Le Lettere

Banche più solide e risparmiatori consci di diritti e rischi

di Gianfranco Fabi

2' di lettura

Caro Fabi,

sono un neopensionato relativamente giovane (ho poco più di sessant’anni) e mi trovo per la prima volta a dover gestire un piccolo patrimonio grazie al Tfr e a una eredità. In passato ho anche messo via qualche risparmio, ma la somma era piccola e non me ne sono mai troppo occupato: ho seguito i consigli della banca e non ho avuto né rendimenti interessanti, né particolari perdite. Non le chiedo un consiglio tecnico: so che si possono trovare in altre pagine del Sole. Le vorrei solo farle una domanda, anzi due: possiamo ancora fidarci delle banche? E quale potrebbe essere l’alternativa?

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Giorgio Moreschi

Gentile Moreschi,

la sua seconda domanda prevede già che la risposta alla prima sia che non possiamo più fidarci delle banche. E invece ci sono più che fondati motivi per ritenere che il sistema bancario sia e possa restare un pilastro fondamentale dell’economia e della società, anche e soprattutto in Italia dove gli ultimi mesi sono stati segnati da allarmanti scandali e costosi salvataggi. Non possiamo dimenticare che le banche hanno dovuto adattarsi in poco tempo a tre cambiamenti di fondo: quello della più grave crisi economica dal dopoguerra, quello di una conseguente politica monetaria espansiva che ha ridotto a zero gli interessi, quello di una rivoluzione tecnologica che ha cambiato radicalmente il modo di operare. Le banche ben gestite, che sono fortunatamente la maggioranza, sono riuscite ad affrontare questi ostacoli, le poche banche in cui sono prevalsi gli interessi particolari hanno dovuto cedere le armi. Per quanto riguarda il risparmio c’è poi da tener conto che le regole a garanzia della correttezza dei comportamenti si sono rivelate almeno in parte poco efficaci tanto che, come illustrato ampiamente su Plus, allegato al Sole 24 Ore di sabato scorso 2 settembre, dal 2018 entrerà in vigore una nuova e più stringente direttiva europea, la Mifid2, con una maggior tutela dei piccoli risparmiatori. Sul risparmio tuttavia i rischi si possono ridurre, controllare, soprattutto capire, ma il rischio non è una dimensione dello spirito, è una realtà che ogni tanto si verifica ed è, in fondo connaturata ad ogni realtà umana. Nel nostro caso quale sia il “Rischio banche” lo spiega un libro di Leopoldo Gasbarro che ha proprio questo titolo (Ed. Sperling & Kupfer, pagg. 176, 16,90 euro) nella cui prefazione il vicedirettore del Sole 24 Ore, Alessandro Plateroti, scrive che gli italiani “erano abituati a dormire sonni tranquilli, a non preoccuparsi dei propri risparmi perché la banca era solida e capace di tutelarsi, la banca non poteva fallire”. Ora il mondo è cambiato. E le banche saranno tanto più affidabili quanto più i risparmiatori saranno consapevoli dei loro diritti e dei loro rischi. “Da oggi tocca anche a loro, ai risparmiatori stessi. È anche loro la responsabilità, perché domani non potranno dire «non lo sapevo»”. È quindi il momento della conoscenza e della consapevolezza. E comunque, caro Moreschi, non c’è una vera alternativa alle banche. Se ci fosse noi italiani l’avremmo già inventata.

gianfranco.fabi@ilsole24ore.com

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