Gioco delle coppie

Banche, il taglio alla dote fiscale affossa le candidate alle fusioni

A sorpresa il governo Draghi ha inserito in manovra un tetto di 500 milioni di euro ai benefici fiscali per le fusioni tra istituti

di Enrico Miele

Unicredit ora deve voltare pagina, opzione Bpm

3' di lettura

Nel grande “gioco delle coppie” tra le banche italiane, dove ognuna sembra promessa in sposa a l’una o all’altra a seconda dei diversi casi, e delle convenienze dei soci, è venuta di colpo a mancare quella dote miliardaria che rendeva cifre alla mano alcuni di quei matrimoni di più sicuro interesse rispetto ad altri.

Dopo il passo indietro di UniCredit su Mps, qualcosa era nell’aria. Ma nei giorni scorsi Piazza affari, forse presa alla sprovvista, ha subito registrato la novità e bersagliato di vendite i due istituti che più degli altri sembravano pronti al grande passo: BancoBpm (-7,3%) e Bper (-6,4%), usciti storditi dalla seduta di venerdì. Banche che in questi mesi sono rimaste ferme in attesa, forse, delle mosse altrui, o dell’operazione poi sfumata tra UniCredit e Mps, e ora si ritrovano ad avere meno di due mesi per decidere il proprio destino.

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E in una sorta di inaspettata rivincita delle piccole, a guadagnarci in Borsa sono state quelle di taglia small, come Carige (+0,9%), in attesa da tempo di un “cavaliere bianco” che per ora stenta a palesarsi, e Credem (+0,8%), mentre la Popolare di Sondrio (-1,9%) ha limitato i danni.

LE BANCHE A PIAZZA AFFARI
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Incentivi con il tetto

Il motivo di questo piccolo sisma finanziario è nella mossa del governo Draghi che, a sorpresa, giovedì sera ha infilato nella Legge di bilancio dieci righe per dire che sì, come da tutti atteso, si allungano di altri sei mesi i termini per usufruire dei benefici fiscali in caso di fusioni tra istituti, fino a metà del 2022, ma stavolta l'assegno non potrà superare i 500 milioni di euro. È una cifra lontana dalle Dta (Deferred tax asset) miliardarie, in pancia alle diverse banche italiane di taglia medio-grande, che con le vecchie regole potevano trasformarsi in crediti d’imposta.

Un esempio? La possibile unione tra Banco Bpm e UniCredit, secondo le stime di Equita, valeva un beneficio fiscale di 2,7 miliardi. Per questo il taglio degli incentivi «riduce l’appeal speculativo sul consolidamento del settore». In realtà, lo si potrebbe ancora fare con i calcoli pre-Manovra ma solo in caso di ok dei rispettivi cda entro fine anno. Da qui la diffidenza del mercato e degli osservatori che adesso parlano di un «tetto inatteso» proprio ora che la partita sembrava entrare finalmente nel vivo.

La reazione a UniCredit-Mps

Difficile dire, o anche ipotizzare, se la mossa del premier e del ministro Daniele Franco sia una risposta, pur indiretta, al fallimento delle trattative con Andrea Orcel di UniCredit per l'acquisizione della banca senese.

Di certo Orcel con gli analisti, presentando i conti trimestrali, oltre a ribadire che «la finestra Mps è chiusa», ha aggiunto senza troppe cerimonie che lui le Dta non le vede come «un acceleratore». Un modo per far intendere quanto voglia mano libera per scegliersi un partner da inglobare. E il pensiero corre a Bpm, con il ceo Giuseppe Castagna che proprio la prossima settimana presenterà insieme ai conti del terzo trimestre il nuovo Piano industriale rigorosamente “stand alone”.

Gli investitori hanno però testimoniato le scarse aspettative su accordi last-minute tra i grandi istituti (senza dimenticare che Piazza Meda resta il miglior titolo sul Ftse Mib da inizio 2021, segno che la fiducia del mercato è alta).

La rivincita di Carige & co

Rimane da capire quale sarà il destino di alcuni istituti che di colpo si sono ripresi la scena, come testimonia la corsa in controtendenza di Carige, sulla cui dimensione sono stati – di fatto – ritarati gli incentivi fiscali del governo dopo la fallita cessione di Monte dei Paschi. «Il gioco dell’M&A è finito» commentavano laconici gli analisti di Mediobanca, che sono subito corsi a tagliare il giudizio su Bper e Banco Bpm, sottolineando come «l’incentivo delle Dta sia sostanzialmente invariato per Carige e ridimensionato per tutti gli altri».

E se Banco Bpm, anche per Piazzetta Cuccia, «potrebbe perdere il suo appeal», non va meglio a Bper che vede «dimezzato» da un miliardo a 500 milioni l’incentivo a fondersi con l'istituto guidato da Castagna.

«Invariate», invece, le possibilità di una fusione con Sondrio, in cui le Dta non avrebbero comunque avuto un peso, con Unipol e il suo a.d. Carlo Cimbri, socio forte di entrambe, al centro del possibile incastro. Tante aspiranti coppie, ma per ora nessuna sale sull'altare.

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