TRATTATIVE IN SALITA

Banche venete, incontro decisivo tra Intesa, Mef e Bankitalia sul salvataggio

di Luca Davi e Marco Ferrando

Pier Carlo Padoan (Ansa)

5' di lettura

È iniziato dopo pranzo un incontro in conference call tra i vertici di Banca d’Italia, il Mef e Intesa Sanpaolo per discutere dei dettagli relativi alla proposta di acquisto delle due banche venete da parte di Ca de’ Sass. Il confronto, tutto sul fronte italiano, dovrebbe permettere di trovare la quadra sui dettagli finali in vista dell’autorizzazione da parte di Bruxelles, che non avrebbe preso parte alla discussione.

Intanto, i cda di Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono pronti alle dimissioni, ha detto stamattina il presidente della vicentina, Gianni Mion. Un dettaglio tecnico, ma anche la conferma che l'epilo

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go per il salvataggio delle due banche è vicino, anche se la trattativa è tutto tranne che in discesa. A sancire il raggiungimento di un’intesa sarà il varo del decreto del Consiglio dei ministri che avvierà la liquidazione. Dalle banche si prevede che il testo possa arrivare tra stasera (difficile) e domenica sera, o al più tardi lunedì mattina all'alba, prima dell'apertura dei mercati.

La bozza è pronta, ma per il varo c'è da mettere a punto alcuni dettagli relativi all'offerta depositata mercoledì da Intesa Sanpaolo: la banca guidata da Carlo Messina offre un euro ma soprattutto pone una serie di condizioni che prima di essere accettate dal Tesoro devono essere verificate (o limate) quanto a sostenibilità economica, fattibilità tecnica e compatibilità con le norme europee, soprattutto in materia di aiuti di Stato. Il dossier dagli istituti di credito veneti, si osserva a Bruxelles, «è più complesso» rispetto a quello di Mps, ma negli ultimi giorni si sarebbe andati avanti anche grazie a una «convergenza d'intenti» nella ricerca di una soluzione.

Allarme Fabi: sul nodo esuberi rischia di saltare tutto
Intanto, emerge come uno dei temi in discussione sia quello degli esuberi. A lanciare l’allarme è Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, la Federazione dei bancari italiani, che denuncia come rischi di saltare tutto per l'intransigenza della Dg Comp europea che chiede licenziamenti e non prepensionamenti volontari. «Ci appelliamo al presidente del Consiglio Gentiloni, al ministro dell'Economia Padoan, a tutte le forze politiche - afferma - affinché difendano col coltello tra i denti il settore bancario italiano, i lavoratori bancari delle due banche venete, i risparmiatori e le imprese». «In Europa c'è chi vuole i licenziamenti e il fallimento di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il gruppo Intesa, che si è reso disponibile a salvarle e a scongiurare un effetto domino a danno del settore bancario, deve essere tutelato. Ci rivolgiamo alle istituzioni e alle forze politiche affinché almeno una volta il sistema Italia faccia quadrato e difenda gli interessi di tutte le parti in causa - afferma Sileoni -. Chiediamo al presidente Gentiloni, sempre estremamente sensibile sugli argomenti di carattere sociale, di intervenire per fermare questo gioco al massacro che farebbe perdere credibilità al Paese e inciderebbe pesantemente sull'occupazione». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Agostino Megale, segretario generale della Fisac. «Chiedo al Governo e alla sua maggioranza di operare con fermezza e nettezza nei confronti della dgcom a Bruxelles per impedire che passi la volontà di chi vorrebbe i licenziamenti nelle due banche Venete. L'11 luglio saremo a Bruxelles ad incontrare le istituzioni Europee per difendere l'occupazione dei lavoratori bancari e la tutela dei risparmiatori retail. Nella Comm Europea c'è chi da tempo vuole utilizzare le crisi bancarie Per far pagare il prezzo Sociale più alto al ns paese . Questo è' inaccettabile e va respinto senza se e senza ma. Abbiamo apprezzato la decisione di Intesa di avanzare una disponibilità ad intervenire contribuendo così a mettere in sicurezza l'occupazione e i risparmiatori. Per questo ho parlato di una disponibilità utile al Paese. Tutti i lavoratori dovranno essere pienamente tutelati e nessuno sarà lasciato solo ma il Governo faccia fino in fondo la sua parte senza incertezze».

La delusione dei manager veneti
Il decreto, tuttavia, dovrebbe arrivare in tempi rapidi: se è vero, come ha fatto notare sempre Gianni Mion, che «la fuga dei depositi si è arrestata», è anche vero che l'incertezza va sanata il più in fretta possibile visto il coinvolgimento di centinaia di migliaia di clienti destinati a passare da una banca all'altra in tempi e modalità ancora tutti da definire.
Certo tra Vicenza e Montebelluna, dove per mesi si è lavorato su un piano che puntava prima alla fusione e poi all'ingresso dello Stato, si respira un comprensibile senso di scoramento: «Ora tutti adesso pensano basti un euro», ha sottolineato ancora il presidente della Popolare di Vicenza: «Io non posso valutare la proposta, non mi posso lamentare dei professori, io sono stato bocciato. È stato bocciato tutto, le persone, il piano e pure io». A Vicenza era in calendario un cda per martedì, che però potrebbe essere anticipato per le dimissioni qualora – come probabile – il decreto dovesse arrivare prima, e altrettanto si sta organizzando a Montebelluna, dove invece il primo board in agenda sarebbe per la prima settimana di luglio.

Per Vicenza Cda lampo
Oggi si è svolta una breve riunione, durata circa un'ora, in cui l'a.d. della Banca Popolare di Vicenza e presidente del comitato esecutivo di Veneto Banca, Fabrizio Viola, ha aggiornato i consiglieri sulla situazione dei due istituti di credito. Così fonti vicine alle banche descrivono i consigli di amministrazione convocati questa mattina con scarsissimo preavviso. La stragrande maggioranza dei consiglieri era collegata in video conferenza.

La Borsa premia il titolo Intesa
Il lavoro in queste ore è febbrile anche per i tecnici di Intesa Sanpaolo, il capo della banca dei territori Stefano Barrese e il chief governance officer Paolo Grandi in testa, chiamati a verificare limature possibili e i passaggi tecnici che porteranno al transito degli asset appetibili – 30 miliardi di impieghi, raccolta, portafoglio titoli – presto ma non subito, visto che la banca ha puntualizzato che la proposta potrà essere considerata valida (e quindi in vigore) solo quando sarà definitivo il quadro normativo: non basterà il decreto ma servirà la conversione in legge, con un passaggio parlamentare che viste le premesse non si preannuncia dei più agevoli. Intanto la banca in Borsa continua a beneficiare degli effetti di un'offerta che gli analisti hanno giudicato assai conveniente: il titolo di Ca' de Sass ha chiuso le contrattazioni con un +0,31% in una giornata negativa per Milano.

La «benedizione» di Unipol
Sempre dal mondo finanziario sono da registrare le parole dell'ad di Unipol, Carlo Cimbri: la soluzione trovata con Intesa per le banche venete «tiene conto degli aspetti industriali quindi è più efficace di quella finanziaria, che consisteva in una mera ricapitalizzazione, che avrebbe lasciato le cose come stanno», ha dichiarato il manager a margine della relazione annuale dell'Ivass. Se la soluzione scelta «è risolutiva, come pare, la trovo una cosa positiva. Credo e auspico che il governo e le Autorità abbiano lavorato a una soluzione definitiva».

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