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Banco Alimentare: «Servono sinergie per far fronte alle richieste di aiuto»

A Milano al convegno The Reunion riuniti esponenti dei Ministeri del Lavoro e dell'Agricoltura, delle Associazioni di categoria del settore agroalimentare e del Terzo Settore

8' di lettura

Sviluppare nuove sinergie tra istituzioni, mondo non profit e aziende del settore agroalimentare per far fronte all'aumento delle richieste di aiuto delle persone in povertà, a fronte di una crisi che rischia di diventare di giorno in giorno sempre più grave.
Un momento di confronto importante che interpella anche il nuovo governo: se ne è parlato mercoledì 26 ottobre a Milano al convegno The Reunion promosso dalla Fondazione Banco Alimentare e a cui partecipano il Presidente di Istat Gian Carlo Blangiardo, il Direttore Generale Politiche Internazionali e Ue del Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare Luigi Polizzi, il Direttore Generale Povertà e Politiche Sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Paolo Onelli, il Vice Presidente di Coldiretti David Granieri, il Presidente di Federalimentare Ivano Vacondio, il Presidente di Federdistribuzione Alberto Frausin, il Responsabile del Centro Cottura della Fondazione Fratelli San Francesco di Milano Maurizio Montana.

Cos’è Banco Alimentare

Ogni giorno Banco Alimentare è impegnato a ridurre lo spreco alimentare attraverso le relazioni con i soggetti istituzionali da un lato e quelli della filiera agroalimentare dall'altro e a sostenere in tutta Italia 7.600 strutture caritative che si occupano di favorire l'accesso al cibo a 1.750.000 persone in difficoltà, 85.000 in più solo nei primi 9 mesi del 2022. Dall'inizio dell'anno ad oggi Banco Alimentare registra però anche una diminuzione dell'8% del recupero di eccedenze dall'Industria e dalla Grande distribuzione e un calo del 30% delle donazioni economiche da aziende e privati, oltre a un aumento dei costi di gestione del 45% tra logistica, trasporti ed energia elettrica.

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Collaborare per crescere

«Riteniamo che sia necessario far crescere ulteriormente la collaborazione fra gli attori in campo – afferma Giovanni Bruno, Presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus – per rispondere in una logica di vera sussidiarietà da un lato all'aumento di richieste di aiuto da parte di singoli e famiglie e dall'altro all'aumento del costo delle materie prime e dell'energia che ha già messo in difficoltà il settore produttivo. Per questo è importante far crescere la progettualità e dare continuità al sostegno che da 33 anni forniamo alle strutture caritative con noi convenzionate. Non cerchiamo solo donazioni ma partnership nella ricerca del meglio possibile per il bene della nostra società: l'incontro di oggi è fondamentale per conoscere sempre più e meglio e quindi per poter ‘fare' sempre più e meglio».

Blangiardo (Istat): ecco chi sono i nuovi poveri

L'aumento del livello di povertà nel nostro Paese è sottolineato anche dal Presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo: «La povertà assoluta è andata crescendo nei primi vent’anni di questo secolo e soprattutto è cresciuta molto a partire dal secondo decennio. Siamo passati dal 3,3% delle famiglie e il 3,6% degli individui sotto la soglia della povertà assoluta nel 2005 alla situazione attuale, in cui questi valori sono saliti rispettivamente al 7,5% e al 9,4%. Di fatto oggi una persona su dieci si trova sotto la soglia di povertà».

Blangiardo aggiunge che le rilevazioni Istat hanno messo in luce un altro cambiamento che riguarda il profilo dei soggetti in difficoltà: «Mentre nel 2005 la differenza tra la percentuale delle famiglie e quella degli individui era minima, perché si trattava spesso di persone sole e anziane, adesso la divaricazione è più marcata perché la povertà è più diffusa in famiglie con più componenti. Questo significa che la presenza di più figli diventa un fattore penalizzante».

I rischi della fiammata dell’inflazione

Quest’anno, conclude Blangiardo, la povertà ha dovuto fare i conti anche con l’improvvisa fiammata inflazionistica, innescata dalla crisi energetica: «L’inflazione - spiega - ha ulteriormente colpito le famiglie più povere perché l'aumento del costo dei beni essenziali ha un peso maggiore nel loro carrello della spesa: nei primi nove mesi dell’anno il differenziale di inflazione tra il quinto dei nuclei meno abbienti e il quinto dei più benestanti ha raggiunto i quattro punti percentuali, era solo dello 0,8% a fine 2021». Per rispondere a questo crescente bisogno l'azione delle istituzioni non può prescindere dalla sinergia con gli altri attori.

