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Bandi pubblici, legno escluso dalla lista per il decreto Compensazioni. A rischio 1.800 posti

L’allarme di Assolegno: «Dicitura erronea nell’elenco del Ministero. Necessario aggiungere il legname da costruzioni». Stimati 60 milioni di perdite in 140 cantieri

di Giovanna Mancini

(Andy Dean - stock.adobe.com)

3' di lettura

Probabilmente si tratta soltanto di una svista, legata a standard ed elenchi ormai superati, a cui si potrà porre rimedio. Vero è che il presidente di Assolegno Angelo Marchetti (e con lui molti suoi colleghi) deve aver fatto un salto sulla sedia scorrendo la lista del ministero per le Infrastrutture e Mobilità sostenibili (Mims), contenente i 36 materiali per l’edilizia (su 56 complessivi considerati) che hanno subito un rincaro superiore all’8% nei primi sei mesi del 2021 e per i quali sarà prevista una compensazione alle aziende che li utilizzano nell’ambito di appalti pubblici.

Sebbene infatti il legno da costruzione abbia registrato nel 2021 aumenti tra il 180% e il 230%, questo materiale non compare nella lista. O meglio: è presente al punto 53 della tabella stilata dalla Commissione per il rilevamento dei costi dei materiali, che servirà come base per il decreto del Mims, ma con la dicitura «legname abete sottomisura», che lascia perplessi gli imprenditori. «È una definizione poco chiara, che indica solo una parte del legname impiegato in edilizia e peraltro utilizzato per strutture secondarie», spiega Marchetti. Una dicitura non corretta, troppo di dettaglio, che potrebbe creare problemi alle aziende, quando dovranno chiedere le compensazioni, con il rischio che tante delle imprese del settore coinvolte nei cantieri in corso rimangano escluse. Si tratta, secondo i calcoli di Assolegno-Federlegnoarredo, di circa 140 cantieri. «Qualora il decreto del ministero che regolerà la lista dei prodotti oggetto di compensazione non contemplasse il legno, l’impatto potrebbe tradursi in 60 milioni di perdita fino a 1.800 esuberi – spiega Marchetti –. Se non verrà trovata quanto prima una soluzione, inquadrando con chiarezza la situazione del legname da costruzione all’interno del decreto, si potrebbe innescare un pericoloso effetto domino su tutto il settore delle costruzioni». La richiesta di Assolegno è apparentemente semplice: sostituire la dicitura utilizzata con quella, più generale e corretta, di «legname strutturale» o «legname da costruzione». Marchetti si dice fiducioso di ottenere questa modifica, ma il problema è la tempistica: «Abbiamo già avviato un dialogo con le istituzioni. L’importante è fare in fretta, perché la situazione per le aziende è già molto pesante».

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Le perdite potrebbero essere ancora più ampie di quelle stimate, se si considera che gli effetti di questa “svista” potrebbero riguardare tutte le opere in cui si prevede l’utilizzo del legno, come ad esempio la realizzazione di una copertura. «Anche in questo caso la compagine appaltante avrà delle effettive difficoltà di accesso al fondo di compensazione previsto dal governo – precisa Marchetti –. Visti gli aumenti che il legno da costruzione ha subito nell’ultimo anno, sono facilmente intuibili le conseguenze negative sia per la filiera, sia per la collettività in termini di servizi e infrastrutture non completate».

Non solo: proprio in una fase storica in cui la sostenibilità è l’obiettivo primario dell’Europa e il perno delle politiche del governo nazionale, sarebbe paradossale, dice ancora Marchetti «che venisse scarsamente considerato proprio il materiale sostenibile per eccellenza, il legno strutturale, che più di ogni altro è in grado di aiutare il settore edile nel processo di transizione ecologica che porti a considerare il comparto delle costruzioni non più fonte di emissione di CO2 ma possibile bacino di stoccaggio della stessa».

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  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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