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Banda larga, incentivi estesi al mondo delle imprese

Un plafond da 515 milioni (80% al Sud) ma prima serve la notifica a Bruxelles

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

(alphaspirit - stock.adobe.com)

3' di lettura

Tre fasce di incentivo, legate alla velocità di connessione. È questo, a quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, lo schema emerso lunedì sera dopo una riunione del Cobul (il comitato interministeriale per la banda ultralarga) che ha esaminato il programma di bonus alle aziende per internet veloce. Ci sono a disposizione 515,8 milioni per contributi fino a 2.500 euro per nuove sottoscrizioni o avanzamenti di contratto.

«Il bacino potenziale – dice Gian Paolo Manzella, sottosegretario dello Sviluppo economico – è stimabile tra 800mila e 1,1 milioni di imprese». Micro, piccole e medie imprese che hanno attualmente connessioni al di sotto dei 30 Megabit al secondo. Per la partenza occorreranno però ancora alcuni mesi.

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«Il prossimo passo dopo la decisione del Cobul – aggiunge Manzella – sarà la notifica della misura alla Commissione europea. Contiamo di passare, nei primi mesi del 2021, all’attuazione».

La prima fascia prevede un bonus di 300 euro (durata minima della sottoscrizione 18 mesi) per velocità da 30 a 300 Mbps. Con la seconda fascia (durata minima sempre 18 mesi) si sale a 500 euro, e a 1.000 se ci sono anche costi di allaccio, per velocità superiori a 300 e fino a 1 Gigabit al secondo. Nella terza categoria (durata minima di 24 mesi) ci saranno bonus di 2mila euro (2.500 euro se ci sono costi di allaccio) per velocità superiore a 1 Gbps. Le risorse saranno divise per fasce: 30% alla prima, 60% alla seconda, 10% alla terza. E soprattutto, trattandosi di risorse del Fondo sviluppo e coesione, dovrà essere rispettato il vincolo di destinazione territoriale a favore del Mezzogiorno per l’80 per cento.

Questo elemento ha portato, su richiesta delle Regioni rappresentate dall’assessore del Friuli Venezia Giulia Sebastiano Callari, alla possibilità per i soli governatori del Centro-Nord di pianificare in autonomia la gestione dei voucher sia in termini di distribuzione delle risorse tra fasce sia in termini di Comuni oggetto dell’intervento.

I bonus alle imprese rientrano nella “Fase 2” che seguirà la “Fase 1” in cui, a partire dal 9 novembre, saranno le famiglie con Isee (indicatore della situazione economica equivalente) non superiore a 20mila euro a poter richiedere un voucher fino a 500 euro per avere la connessione veloce a internet e per dotarsi di un personal computer o un tablet.

La dote in questo caso è di 204 milioni, messa a disposizione all’interno di un meccanismo accompagnato da grandi polemiche. Gli operatori hanno segnalato problemi dovuti a troppi oneri e controlli a proprio carico.

Aires e Ancra, i rivenditori di elettrodomestici, hanno proposto ricorso al Tar (sarà discusso il 14 novembre) non essendo fra i soggetti che possono vendere i device. Anche Altroconsumo con una lettera aperta, ripresa da un’interrogazione di Bergamini (Fi), segnala criticità, fra cui il i fondi a disposizione non solo per nuove linee ma anche per un upgrade tecnologico di linee esistenti (per il quale gli operatori «non applicano fee di attivazione o costo mensile addizionale»).

L’associazione è arrivata addirittura a scrivere che il ricorso Aires, per la sospensiva, «può rappresentare un’opportunità per rivedere la misura». Da ultimo anche Uncem (Comunità montane) ha parlato di meccanismo che può «aumentare i divari» perché «vi si potrà accedere solo in Comuni dove sono presenti reti ad alta velocità, mancante in troppi territori».

Nella fase successiva dovrà arrivare anche il voucher per le famiglie con Isee superiore. C’è stata una lunga discussione sul tetto di 50mila euro e alla fine, con un compromesso, si è deciso di lasciarlo solo per i primi tre mesi, riservandosi di rimuovere del tutto il limite se la misura non funzionerà.

«È positivo il fatto che si parta almeno per le famiglie meno abbienti - dice Callari - ma come Regioni abbiamo stigmatizzato il tempo perso visto che erano già state prese delle decisioni a maggio, poi la burocrazia ha rallentato tutto. E all’alba dei nuovi lockdown territoriali ne paghiamo il conto vista la necessità di banda per studenti in didattica a distanza e lavoratori in smartworking».

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