Lettera al risparmiatore

LETTERA AL RISPARMIATORE

Banco Bpm, giù sofferenze e costi. La sfida adesso è spingere i ricavi

di Vittorio Carlini


default onloading pic

5' di lettura

Crescere. Aumentare i ricavi, nonostante il difficile contesto economico che caratterizza l’Italia. È la sfida di Banco Bpm. Un obiettivo che, a ben vedere, può desumersi dagli stessi dati sul primo trimestre del 2019. I numeri hanno confermato, oltre al rafforzamento del capitale di vigilanza, i passi in avanti sul fronte della riduzione dei costi e del miglioramento della qualità dell’attivo.

Riguardo al de-risking, al 31 marzo scorso, da un lato il rapporto pro-forma tra crediti deteriorati e impieghi lordi si è assestato al 9,9% a fronte dell’obiettivo indicato dal piano d’impresa per fine 2019 del 17,5%. Dall’altro, l’incidenza pro-forma delle sofferenze nette sugli impieghi è dell’1,4% (il target, sempre al 31/12/2019 era del 4,2%). Cioè la banca ha anticipato, migliorandoli, gli obiettivi del business plan 2016-2019.

Il discorso è simile con riferimento agli oneri operativi: quest’ultimi, sempre nel primo trimestre, sono calati del 4,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. Un 2018 in cui i costi si erano assestati a 2,792 miliardi a fronte dell’iniziale impegno di arrivare a 2,858 per la fine del 2019. Insomma: Banco Bpm ha accelerato su de-risking e taglio dei costi. Una duplice dinamica che ha aiutato anche la redditività dell’istituto. Certo: è ben vero che l’utile netto reported al 31/3/2019 è risultato in calo rispetto a dodici mesi prima. E tuttavia da una parte, al netto delle plusvalenze non ricorrenti del primo trimestre del 2018, la redditività è salita; e, dall’altra, l’andamento degli oneri e la diminuzione delle rettifiche ha comunque spinto i margini.

Il target della crescita
Ciò detto, nonostante nel 2018 i proventi operativi siano saliti rispetto al 2017, nei primi tre mesi del 2019 i ricavi sono al contrario calati. Un andamento che, al di là degli eventi non ricorrenti, richiama per l’appunto la priorità di Banco Bpm di concentrarsi sulla crescita. Già, la crescita. Su questo tema l’istituto articola le strategie. Un focus è ovviamente sugli impieghi. L’impegno, oltre che sul retail, riguarda la media e piccola impresa. Proprio i dati al 31/3/2019 sottolineano che il peso di “mid corporate e small business” sui prestiti netti è del 61,2% a fronte di un’incidenza dei privati del 28% e del 5,9% della grande impresa. Peraltro lo sforzo sull’erogazione alla Pmi è strumentale anche a concretizzare maggiori sinergie (più ricavi commissionali) con il corporate investment banking in capo a Banca Akros. Così, ad esempio, l’erogazione di credito ad un’azienda può essere la leva per offrire consulenza strategica oppure servizi di trade finance (finanza a sostegno dell’export). Non solo. Il cross selling è d’aiuto all’investment banking vero e proprio: dal curare l’emissione obbligazionaria dell’impresa fino all’M&A o alle Ipo.

La debolezza dell’Italia
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. L’Italia è uscita dalla recessione tecnica. Tuttavia le prospettive prossime future indicano il rischio della stagnazione. Uno scenario che può ridurre l’attività industriale e, di conseguenza, la richiesta di credito da parte delle aziende stesse. Banco Bpm, pure consapevole della situazione, professa ottimismo. La Banca, dapprima, ricorda di essere stata in grado, anche con la congiuntura debole, di aumentare gli impieghi. Prova ne sia, è l’indicazione, che nel primo trimestre del 2019 le nuove erogazioni di presiti sono arrivate a 5,5 miliardi rispetto ai 3,8 miliardi dello stesso periodo del 2018. Inoltre l’istituto sottolinea che la sua attività è concentrata soprattutto nel Nord e Centro Italia. Vale a dire: le aree industrialmente più forti del Paese. Infine, viene affermato, l’unico eventuale problema potrebbe sussistere sul fronte della qualità degli attivi. Cioè: nell’ipotesi di una ripresa dei flussi da “in bonis” a deteriorati. Questa condizione tuttavia allo stato attuale, anche grazie alla raggiunta maggiore efficienza nella gestione del credito, non si concretizza. Di conseguenza Banco Bpm non vede particolari problemi sul tema in oggetto.

