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BancoBpm, obiettivi «ambiziosi e raggiungibili» anche al tempo del coronavirus

Nel quadriennio la banca conta di generare oltre 800 milioni di dividendi tra il 2020 e il 2023 con un pay-out medio maggiore o uguale al 40%. L'utile netto è atteso pari a 770 milioni al 2023, con una crescita aggregata del 4,3%

di Luca Davi

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Nel quadriennio la banca conta di generare oltre 800 milioni di dividendi tra il 2020 e il 2023 con un pay-out medio maggiore o uguale al 40%. L'utile netto è atteso pari a 770 milioni al 2023, con una crescita aggregata del 4,3%


3' di lettura

Lo scenario è a dir poco sfidante. L'incertezza legata al Coronavirus e i rischi sempre più evidenti di cadere in recessione pesano come un macigno sulle prospettive globali e italiane in particolare. Ma anche in questo quadro, BancoBpm guarda con fiducia al futuro e muovendo tutte le leve gestionali punta a creare valore per gli azionisti. La banca mette così a terra un piano al 2023, ovviamente su base stand-alone, che si pone obiettivi «ambiziosi ma raggiungibili», spiega il ceo Giuseppe Castagna. E che punta ad essere sostenibile anche nel quadro di «in uno scenario macroeconomico sfavorevole», che viene ipotizzato al -0,1% nel 2020 e poi con un successivo rimbalzo.

Nel quadriennio, la banca conta quindi di generare oltre 800 milioni di dividendi tra il 2020 e il 2023 con un pay-out medio maggiore o uguale al 40%. L'utile netto è atteso pari a 770 milioni al 2023, con una crescita aggregata del 4,3% rispetto ai 649 milioni di fine 2019, stimando un Roe del 7,2%. Per ricavi attesi in lieve crescita, gli oneri operativi rimarranno stabili (a €2,6 mld). Complice il piano di prepensionamento volontari (che interesserà circa 1.100 dipendenti), il costo del personale del gruppo scenderà a 1,66 miliardi nel 2023 rispetto agli 1,7 del 2019.

Di certo le sfide non mancano. Negli ultimi 3 anni l'istituto nato dalla fusione tra Bpm e Banco Popolare ha raggiunto in anticipo gli obiettivi di derisking imposti dalla Bce, andando anche oltre i target in termini di riduzione costi, de-risking e capitale prefissati: il tutto senza ricorrere ad aumenti di capitale. Ma per rispondere pienamente alle richieste del regulator in termini di solidità patrimoniale e di pulizia degli attivi c'è ancora del lavoro da fare.

Castagna: «Banco Bpm ha svoltato, ora un piano per crescere»

Il piano si pone l'obiettivo di conseguire un ulteriore miglioramento della qualità del credito, con un target di Npe lordo ratio del 5,9% in calo rispetto al 9,1% di fine 2019, con un Npe netto ratio del 3,0% rispetto al 5,2% di fine 2019. Per raggiungere questi target, servirà rendere più efficiente il recupero sui crediti deteriorati e ridurre lo stock delle inadempienze probabili di 2,9 miliardi. E per tenere elevato il livello di copertura dei crediti deteriorati e nel frattempo garantire il giusto livello di remunerazione, la banca dovrà razionalizzare il portafoglio immobiliare, attraverso la cessione di 1 miliardo di immobili (che potrebbero generare 20 punti base di impatto sul Cet1 ratio), e vendere alcune partecipazioni azionarie, che nelle ipotesi potrebbero generare un beneficio di 40 punti base. Ci sarà da trovare il giusto timing e la finestra giusta sul mercato.

Sullo sfondo rimane poi il tema del calendar provisioning sui crediti deteriorati. Ad oggi, la banca considera un effetto negativo di 60 punti base sul Pillar 2 nel quadriennio a causa delle maggiori coperture imposte dalla Bce, che però saranno più che compensate dalla potenziale ottimizzazione del capitale offerta la direttiva Crd V. Cosa succederà nel caso di un'ipotetica ulteriore fiammata del costo del rischio? Il tema oggi non è ufficialmente sul tavolo, visto che è difficile immaginare gli sviluppi dell'emergenza sanitaria e gli ulteriori impatti, ma certo il fronte andrà monitorato con attenzione.

In ultimo, e forse legato a doppio filo al tema del capitale, rimane il nodo del consolidamento. BancoBpm ha strutturato una road map “su base stand alone”, ribadisce il ceo Castagna. Il banchiere napoletano, stimato dal mercato, punta a dimostrare la capacità che la banca ha nel raggiungere i target che si pone. “Vogliamo mostrare al mercato che abbiamo una redditività sostenibile generata da core business. E' la forza della nostra banca e sfortunatamente non siamo stati in grado di mostrarlo al mercato, prima per la fusione, poi per l'incidente dei diamanti. Se riusciremo a dimostrarlo possiamo avere un futuro positivo anche su basi stand alone”, ribadisce Castagna agli analisti.

Di certo il futuro del mercato bancario rimane quello del consolidamento. Terza banca italiana per attivi, quattro milioni di clienti serviti e una forte presenza nelle aree più ricche del Paese, BancoBpm rappresenta un soggetto idealmente candidato a giocare un ruolo nel risiko bancario, sia in termini di predatore che di preda. Npn a caso, l'auspicio di Castagna è di partecipare a un consolidamento che “venga da molte banche di media dimensione che si uniscono piuttosto che da un'operazione ostile”. A maggior ragione dopo l'Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.

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