IL DOSSIER

Banda larga, così Colao potrebbe rafforzare il piano tra bonus e aree grigie

Da sbloccare la gara per la fibra nelle aree industriali. Verso dote Recovery più alta

di Carmine Fotina

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3' di lettura

Trasformare un ritardo in un’opportunità. Proverà a farlo il nuovo ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, quando sarà chiamato a ereditare dall’ex ministro Paola Pisano anche la presidenza del Comitato governativo per la banda ultralarga (Cobul). Il piano nazionale potrebbe essere modificato sfruttando la dote per il digitale del Recovery Plan, anche alla luce dei progetti formulati lo scorso giugno dalla task force di esperti coordinati proprio da Colao.

Un’urgenza è sbloccare il bando di gara per le «aree grigie», quelle in cui si può contare sulla rete di un solo operatore privato e in cui c’è un’alta concentrazione di imprese. Un’altra esigenza è rimettere ordine nel programma dei voucher per spingere la domanda. Tutto ciò considerando che sulla banda ultralarga la Lega ha avuto posizioni spesso divergenti rispetto alla maggioranza del governo Conte bis e ora al ministero dello Sviluppo, che ha il compito di attuare la strategia tramite la società pubblica Infratel, siede proprio un uomo di punta del Carroccio, Giancarlo Giorgetti.

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La strategia e le aree grigie

Il Cobul definisce la strategia nazionale per la banda ultralarga e ne monitora l’attuazione. Nel primo governo Conte il comitato è presieduto dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio. A luglio 2019 viene approvato il progetto per portare la fibra ottica in una serie di distretti industriali nelle aree grigie indicati su base regionale e nei comuni a maggior concentrazione di imprese rispetto alla popolazione residente. Successivamente il Conte bis reintroduce il ministero dell’Innovazione, che era stato accantonato dopo l’esperienza di Lucio Stanca nei primi anni duemila, e a novembre 2019 la presidenza passa a Paola Pisano. Nel gennaio successivo la ministra in quota M5S preannuncia il bando di gara entro l’estate. A maggio l’obiettivo diventa «entro l’anno».

Nel frattempo però accadono due cose. Uno: la crisi impone di dirottare la dote che era stata inizialmente prevista, 1,1 miliardi, sulle misure per l’emergenza, con l’impegno a reintegrarla solo con la nuova programmazione del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027. Due: avanza il progetto della rete unica Tim-Open Fiber e in attesa di capirne gli assetti azionari emerge una certa cautela nell’uso delle risorse pubbliche. Si arriva così al governo Draghi, con la presidenza del comitato che ora dovrebbe automaticamente passare al nuovo ministro per l’Innovazione. Uno dei progetti elaborati dalla task force Colao si intitolava “Piano nazionale fibra” e delineava le caratteristiche della gara: fornitore unico che dà accesso a condizioni non discriminatorie agli altri operatori, contributo parziale ai costi di realizzazione, sanzioni in caso di mancata realizzazione dei piani, per una parte di utenze «sparse» vincoli di copertura anche a velocità inferiore rispetto alla fibra.

Agli investimenti per le connessioni veloci, tra fibra ottica e 5G, il Recovery Plan assegna solo 2,2 miliardi di risorse aggiuntive a interventi già programmati. Poco più di un terzo rispetto alle prime ipotesi formulate la scorsa estate. E si può ritenere probabile che nella revisione del piano alla quale già sta lavorando il governo Draghi questo capitolo venga potenziato.

Scuola, voucher ed effetto Lega

I ritardi rispetto agli annunci originari caratterizzano anche altri capitoli della strategia. Solo a gennaio, dopo quasi un anno di didattica a distanza, l’Italia ha ottenuto il via libera della Commissione europea a un primo intervento pubblico per la banda ultralarga nelle scuole, per 12mila plessi e 325 milioni. Per quanto riguarda i voucher per sostenere la domanda, è partita solo la campagna per le famiglie con Isee sotto i 20mila euro e con risultati finora deludenti: da novembre è stato attivato solo il 20% dei 200 milioni disponibili, complice il grande numero di offerte proposte dagli operatori e ritenute non conformi da Infratel. È ferma l’operazione che dovrebbe estendere i bonus alle famiglie con un Isee superiore a 20mila euro (con oltre 300 milioni di euro) e alle micro e Pmi (oltre 500 milioni). La task force Colao aveva ribadito l’importanza dei voucher, «per le fasce meno abbienti della popolazione» e puntando su importi differenziati tra fibra e altre tecnologie in base alla migliore soluzione disponibile sul territorio.

In Parlamento la Lega, prima che Giorgetti si insediasse allo Sviluppo economico e in attesa che il ministro si esprima, ha mostrato idee precise. Massimiliano Capitanio, membro della commissione Trasporti e Tlc della Camera, uno dei parlamentari leghisti più attivi su questa materia, le riassume: nelle aree bianche, quelle a “fallimento di mercato”, governatori regionali nel ruolo di commissari nei confronti degli enti territoriali per accelerare i permessi; possibile ricorso alla tecnologia fixed wireless access in alternativa alla fibra; voucher da riservare a scuole e Pmi.

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