Bancassurance e commissioni
Ma non è solo questione di impieghi o sinergie con il corporate investment banking. Altra gamba della strategia di crescita è la bancassurance. Nel 2018 l’istituto di credito ha riorganizzato le sue attività assicurative. Tra le altre cose è nata Vera Vita, cioè la joint venture tra Cattolica (65%) e Banco Bpm (35%). Inutile dire che Banco Bpm si attenda un contributo da quest’area. Non solo nel più tradizionale ramo Vita (c’è, ad esempio, il buon andamento nel Ramo I°). Ma anche, e soprattutto, nel danni. Un comparto, va ricordato, sottopenetrato in Italia e che dovrà spingere i ricavi commissionali.

Quelle “fee” che, ovviamente, sono attese oltre che dal credito al consumo anche dal mondo del risparmio gestito. In generale le commissioni nette, nel primo trimestre del 2019, sono calate rispetto ad un anno prima. Si tratta di una dinamica dovuta essenzialmente alla contrazione delle cosiddette “upfront fee”. Cioè quelle legate al collocamento dei prodotti d’investimento. Ebbene, rispetto ad un simile scenario, il risparmiatore storce il naso. Da un lato, infatti, la voce contabile era già diminuita nel 2018 sia nelle commissioni di collocamento che in quelle ricorrenti. Dall’altro, proprio la continua debolezza nel risparmio gestito, potrebbe essere d’ostacolo all’espansione delle “fee”. Banco Bpm non condivide il timore. Lo scorso anno, viene ricordato, è stato contraddistinto da una generale caduta dei mercati che ha ridotto la vendita di prodotti d’investimento. Di conseguenza la contrazione delle “upfront fee” è stata inevitabile. Non solo. L’istituto sottolinea che il calo dei corsi finanziari ha indotto la discesa del controvalore degli asset in gestione: di qui la diminuzione anche delle commissioni di gestione. Nella prima parte del 2019 però, dice sempre la banca, le Borse si sono riprese. Le fee da risparmio gestito ed amministrato, considerando lo stesso buon andamento delle vendite di “certificates” a capitale protetto (non contabilizzato nelle commissioni nette), in realtà trimestre su trimestre sono rimaste stabili. Inoltre, afferma Banco Bpm, da marzo si assiste ad una positiva performance nei collocamenti proprio dei prodotti di risparmio gestito. Il che, insieme alla crescita dei depositi, induce fiducia nell’istituto per la ripresa delle commissioni complessive durante l’anno. Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente ricordarsi l’applicazione della Mifid2 che, richiedendo più trasparenza nella struttura commissionale del risparmio gestito, può costituire un limite all’espansione delle ”fee”. La società, sottolineando di essere conforme alla normativa, rigetta il nuovo dubbio. Dapprima perchè non si vede alcuna avvisaglia del fenomeno. E poi perchè la spinta delle commissioni nel loro complesso sarà legata anche ad altri importanti settori quale la bancassurance e il credito al consumo.

Infine la raccolta. Al 31/3/2019 il funding diretto (escludendo i Pronti contro termine) si è assestato a 103,1 miliardi (+1,6% nel trimestre). Su questo fronte va rilevato che Banco Bpm, sempre focalizzato sulla raccolta retail, recentemente si è mosso anche sul wholesale. Una strategia, sottolinea la società, non dovuta alla necessità di reperire liquidità (il Liquid coverage ratio è oltre il 150%). Bensì soprattutto a quella di adeguarsi alle normative sulla composizione del capitale di vigilanza. Al di là di ciò, si domanda: la banca sfrutterà il prossimo Ltlro della Bce? Banco Bpm, rimarcando che bisogna attendere i particolari del programma, indica che, non avendo per l’appunto alcuna necessità sul fronte della liquidità, potrà eventualmente valutare l’operazione come supporto al costo del funding.

A fronte di questo contesto quali le prospettive a fine 2019? Banco Bpm conferma un costo del rischio del credito tra 65 e 70 punti base. Rispetto invece agli oneri operativi, al netto del potenziale impatto del rinnovo del contratto nazionale collettivo del lavoro, è possibile un’ulteriore diminuzione.

IL GRUPPO BANCO BPM IN NUMERI
IL GRUPPO BANCO BPM  IN NUMERI
IL GRUPPO BANCO BPM IN NUMERI

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti