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Banche in rialzo, occhi puntati su Unicredit dopo giudizio di Jp Morgan. Ancora giù Mps

Per gli analisti il titolo dell'istituto di piazza Gae Aulenti è overweight. Ancora vendite sulle banca senese in vista dell'aumento di capitale da 2,5 miliardi

di Eleonora Micheli

(ANSA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Banche in rialzo a Piazza Affari, beneficiando dell'andamento dei tassi. Nel dettaglio salgono Banco Bpm, Bper, Intesa Sanpaolo e Unicredit mentre Mps non riesce a fare prezzo. Unicredit è spinta anche dalla promozione di Jp Morgan: la banca d'affari ha rivisto al rialzo il giudizio sulla banca a 'overweight' stimando un target di prezzo a 15 euro. Ad ogni modo i titoli di Unicredit hanno iniziato a salire nei giorni scorsi, dopo che il numero uno, Andrea Orcel, ha preannunciato che la guidance sul 2023 «sarà sostanzialmente migliorata» con la presentazione dei conti del terzo trimestre, in calendario il 25 ottobre. Il manager, per altro, ha rassicurato che tutti i target saranno raggiunti anche in caso di una lieve recessione. In più ha escluso acquisizioni, a meno che si rivelino particolarmente convenienti. Dallo scorso 22 settembre, giorno in cui ha parlato Orcel Unicredit ha guadagnato complessivamente il 5% circa.

In controtendenza Banca Mps che non riesce a far prezzo, mentre si avvicina l'aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Già nella seduta di lunedì 27 settembre i titoli non avevano trattato, segnando alla fine un calo teorico del 34,5%, e scivolando dai 30,5 euro a circa 20 euro. A livello teorico le Mps sono indicate a 23 euro. Da ricordare i titoli, sempre da lunedì 26 settembre, sono stati raggruppati proprio per agevolare l'operazione sul capitale, con un rapporto di un nuovo titolo ogni 100. Operazione che probabilmente ha incoraggiato gli ordini in vendita. Intanto dopo la debacle della vigilia Borsa Italiana ha vietato gli ordini al meglio sulle azioni.

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Il mercato continua a interrogarsi se andrà a buon fine l'operazione sul capitale, fondamentale per finanziare il consistente piano di esuberi, che prevede l'uscita di circa 3.500 dipendenti. L'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, aveva già dichiarato in assemblea che i tempi per il rafforzamento sul capitale sono stretti: «I tempi sono cruciali: l'operazione deve essere fatta entro il 30 novembre, da qui l'urgenza», aveva detto. A rendere più spinosa l'operazione, però, a questo punto è anche il rebus sulla posizione che abbraccerà il nuovo governo di centrodestra nei confronti dell'istituto senese.


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