la nuova tltro

Banche, pronta l’asta Bce. Le italiane per ora disertano

Almeno per il momento, le banche italiane hanno liquidità in abbondanza. Dunque, meglio aspettare quando davvero ce ne sarà bisogno per fare incetta di denaro alle aste Bce

di Luca Davi


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3' di lettura

Almeno per il momento, le banche italiane hanno liquidità in abbondanza. Dunque, meglio aspettare quando davvero ce ne sarà bisogno per fare incetta di denaro alle aste Bce.

Si prospetta in tono minore la prima asta del Tltro3, quella che si aprirà il 18 settembre (con le richiesta delle banche) per chiudersi una settimana dopo con il trasferimento dei fondi. Tra tre settimane la Bce darà il via al primo atto della nuova serie di aste T-Ltro, che saranno condotte appunto da settembre 2019 fino al marzo 2021, ognuna delle quali avrà una durata biennale. Maxi-prestiti che , come noto, sono erogati dalla Bce a patto che le banche li utilizzino per finanziare privati e aziende. Ebbene: secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore da una ricognizione fatta sul mercato, la stragrande maggioranza degli istituti italiani non dovrebbe prendere parte alla tornata di settembre. A quanto risulta, UniCredit, Ubi, BancoBpm, Bper, Credem e Creval dovrebbero rimanere alla finestra (o al limite a partecipare con richieste ultra-limitate), mentre resta da definire ancora la posizione di Intesa Sanpaolo, che «è interessata all’accesso ai fondi del Tltro3, anche se non ne ha bisogno per liquidità», aveva detto il ceo Carlo Messina in occasione della presentazione dei conti del semestre. «Non abbiamo bisogno di prendere parte» alla prossima asta, aveva detto nel corso della conference call di commento ai risultati del primo semestre Jean Pierre Mustier, aggiungendo che «in Italia abbiamo un eccesso di liquidità». «Forse non sarà necessario andare all’asta di settembre - aveva fatto eco il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah - Potremo anche essere attendisti, anche perché ci sarà un’asta ogni tre mesi». Una lettura comune a quella di BancoBpm. «Non penso che a settembre utilizzeremo il Tltro», aveva anticipato il ceo di BancoBpm Giuseppe Castagna.

Che cosa c’è dietro questa scelta
Se è vero che le banche italiane hanno tempo ancora qualche giorno per cristallizzare le decisioni, è anche vero che il quadro complessivo appare abbastanza delineato. Perché un approccio così attendista, in una fase in cui da tempo si evidenzia l’allarme di una carenza di liquidità in prospettiva? La prima ragione è rappresentata dal fatto che i principali istituti italiani presentano al momento ratio di liquidità abbondantemente sopra i requisiti minimi. Il funding, se si guarda all’istante, non è insomma un’emergenza, anche grazie alle manovre ultra-espansive varate da Francoforte . Poco sensato, ragionano i banchieri, sarebbe correre a prenotare fondi se non ve ne è immediata necessità.

Non solo. Gli istituti potrebbero voler aspettare le successive aste Tltro - a partire da quella di dicembre 2019 e poi marzo 2020 - per prolungarne l’effetto benefico: poichè i maxi-prestiti Bce hanno durata biennale, le banche hanno interesse a posticipare il più possibile la presa in prestito e quindi il rimborso, e migliorare così ulteriormente i ratio patrimoniali (in particolare il Nsfr che valuta la sostenibilità della provvista nel medio termine). Senza contare che la Bce starebbe studiando alcuni correttivi per migliorare l’appetibilità delle future aste Tltro (si veda articolo in pagina): per questo, è la valutazione comune, ha senso attendere le prossime tornate per fare provvista. E in maniera massiccia.

Le prospettive per il settore
Del resto, all’orizzonte, vi è un ineludibile necessità di funding. Secondo le stime di Equita Sim, ad oggi le banche quotate italiane hanno un’esposizione di 193 miliardi di euro alla precedente aste del Tltro II (ovvero l’8% del totale attivo), di cui 98 miliardi di euro andranno in scadenza a giugno 2020. Prima di allora - presumibilmente tra dicembre e marzo - molti istituti parteciperanno alle aste per rifinanziare quel debito in scadenza.

In prospettiva, il gap di liquidità rimane importante. Le banche italiane hanno infatti un fabbisogno finanziario di almeno 300 miliardi di euro nel periodo 2019-2022: 200 miliardi di euro entro il 2020, di cui 190 miliardi di euro rappresentati dalla scadenza del Tltro II e 100 miliardi di euro in scadenza al dettaglio e obbligazioni all'ingrosso. Per questo, in prospettiva, le aste Tltro della Bce rimangono un appuntamento fondamentale per tutte la banche, italiane e non.

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