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Stop al contante, tutti i vantaggi delle banche

Il minore utilizzo del contante porta dei benefici alle banche. A partire dai costi. Gli oneri sono quelli legati alla gestione che va dal trasporto, ai sistemi di vigilanza fino ai costi indiretti relativi alla gestione dei pagamenti in filiale con l’utilizzo di cash. Ma non solo

di Andrea Gennai


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2' di lettura

Il minore utilizzo del contante porta sicuramente dei benefici alle banche. Intanto in termini di costi. Gli oneri sono quelli legato alla gestione che va dal trasporto, ai sistemi di vigilanza fino ai costi indiretti relativi alla gestione dei pagamenti in filiale con l’utilizzo di cash.

«Se ci focalizziamo solo sui costi diretti - spiega Guido Tirloni, associate partner Kpmg - il contante costa tra 5mila e 10mila euro per ogni filiale. Si intende il costo di trasporto, approvvigionamento e gestione. Questi costi verrebbero totalmente meno in una situazione di contante zero. Alcune banche, come quelle digitali, hanno già previsto una situazione simile, per quelle tradizionali è difficile ipotizzare questo scenario estremo».

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La riduzione del contante ha però maggiori benefici indiretti per le banche. Intanto l’analisi dei dati delle transazioni elettroniche. «Nel momento in cui il cliente bancario usa le carte di credito - continua Tirloni - c’è una maggiore tracciabilità dei flussi e questo consente di conoscere meglio il cliente anche dal punto di vista di affidabilità creditizia. Ci sono poi anche implicazioni per il marketing in tema di big data alla luce anche di quanto previsto da Psd2. Relativamente ai costi delle carte nel momento in cui viene effettuata una transazione chi emette la carta ottiene uno 0,2% nel caso di carta di debito e uno 0,3% nel caso di carta di credito. La maggiore diffusione di questi strumenti porta vantaggi alle banche che sono emettitrici, ma per alcuni istituti potrebbe ridurre le commissioni che alcuni applicano sui prelievi in contanti». C’è da dire che oggi il settore dei pagamenti è quello più minacciato dalla concorrenza di operatori non bancari e quindi la maggiore diffusione delle carte potrebbe spingere ancora di più la concorrenza.

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Tutto questo ha inevitabili ripercussioni sui listini azionari. Non è un caso che negli ultimi anni l’indice statunitense Ise, che raccoglie gli operatori dei pagamenti elettronici e mobili, abbia nettamente sovraperformato rispetto alle banche tradizionali. Un incentivo al minor uso del contante in Italia, spiega Alberto Villa, head of equity research di Intermonte Sim, «ha a Piazza Affari tra i principali beneficiari Nexi e Poste Italiane. La prima si occupa di pagamenti digitali e ha partnership con le principali banche. Un incremento dell’uso di carte porterebbe vantaggi e oggi in Italia solo il 25% delle transazioni avviene per via digitale. Molto importante anche l’impatto per Poste, che nel mondo delle carte prepagate è leader. Inoltre se venisse introdotta, come pare, una card che oltre ai pagamenti contiene anche altri dati dell’utente, con una finalità sociale, Poste potrebbe essere in pole position».

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Per quanto riguarda le banche è difficile ipotizzare un impatto sui bilanci. «In media - conclude Villa - i ricavi da servizi di pagamento sono poco superiori al 10% e una diffusione delle carte aumenterebbe questa voce. C’è poi una riduzione dei costi legati all’uso dello stesso contante».

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