, quando si guarda alle singole emissioni degli stessi istituti di credito, il rating medio è sceso di un livello intero da «A3» a «Baa1», riducendo quindi il divario fra le due grandezze.

La mano dei «regulator» e quella del mercato
Le norme adottate dalle autorità regolamentari dopo la crisi finanziaria «impongono alle banche di emettere più debito subordinato in modo da proteggere in misura maggiore dalle perdite quello senior», spiega Nick Hill, Md-Banking di Moody’s. Per rendere più solida la struttura del capitale e creare una sorta di cuscinetto si è dunque chiesto agli istituti di credito europei di dotarsi di strumenti con merito di credito inferiore, che gli investitori hanno in molti casi fatto a gara ad accaparrarsi in nome di quella «caccia al rendimento» provocata dall’abbassamento generale del livello dei tassi di interesse: in pratica è come se si fosse trasferita una buona dose del rischio dalle banche stesse al mercato.

Meno sofferenze e più capitale favoriscono gli «upgrade»
Certo, i progressi sono stati evidenti, come dimostrano le 46 «promozioni» accordate da Moody’s alle banche europee in questi ultimi 5 anni e che superano le 19 «bocciature». E come, soprattutto, confermano da una parte la riduzione dei crediti dubbi in bilancio (4,6% dell’ammontare complessivo a fine 2018 rispetto al picco del 7,8% raggiunto nel 2013), dall’altra il rafforzamento del capitale (nello stesso periodo il rapporto Common equity Tier 1 è cresciuto in media di 2 punti percentuali al 14,65%).

Il boom dei «bond cuscinetto»
Questa maggior solidità, sottolinea ancora una volta Moody’,s è stata ottenuta anche grazie a interventi normativi quali la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) per la gestione delle crisi degli istituti di credito che hanno tuttavia richiesto l’emissione di nuove tipologie di debito intermedie al fine di soddisfare requisiti minimi quali Mrel (Minimum Requirement of Eligible Liabilities) e il Tlac (Total Loss Absorbing Capacity). Così si spiega il proliferare dei titoli senior non-preferred (qualcuno li ha chiamati «bond cuscinetto» perché stanno appunto fra il debito senior e quello subordinato) che insieme alle equivalenti obbligazioni senior emesse dalle holding e richieste in alcune giurisdizioni hanno raggiunto nel 2018 in termini di emissioni la cifra record di 145 miliardi di euro (in aumento rispetto ai 101 miliardi del 2017 e a soli 30 miliardi nel 2015) .

IL DEBITO DELLE BANCHE EUROPEE

Tipologie di titoli obbligazionari collocati dal gennaio 2015 al giugno 2019 . Somme differenti dal 100% sono dovute da arrotondamenti (Fonte: Bloomberg, Moody's Investor Services)

L’intervento regolamentare ha contribuito a ridurre nella prima metà del 2019 la quota di titoli meno rischiosi collocati dalle banche (senior unsecured) al 37% del totale rispetto al 73% registrato nel 2015 e spiega quindi l’apparente controsenso di una maggiore solidità patrimoniale che si accompagna a un rischio più elevato del debito emesso. Il fenomeno si è in parte attenuato nel secondo trimestre di quest’anno, ma soltanto perché il mercato è stato dominato da emittenti bancari con rating di base più elevato, e anzi è destinato ad allargarsi in futuro perché «negli ultimi mesi - spiega Moody’s - i regolatori hanno iniziato ad assegnare a ciascuna banca l’importo minimo del debito da detenere per soddisfare i requisiti Mrel e Tlac e si prevedono ulteriori emissioni di titoli senior non-preferred nei prossimi trimestri». Uno dei tanti paradossi nel mondo finanziario che si è sviluppato nel decennio post-Lehman.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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