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Banche toniche in Borsa, per Equita già scontano uno scenario «molto negativo»

Mattinata positiva per i titoli bancari a Piazza Affari, mentre il mercato attende l'avvio della stagione delle trimestrali dei big del credito, che partirà giovedì 5 maggio con UniCredit

di Paolo Paronetto

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3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Mattinata positiva per i titoli bancari a Piazza Affari, da Mediobanca a Banca Pop Er, mentre il mercato attende l'avvio della stagione delle trimestrali dei big del credito, che partirà giovedì 5 maggio con Unicredit. L'attenzione sarà concentrata in particolare su ogni aggiornamento relativo all'impatto della guerra in Ucraina, in particolare da parte degli istituti più esposti alla Russia, come la stessa UniCredit e Intesa Sanpaolo. «Nel primo trimestre 2022 - scrivono gli analisti di Equita - ci aspettiamo che l'impatto del conflitto sul settore (a eccezione delle banche con esposizioni dirette a Russia e Ucraina) sia ancora limitato e complessivamente non rilevante per i trend che probabilmente emergeranno nei mesi successivi». Di conseguenza, secondo gli esperti il focus si sposterà principalmente sulle indicazioni a medio termine, «sia sui segnali di deterioramento economico che sul fronte dei tassi di interesse». Gli esperti hanno comunque rivisto al ribasso le stime aggregate di utile netto per il 2022, il 2023 e il 2024, rispettivamente del 31%, del 13% e del 4% «per renderle più coerenti con il mutato contesto macro». A pesare saranno soprattutto «minori commissioni e utili da trading sul lato dei ricavi e un costo del rischio più elevato (+15 punti base nel 2022, +8 punti base nel 2023)», mentre sono «sostanzialmente» confermate le previsioni sul margine di interesse.

Per Equita il settore ha già «subito un significativo derating»

Equita nota in ogni caso che in Borsa il settore ha già «subito un significativo derating, con le principali banche italiane quotate che hanno perso in media il 22% della loro capitalizzazione», vale a dire circa 34 miliardi, nel periodo compreso tra metà febbraio e il 26 aprile, con il rapporto tra prezzi e patrimonio tangibile sceso a 0,5 volte da 0,65. «Continuiamo a mantenere una view complessivamente positiva sul settore bancario - conclude Equita - da un lato il derating subito sconta già a nostro avviso uno scenario molto negativo, dall'altro lato le banche italiane stanno approcciando la crisi in buono stato sotto il profilo del capitale e dell'asset quality e, a differenza del passato, il contesto dei tassi d'interessepotrebbe essere finalmente di supporto». La sim conferma così il giudizio "buy" su UniCredit, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo e Mediobanca tra le blue chip, mentre il Credem è il titolo preferito tra le mid cap.

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Nello specifico di UniCredit, Equita si aspetta che il primo trimestre «inizi a riflettere gli impatti derivanti dall'esposizione della banca verso la Russia, con un conseguente aumento del costo del rischio legato principalmente ad alcune esposizioni cross border sulle quali è emerso un rischio maggiore». «In particolare - proseguono gli esperti -, le nostre nuove stime ipotizzano un aumento degli accantonamenti relativi alle esposizioni dirette in Russia di circa un miliardo tra il 2022 e il 2023». Equita si aspetta quindi che dalla presentazione della trimestrale emergano alcuni fattori in grado di sostenere le quotazioni di Borsa, in particolare una «maggiore visibilità sulle esposizioni in Russia più a rischio e sulla strategia futura per il paese», ma anche «indicazioni su come UniCredit agirà sulla sua politica di remunerazione», tema sotto i riflettori nelle ultime assemblee.

Quanto a Intesa Sanpaolo, secondo la sim «il downgrade del debito sovrano russo dovrebbe portare ad un aumento degli asset ponderati per il rischio legati alle esposizioni russe, con un conseguente impatto negativo sul Cet1». «Le nostre nuove stime - prosegue - incorporano un aumento degli accantonamenti sulle esposizioni dirette in Russia di circa 720 milioni tra il 2022 e il 2023». Per entrambi gli istituti gli analisti continuano a prevedere l'esecuzione dei previsti piani di buyback quest'anno, pur mettendo in conto che la decisione possa essere rivista nei prossimi mesi, e i piani rinviati, alla luce del contesto macroeconomico.

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