Partecipano all'evento anche i Direttori Generali dei Ministeri dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare e del Lavoro e delle Politiche sociali che gestiscono il Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead) e il Fondo Nazionale (Fn): nel 2021 la quantità di alimenti provenienti da questi canali hanno contribuito per il 56% del totale degli alimenti distribuiti da Banco Alimentare. Visto però il bisogno crescente è necessario intensificare gli sforzi, come ribadisce: Luigi Polizzi, Direttore Generale Politiche Internazionali e Ue del Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare: «In questo particolare momento storico in cui si sono acuite le difficoltà in ampi strati della nostra società, costringendo numerose famiglie a rivolgersi con estrema dignità alle mense, il Ministero è impegnato a individuare sempre più risorse quale strumento per contribuire ad alleviare le sofferenze. Ovviamente per perseguire tale obiettivo è imprescindibile la massima collaborazione e cooperazione tra i principali attori del processo».

Gli fa eco Paolo Onelli, Direttore Generale Povertà e Politiche Sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che afferma che «quello affrontato oggi è un tema di grandissima attualità già da qualche anno e possiamo quindi fronteggiarlo forti delle lezioni apprese e della volontà di migliorare il nostro sistema di aiuti alimentari verso le persone più indigenti. La lotta agli sprechi, l'economia circolare e la lotta all'indigenza alimentare hanno un valore in sé ma senza la dimensione capillare della realtà dell'aiuto alimentare agli indigenti non avrebbe senso parlare di solidarietà sociale. Le relazioni di prossimità sono infatti a mio avviso il bene più prezioso. Per questo riteniamo sia tecnicamente utile che a livello intermedio della filiera dell'aiuto alimentare ci siano figure dedicate che possano fungere da collegamento tra l'attività dei volontari e quella dei servizi pubblici territoriali. Ciò nell’intento di migliorare e integrare la presa in carico delle persone bisognose».

«La povertà estrema – aggiunge Onelli – è crescente ed è multidimensionale, la strada da fare è ancora lunga ed è necessario che sul territorio si faccia un uso efficiente delle risorse finanziare che sono negli anni divenute ingenti. Il nuovo Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla povertà dispone infatti di una dotazione complessiva di circa 4 miliardi di euro (di cui una parte per l’aiuto alimentare) a cui vanno aggiunte le risorse dedicate alla povertà estrema dal Pnrr. Dobbiamo poi sistematicamente trovare il modo di incontrarci e riflettere per confrontare le esperienze, scambiare punti vista e affrontare le ulteriori emergenze che non possiamo escludere per il futuro».

Agire contro lo spreco alimentare

L'importanza di realizzare azioni di sistema sempre più efficaci nella lotta allo spreco alimentare è sottolineata anche da Federalimentare e Federdistribuzione. «Sappiamo bene che come industria alimentare non abbiamo solo una responsabilità economica ma anche (e in egual misura) una responsabilità etica – dichiara Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare – perché abbiamo a che fare con i bisogni primari delle persone. Per questo, capiamo l’importanza di gestire in modo corretto e adeguato il problema degli sprechi e delle eccedenze alimentari. Sebbene infatti la nostra industria rappresenti un esempio virtuoso perché incide solo lo 0,4% sulle eccedenze alimentari prodotte lungo tutta la filiera, il problema in Italia c’è ed è reale: sono oltre 5 milioni e mezzo le tonnellate di eccedenze alimentari prodotte dalla filiera agroalimentare, di cui solo il 9% vengono recuperate. Ciò significa che poco più di 5 milioni di tonnellate di cibo viene destinato al rifiuto, equivalente al 15% circa dei consumi alimentari annui nel nostro Paese. Numeri drammatici a fronte di dati altrettanto preoccupanti: 5 milioni e mezzo di persone in Italia (secondo il Rapporto Caritas) vivono una condizione di povertà assoluta, pari al 7,5% della popolazione. L’industria alimentare, come pure tutta la filiera, non può restare a guardare e la collaborazione con il Banco Alimentare va proprio nella direzione di una presa di posizione. Con l’idea che non esista una sostenibilità ad una sola velocità (ossia quella ambientale) ma che vadano valorizzati e ‘pesati' tutti e tre i pilastri della sostenibilità, quindi anche quella economica e sociale, Federalimentare si propone di lavorare sempre di più e sempre meglio con l'obiettivo di aumentare progressivamente e in modo significativo i volumi di donazione dei prodotti dell'industria del food&beverage e, allo stesso tempo, promuovere momenti di formazione per le nostre imprese al fine di avere aggiornamenti utili sulle modalità operative per attivare le procedure di donazione».

