Piano industriale

Banco delle Tre Venezie accompagna le imprese nella rivoluzione green

Allo studio del nuovo istituto targato Cherry 106 strumenti che in aggiunta al Pnrr spingano le aziende ad abbracciare la transizione

di Paolo Paronetto

Soci. Oggi il Banco è controllato al 51% dagli azionisti ex Cherry; altri soci rilevanti sono Novo Banco (10%), il Credem (5%) e il vice presidente Gabriele Piccolo (4%)

3' di lettura

Il nuovo Banco delle Tre Venezie (Btv) targato Cherry 106 si prepara a chiudere un bilancio «sotto controllo», sta mettendo a punto il piano industriale che disegnerà le direttrici dello sviluppo futuro e, dopo un anno passato a completare l’aggregazione societaria, non esclude nuove operazioni di M&A, dato che la crescita per linee esterne «rimane nel Dna».

Lo scorso 10 novembre l’assemblea ha eletto il cda guidato dall’amministratore delegato Giovanni Bossi, chiudendo così un percorso di integrazione durato circa un anno. «È stato un lungo cammino, ma ce lo aspettavamo perché gli aspetti tecnici della Vigilanza sono molto impegnativi – ha spiegato Bossi -. Sapevamo che sarebbe stata una maratona. Siamo arrivati in fondo ed è stata una grande soddisfazione anche perché l’integrazione ha contenuti abbastanza innovativi». Il bilancio 2021 che la nuova gestione del Banco si prepara ora a firmare sarà «senza sorprese», secondo il banchiere ex Ifis, dato che «la situazione è ben sotto controllo». Nel 2020 l’istituto aveva perso 1,9 milioni, zavorrato da 10 milioni di rettifiche su crediti e proprio il tema Npl è stato tra i primi elementi di attenzione per il management espresso da Cherry: «Abbiamo rafforzato i team – ha confermato Bossi -. Certamente l’attenzione sui crediti deteriorati è estrema e stiamo ragionando con tutti i clienti che hanno difficoltà per trovare le soluzioni migliori per accompagnarli ad adempiere regolarmente ai propri impegni», grazie anche alle «copiose dotazioni di garanzie». In ogni caso, ha assicurato Bossi, nel redigere i numeri di fine anno «manterremo estrema attenzione sul rispetto dei requisiti regolamentari richiesti dalle autorità». «A me è sempre stato molto chiaro che il Banco faceva fatica e aveva bisogno di una nuova iniezione di business profittevole», ha notato ancora, spiegando che il nuovo piano industriale in arrivo a inizio 2022 sarà spinto da «tre motori»: il credito deteriorato, che è lo storico core business di Cherry, i crediti fiscali «e la finanza agevolata in genere» (settore in cui Cherry, attraverso una piattaforma tecnologica dedicata, in un anno ha lavorato pratiche per 12mila clienti con volumi pari a 1,3 miliardi di euro) e la banca tradizionale, che «subirà un importante revamping con l’operatività online, la finanza speciale, l’attenzione per la dimensione internazionale delle imprese» e con la messa a punto di «soluzioni spesso personalizzate per aziende che hanno esigenze ad hoc e che fanno fatica a trovare nella banca universale un abito che calzi alla perfezione». Per quanto riguarda poi l’offerta alle persone fisiche, Bossi vede ampi margini di crescita nel wealth management, che sarà potenziato anche in termini di risorse umane. Un focus specifico sarà inoltre dedicato ai temi legati al Pnrr, con l’obiettivo di «aiutare le imprese a prendere i fondi» e a «moltiplicarne l’efficacia». «Sono fondi che ne attivano altri, ma serve un sistema bancario pronto a mettere a disposizione risorse insieme agli incentivi pubblici, in modo che le imprese assumano comportamenti in linea alle aspettative del Pnrr», ha spiegato Bossi. Btv sta quindi «già studiando strumenti che in aggiunta al Pnrr spingano le aziende ad abbracciare sia la trasformazione digitale che quella green». I temi della sostenibilità, del resto, «saranno centrali»: «Siamo felici che l’adozione dei criteri Esg diventi sempre più diffusa e premiante – ha notato Bossi -. Sono parte integrante della nostra storia e lo saranno sempre di più». Oggi il Banco è controllato al 51% dagli azionisti ex Cherry, mentre altri soci rilevanti sono Novo Banco, l’istituto portoghese nato dalle ceneri del Banco Espirito Santo, che in sede di fusione si è diluito al 10% dal precedente 20%, il Credem con il 5% circa e il vice presidente Gabriele Piccolo con il 4 per cento. In attesa di possibili novità sul fronte del nome («Ci stiamo pensando, ma qualcosa accadrà. Btv è un bel brand esclusivamente legato al territorio, ma noi non saremo solo legati al territorio») e digerita l’integrazione con Cherry, per il futuro dell’istituto Bossi immagina anche nuove operazioni di crescita per linee esterne. «Ne possono arrivare, anzi do per scontato che arrivino – ha chiarito il banchiere -. Dobbiamo stare concentrati sulla nostra integrazione, che ha potenzialità interessanti, però ce l’abbiamo nel Dna. Non capiterà nei prossimi mesi, ma continuiamo a guardarci intorno». «Credo che l’aggregazione di attività venete, trivenete o comunque del Nord Est sia non dico parte dei nostri programmi attuali, ma qualcosa che può sempre essere sul tavolo», ha concluso.

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