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Banche al supermarket delle sofferenze: raddoppiate le cessioni di Npl

L’anno scorso sono stati eliminati 78 miliardi dai bilanci (dopo i 43 nel 2017 e i 17 nel 2016), le cessioni balzano a 67 miliardi (33 nel 2017) anche grazie alle Gacs del Tesoro, 11 miliardi le sofferenze chiuse in gestione ordinaria con tasso di recupero al 52%. Intanto i nuovi crediti in sofferenza si sono fermati a 19 miliardi, il flusso minimo dal 2009.

di Davide Colombo


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3' di lettura

ROMA - La pulizia dei bilanci bancari dalle eredità delle lunghe crisi ha registrato un balzo nel 2018, anno in cui sono entrate pienamente a regime le Gacs del Tesoro, le garanzie sulle passività emesse nell'ambito delle cartolarizzazioni per le cessioni degli Npl. Nel 2018 con questo canale che ha finalmente potuto raggiungere un mercato più ampio le banche hanno ceduto 67 miliardi (contro i 33 del 2017). Tra le operazioni maggiori quelle di Mps e Banca Intesa, per 35 miliardi, dopo la mega-cartolarizzazione da 18 miliardi realizzata da UniCredit nel 2017. Un nuovo bilancio aggiornato sui tassi di recupero delle sofferenze bancarie è stato pubblicato in una Nota di stabilità finanziaria e di Vigilanza della Banca d'Italia. E mentre le banche miglioravano la qualità dei loro attivi con il deconsolidamento dei crediti a rischio, il flusso in entrata di nuove sofferenze è drasticamente rallentato: 19 miliardi nel 2018, il livello più basso dal 2009. Risultato: il rapporto tra l'ammontare delle posizioni chiuse nell'anno e lo stock esistente all'inizio del periodo, che aveva toccato il minimo nel 2013 (6%), ha raggiunto il 50% nel 2018 (23% nel 2017). Complessivamente l'anno passato l'ammontare lordo delle sofferenze eliminate ha raggiunto i 78 miliardi (43 nel 2017, 17 nel 2016); le sofferenze chiuse per via ordinaria sono rimaste sostanzialmente costanti intorno a 11 miliardi.

Tassi di recupero in crescita

Nella Nota, più in particolare, si evidenziano i miglioramenti sui tassi di recupero, sia per gli Npl ceduti via cartolarizzazione (dal 26% al 30%) sia per le sofferenze chiuse mediante procedure ordinarie (dal 44% al 46%). Il tasso medio di recupero sulle sofferenze assistite da garanzie reali (pegni, ipoteche o privilegi) è stato pari al 38%, in aumento sulle posizioni oggetto di cessione (dal 33% al 35%) e in diminuzione su quelle chiuse mediante procedure ordinarie (dal 55% al 52%). Mentre per i vecchi crediti non assistiti da garanzie reali il tasso di recupero è stato del 22%. Il tasso di recupero dei crediti in sofferenza verso imprese è lievemente cresciuto al 30% (29% nel 2017), mentre quello delle esposizioni verso famiglie è passato dal 38% al 43%.

Smaltimenti più rapidi
L'altro dato interessante che arriva dalle statistiche di Bankitalia riguarda i tempi delle pulizie di bilancio. La quota di posizioni in sofferenza chiuse nell'arco dell'anno, che era scesa gradualmente fino al 6% nel 2013, ha raggiunto il 50% nel 2018 (23% nel 2017). Anche in questo caso a fare la differenza sono state le maggiori cessioni sul mercato. In particolare, rivelano le tabelle della Nota, per le posizioni aperte nel 2016, ultimo anno per il quale si può valutare il tasso di smaltimento a due anni, il numero di posizioni chiuse entro un biennio dall'ingresso a sofferenza è stato pari al 67%, in aumento rispetto al dato registrato lo scorso anno. Nel 2018 il numero delle posizioni chiuse è salito ulteriormente, attestandosi a circa 442.000, contro una media annua di circa 193.000 nel periodo 2006-2017. Come detto il flusso di nuovi crediti a rischio è stato 4 volte inferiore rispetto a quello delle posizioni chiuse (19 miliardi).

La garanzia paga di più
Il prezzo delle sofferenze cedute nel 2018, ricavato sulla base della rilevazione annuale condotta dal 2016 su un campione molto ampio di operazioni, è aumentato al 23% dell'esposizione lorda di bilancio al momento della cessione (17% nel 2017). Il prezzo è stato mediamente pari al 34% per le sofferenze assistite da garanzie reali e al 10% per le altre. Nella Nota di Bankitalia si rammenta che parte della differenza tra tassi di recupero sulle sofferenze cedute e prezzi di cessione deriva dal fatto che i primi (più elevati) tengono anche conto dei flussi (recuperi “parziali”) incassati dalle banche nel periodo precedente la chiusura della posizione. Nel 2018 l'anzianità media delle sofferenze cedute era superiore ai 5 anni.

Quest'anno il calo del 21,4%
Passando al 2019, qualche giorno fa nelle statistiche Banca e Moneta, è stato indicato un calo del 21,4% delle sofferenze sui dodici mesi (in settembre la riduzione era stata del 21,7 per cento). Anche in questo caso la spinta è arrivata soprattutto dalle cartolarizzazioni. E' di un mese fa la notizia dell'accordo tra doValue e Unicredit per la gestione in esclusiva, in qualità di master e special servicer, di un portafoglio di mutui residenziali in sofferenza del valore di circa 6,1 miliardi di euro (gross book value), sofferenze assistite, in larga parte, da garanzia immobiliare e distribuite sull'intero territorio italiano. Per dimensioni, si tratta del più importante progetto di cartolarizzazione di Npl residenziali in Europa.

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