Anche il Presidente di Federdistribuzione Alberto Frausin ricorda che «la distribuzione è da molti anni impegnata nel contrasto allo spreco alimentare e ha continuato a cercare le modalità più adeguate a intercettare rapidamente le eventuali eccedenze e a renderle disponibili al circuito dell'assistenza alimentare ai più bisognosi. In questo percorso, la tecnologia ha certamente un ruolo importante, ad esempio nel controllo dei prodotti per favorire un intervento più tempestivo su possibili eccedenze. Altrettanta attenzione è inoltre riservata alle innovazioni attraverso le quali è possibile allungare la vita dei prodotti, intervenendo ad esempio sul packaging, o quelle che potenziano la catena del freddo, che ottimizzano la logistica e che migliorano la tracciabilità. La nostra Federazione svolge poi un ruolo di raccordo, che parte dalle pratiche virtuose delle aziende associate e porta avanti l'interlocuzione con le istituzioni, con l'obiettivo di mettere a disposizione nuovi strumenti legislativi che facilitino il contrasto agli sprechi, anche in campo non alimentare».

Pratiche virtuose e solidali

Nonostante il difficile periodo che il nostro Paese sta vivendo dal punto di vista economico e sociale non mancano gli esempi di pratiche virtuose e solidali, come ricorda il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini: «In una situazione in cui sono salite a 2,6 milioni le persone che in Italia sono costrette a chiedere aiuto per mangiare, lo spreco alimentare è problema drammatico dal punto di vista etico oltre che economico contro il quale Coldiretti è impegnata da anni in un'opera di sensibilizzazione dei consumatori attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica per il contenimento degli sprechi con la più grande rete delle fattorie e dei mercati a chilometri zero che riduce le distanze ed i tempi di trasporto e garantisce maggiore freschezza e tempi più lunghi di conservazione degli alimenti. Contro la povertà è cresciuta anche la solidarietà che si è estesa dalle organizzazioni di volontariato alle imprese e ai singoli cittadini a partire dall'esperienza della Spesa sospesa di Campagna Amica grazie alla quale sono stati raccolti oltre 6 milioni di chili di frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometri zero, donati ai più bisognosi».

Iniziative come quella di Coldiretti sono state realizzate in partnership anche con Banco Alimentare che ha potuto così aiutare le migliaia di strutture caritative convenzionate che sostengono persone e famiglie in difficoltà attraverso la distribuzione di pasti e di pacchi alimentari.

Un esempio di aiuto a chi si trova nel bisogno è quello della Fondazione Fratelli San Francesco di Milano che ogni giorno apre le porte della sua mensa a chi non ha la possibilità di mangiare, offrendo non solo cibo ma anche un momento di ‘sollievo' dalle difficoltà: «Negli ultimi mesi abbiamo osservato un aumento del numero di persone che vengono alla nostra mensa – racconta Maurizio Montana, Responsabile del Centro Cottura della Fondazione Fratelli San Francesco – non si tratta di persone senza fissa dimora, ma di persone che potrebbero essere i nostri vicini di casa. Noi le chiamiamo ‘commensali' perché non offriamo loro solo un pasto ma, proprio come accade al ristorante, diamo la possibilità di scegliere che cosa mangiare con un'offerta variegata di piatti. Il cibo è una ‘coccola' perché è in grado di fare sentire ciascuno di noi un po' più a casa e l'ingrediente segreto della nostra cucina è il senso di appartenenza, ovvero la consapevolezza che ogni sforzo che ciascuno di noi fa, dipendenti e volontari, aiuta persone che si trovano in una situazione di difficoltà. Grazie a Banco Alimentare, nostro partner storico che ci fornisce fino all'80% dei prodotti alimentari che utilizziamo, presentiamo dei piatti buoni per gli ingredienti di qualità e belli per l'impiattamento curato: così i nostri commensali possono gustarsi maggiormente il momento del pasto dimenticando, anche se per poco, la propria storia piena di ferite».


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