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Banche sotto pressione in Borsa dopo Moody’s, pesa lo scontro con l’Ue

di Stefania Arcudi

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(Bloomberg)

2' di lettura

Le banche restano sotto pressione a Piazza Affari (segui qui l'andamento dei listini) e proseguono all'insegna dei ribassi visti già nelle sedute precedenti. I motivi del calo odierno, comunque non particolarmente vistoso, sono vari, a partire dalle fluttuazioni dello spread tra BTp e Bund, innescate dai timori per lo scontro tra il Governo e Bruxelles. In certa misura incide anche il fatto che Moody's abbia tagliato il rating di lungo periodo dei depositi di una serie di emittenti italiani, decisione che però è una diretta conseguenza della revisione del rating sovrano da «Baa2» a «Baa3», con outlook stabile, e che quindi era già stata scontata dal mercato. Non aiuta neppure la debolezza del comparto in Europa (in calo di circa mezzo punto l'indice di settore Euro Stoxx 600 Banche), alimentata tra le altre cose dalla frenata di Deutsche Bank a Francoforte dopo che l'utile netto del terzo trimestre è sceso del 65%.

Moody's declassa l'Italia

Sul FTSE MIB, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper Banca e Ubi Banca sono tutte in ribasso. Fuori dal listino principale, viaggia in controtendenza Carige, che è arrivata a guadagnare il 4%, dopo che il Cda ha approvato la cessione di Utp per 366 milioni di euro a Bain Capital e ha confermato la data del 30 novembre per la presentazione del Capital Conservation Plan, con le delibere relative alle misure per il rispetto del Total Capital Ratio che saranno assunte entro il 12 novembre. Il board ha scelto inoltre Ubs come advisor finanziario «per esplorare la possibilità di alleanze strategiche».

Moody's ha adottato misure su 12 istituti finanziari (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cassa Depositi e Prestiti, Mediobanca, Ca Cariparma, Fca Bank, Bnl, Credito Emiliano, Cassa Centrale Raiffeisen, Invitalia e Banca del Mezzogiorno). In particolare, ha abbassato il rating sul deposito a lungo termine e il rating sul rischio di controparte di otto banche, il rating sul debito a lungo termine di tre istituti e la valutazione sul rischio di controparte a lungo termine di sette banche. Inoltre ha rivisto l’outlook sul deposito a lungo termine e sul debito senior unsecured di UniCredit e sul debito a lungo periodo di Fca Bank a «stabile» da «positivo». Infine ha confermato la valutazione sul rating stand alone di Banca Imi a «Baa3» e quella di Credit Agricole Cariparma a «Ba1».

Secondo gli analisti di Equita, «la decisione è coerente con la metodologia adottata da Moody's che prevede che il rating di lungo periodo dei depositi di una banca non possa essere maggiore di più di 2 notch rispetto a quello del rating sovrano e per questo ampiamente prevista sia per Intesa che per Mediobanca. Nel caso di Credem la decisione riflette invece il trend di riduzione dell’ammontare di bond che possono essere oggetto di bail-in a protezione dei depositanti in caso di risoluzione». L'agenzia di rating ha inoltre deciso di non cambiare il profilo macro dell'Italia, che resta «Moderate+», sulla base dei miglioramenti delle condizioni del credito in seguito alla riduzione dello stock di Npl negli ultimi due anni.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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