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Banconote false nascoste in garage e non tenute nel portafogli? Escluso il reato di spendita

Sul tavolo dei giudici di legittimità come ne «la banda degli onesti» di Totò e Peppino, l’imputato teneva il denaro taroccato in una cartellina nel garage da mesi: manca la prova della volontà di spacciarlo

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Per essere condannati per il reato di spendita di monete false, non basta la consapevolezza di possedere delle banconote taroccate, serve anche la prova della volontà di spenderle. Nel caso esaminato dalla Cassazione (sentenza 24616) c’era solo il primo elemento. Ad avviso dei giudici, infatti, l’aspirante “falsario” sapeva che i biglietti erano falsi, ma non era dimostrato che intendesse spenderli. Anzi, semmai c’erano evidenze contrarie perché il denaro era nascosto, da oltre due mesi, in una cartellina tenuta in garage e non nel portafogli «dal quale - scrivono i giudici di legittimità - si estraggono ordinariamente le banconote per il pagamento».

La vera intenzione

Circostanze che avrebbero richiesto, ad avviso della Suprema corte, un grande sforzo motivazionale per affermare che la vera intenzione era quella di far circolare i soldi falsi. La condanna per il reato di spendita e introduzione nello Stato di monete false, decisa dal Gup nel rito abbreviato, è stata dunque annullata con rinvio. I giudici, nel rivedere il verdetto, dovranno tenere presente che per il reato previsto dall’articolo 455 del Codice penale, serve una doppia prova.

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I soldi nascosti

Certamente l’imputato non era in buona fede quando affermava che il falso era così grossolano da non poter essere considerato tale, tanto che sarebbe stato scoperto da chiunque. Ad avviso dei giudici invece il falso non era scontato. Resta il fatto che il ricorrente vince la causa perché come il mitico Totò, alias don Antonio Bonocore ne “la banda degli onesti” , con gli amici Cardone e Lo Turco, teneva le dieci mila lire nascoste e, forse come loro, non aveva il coraggio di spacciarle. Poi sono arrivati i carabinieri, con la loro indagine e infine i giudici.

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