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Banche, spunta l’ipotesi di un fondo per salvare le piccole in crisi

Sul tavolo di Bankitalia, Mef, Fondo interbancario e big un veicolo a controllo privato. Almeno mezzo miliardo di dote: il progetto discusso in un incontro a inizio agosto

di Luca Davi

Bankitalia tra i promotori di uno strumento di mercato a sostegno degli istituti minori

3' di lettura

Un veicolo con una dotazione da 5-600 milioni di euro, cofinanziato dalle principali banche italiane e, in parte residuale, dallo Stato e destinato a intervenire in anticipo nel capitale di piccoli istituti in condizioni di fragilità: è questo, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, lo schema di a cui si sta lavorando a Roma in queste settimane per prevenire situazioni di rischio nel sistema delle banche minori.

Il progetto, da quanto raccolto, sarebbe stato al centro di un incontro riservato tenutosi a inizio agosto a Roma e che ha visto coinvolti i massimi vertici della Vigilanza di Bankitalia, del Mef e del Fondo interbancario. In questo contesto sarebbero state definite tracciate le linee guida dell’operazione che sarebbe a buon punto, e per cui non sono escluse accelerazioni nelle prossime settimane, anche se la realizzazione del progetto si intreccerà inevitabilmente con la prossima scadenza elettorale e con l’agenda del nuovo Governo.

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Il ruolo dei privati

Da sciogliere restano ancora un paio di punti. A partire dai finanziatori. Il dato certo è che, per evitare gli strali di Bruxelles, il veicolo dovrà agire a condizioni di mercato ed essere prevalentemente privato: a elargire il capitale dovrebbero quindi essere chiamate le maggiori banche del Paese – tra cui non mancherebbe qualche malumore per i possibili esborsi - le quali conferirebbero la parte prevalente del capitale complessivo, stimato in 5-600 milioni. A coprire la quota minoritaria, che sarà di competenza pubblica, sarebbe Mcc, che già è presente nel capitale di Pop. Bari e avrebbe maggiori margini di manovra rispetto all’altro soggetto ipotizzato, ovvero Cdp. Altra questione di rilievo da smarcare è poi quella dell’ok da parte di Bruxelles: nei suoi interventi il veicolo dovrà agire all’interno della cornice della Brrd e non dovrà infrangere le regole sulla concorrenza. Tutta da definire la governance mentre ad apportare competenze e know how sarebbe il Fitd, forte dell’esperienza maturata in materia di salvataggi.

Il pressing di Visco

A ribadire la necessità di creare uno strumento ad hoc per le banche minori è stato del resto lo stesso governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che in occasione dell’assemblea Abi dello scorso 8 luglio ha sottolineato l’esigenza di individuare «nuovi strumenti» in grado di finanziare «la ristrutturazione degli intermediari più fragili, prevenendone ove possibile la crisi e le conseguenti potenziali esternalità negative sull'intero settore». Visco del resto ha auspicato l'ingresso nel mercato di operatori specializzati nella «ristrutturazione di aziende bancarie», esigenza che potrebbe essere soddisfatta «anche dallo stesso sistema bancario con la creazione di un apposito veicolo finanziato a condizioni di mercato e con il contributo di soggetti pubblici».

Non è un mistero che all’interno del sistema delle banche meno significative, pur nel quadro di una «situazione equilibrata» per la maggior parte degli intermediari, permangano «in alcuni casi elementi di fragilità, soprattutto in relazione alla capacità di generare flussi di reddito idonei a coprire i rischi, finanziare gli investimenti in innovazione, remunerare il capitale», ha aggiunto il numero uno di via Nazionale.

A queste banche potrebbe dunque rivolgersi il fondo di nuova costituzione. L’intervento potrebbe scattare in particolare nella banche meno proattive e appesantite da carenze manageriali o contrassegnate da debolezze che possano mettere a repentaglio la sostenibilità del business, fino a degenerare in situazioni di crisi. Banche a cui, peraltro, la Vigilanza ha già chiesto o potrebbe chiedere di agire prevedendo anche aggregazioni con altri intermediari. Il faro sarebbe già rivolto in particolare ad alcuni piccoli istituti del Centro e del Sud Italia, da tempo nel mirino degli ispettori, ma l’intero comparto è interessato.

Il veicolo già operativo

Va detto che da tempo in Italia è attivo un apposito fondo pubblico, peraltro finora mai utilizzato, che è nato proprio con l’obiettivo di permettere l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione delle banche più piccole, quelle dotate di un attivo inferiore a 5 miliardi di euro. Il fondo, in verità, potrà essere utilizzato fino al prossimo novembre per i vincoli legislativi previsti all’origine e definiti con Bruxelles. A pochi mesi da questa scadenza, nasce dunque la necessità di trovare nuove modalità di aiuto per banche in difficoltà: il fondo interverrebbe in via preventiva nel capitale delle banche non ancora in crisi conclamata per evitare il costo, ben più elevato per il sistema bancario e per il tessuto economico, di una successiva liquidazione coatta amministrativa e di una soluzione “atomistica”, con il rimborso dei soggetti protetti.

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