Rapporto sull’Economia regionale

Bankitalia: agricoltura e industria in calo. E i giovani fuggono dalla Sicilia

di Nino Amadore


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4' di lettura

L’economia siciliana nel 2018 ha subito un brusco rallentamento. Lo certifica la Banca d’Italia nel suo annuale rapporto dedicato all’economia della regione. «Abbiamo una serie di indicatori economici negativi - ha sottolineato il direttore della sede di Palermo della Banca d’Italia, Pietro Raffa, durante la presentazione del documento -. In particolare il valore aggiunto delle imprese industriali rallenta rispetto al 2017, continua ad essere sostenuto dalle esportazioni che crescono in tutti i settori di specializzazione regionale. Frena la fase espansiva del comparto dei servizi».

Le conseguenze sull’occupazione sono abbastanza evidenti: «In termini di tasso di occupazione rappresentiamo il peggio della Nazione». dice Raffa. I dati mostrano come il numero di occupati, nel 2018, è diminuito dello 0,3 per cento e il tasso di occupazione risulta il più basso tra le regioni italiane. Il tasso di disoccupazione si è mantenuto al 21,5 per cento, più del doppio rispetto alla media nazionale. A non trovare lavoro, principalmente, sono i giovani tra i 15 e i 34 anni, per i quali è cresciuta l'incidenza di chi, oltre a non lavorare, non studia o segue corsi di formazione. Per avere contezza, quindi, nel 2018 erano 1,9 milioni circa gli individui in età da lavoro, residenti in Sicilia, ad essere disoccupati o inattivi:iI 59,3 per cento della popolazione, 18 punti percentuali oltre la media nazionale. «Nel periodo più recente - spiegano gli esperti di Bankitalia - il gap di crescita del valore aggiunto regionale è riconducibile a un minor incremento del tasso di occupazione, a una sostanziale stagnazione della produttività del lavoro e a una diminuzione della popolazione residente su cui ha inciso anche un saldo migratorio negativo in particolare tra i 25-44enni e tra le persone in possesso di titolo di studio pari o superiore al diploma».

Agricoltura siciliana: produzione diminuita del 4,9 per cento

È ancora una volta la relazione degli esperti di Banca d’Italia sottolinea i problemi strutturali dell’isola che pure è riuscita a dare in alcuni settori (l’agroalimentare, il turismo) segnali positivi. Sono peggiorati, però, i principali indicatori dell’attività produttiva e dunque del sistema delle imprese con una crescita del valore aggiunto rimasta nel complesso modesta, sostenuta soprattutto dal settore industriale che però ha registrato un indebolimento rispetto al 2017. Se scendiamo nel dettaglio dei settori possiamo vedere che la produzione agricola è diminuita (a prezzi costanti) del 4,9 per cento.  Un settore, quello agricolo, che pure è sostenuto dai fondi europei con un Psr (un Piano di sviluppo rurale) con una dotazione complessiva di 2,2 miliardi con un avanzamento pari al 26,4 per cento. «Rispetto alle aree di confronto - si legge nel rapporto di Bankitalia - il Psr siciliano ha destinato una quota superiore di risorse a sostegno dei metodi di agricoltura biologica, degli investimenti produttivi e della creazione di nuove aziende o organizzazioni di produttori. Le percentuali di avanzamento finanziario maggiore si registrano per le misure di indennizzo degli agricoltori volte a compensare i maggiori costi o i minori guadagni, per i contributi alla diffusione dei metodi di coltura biologica e per i cosiddetti pagamenti agro-climatico-ambientali».

Industria, valore aggiunto cresciuto solo dell’1,8 per cento

Per quanto riguarda l’industria in senso stretto la crescita del valore aggiunto, che era stata del 3,4% nel 2017, è stata secondo le stime di Prometeia dell’1,8% in linea con l’andamento nazionale. I risultati dell’indagine sulle imprese industriali e dei servizi, condotta da Bankitalia su un campione di 120 imprese con oltre 20 addetti, confermano però l’indebolimento del settore: il fatturato, dopo la debole crescita dell'anno precedente, ha ristagnato. Hanno avuto risultati migliori le aziende di maggiore dimensione e con una più elevata propensione all’export. In ogni caso secondo le aziende le vendite dovrebbero tornare a crescere nel 2019. Continua ad andare male il settore delle costruzioni: secondo i dati delle casse edili le ore lavorate si sono ridotte dell’11,9 per cento Secondo i dati del Cresme l’importo dei bandi di gara per lavori pubblici è cresciuto del 19,5 per cento a fronte di un numero di gare sostanzialmente analogo a quello del 2017. Ma in questo comparto va segnalato il freno della burocrazia: «Tra la pubblicazione e l’aggiudicazione dei bandi può intercorrere un passo di tempo significativo: secondo i dati Ance Sicilia, alla fine di ottobre del 2018 risultavano aggiudicate poco più di un quinto delle gare bandite nel 2017». L’effettiva realizzazione dei progetti, si legge nel rapporto, rimane condizionata dalla lunghezza dei tempi degli interventi che, secondo le ultime stime dell’Agenzia per la coesione territoriale, si attestano mediamente in Sicilia sui 5,3 anni, tra le più lunghe nel confronto con altre regioni (la Sicilia è terza dopo Basilicata e Molise; 4,4 anni invece è la media nazionale).

Turismo trainato da Ragusa e Palermo

Situazione paradossale quella del turismo: tra il 2000 e il 2017 è stata registrata in Sicilia una crescita del numero dei posti letto del 60 per cento ma l’offerta turistico-ricettiva risulta ancora inferiore a quella media nazionale con 400 posti letto ogni 10.000 abitanti rispetto agli oltre 800 in media in Italia. Sul fronte delle presenze il 2018 si è chiuso con un incremento del 2,9 per cento (nel 2017 l’incremento era stato del 7,3 per cento) e i maggiori contributi alla crescita sono arrivarti dalle province di Palermo e Ragusa che hanno registrato incrementi, rispettivamente, del 10,3 e del 13,2 per cento.

Fondi Ue: ancora pochi incentivi alle imprese

Fin qui, in generale, i fondi europei non sono riusciti a incidere come ci si aspettava. Il rapporto di Bankitalia, ovviamente, riporta i dati aggiornati al 31 dicembre. Vi si legge che al 31 dicembre dell’anno scorso i progetti cofinanziati con fondi europei erano 7.900: la maggior parte dei progetti è di importo inferiore ai 10.000 euro ma quelli di importo superiore al milione rappresentano la quota preponderante. I progetti conclusi o prossimi alla conclusione rappresentavano ancora solo il 10,5 per cento dei finanziamenti. ma c’è un punto che merita di essere sottolineato: «Il volume di risorse destinate alla realizzazione di lavori pubblici era pari al 66,2 per cento del totale - si legge nel rapporto di Bankitalia -; quasi tre quarti delle infrastrutture finanziate in regione riguardavano il settore dei trasporti., Rispetto alla media delle regioni meno sviluppate, la Sicilia registrava una minore quota di incentivi a favore delle imprese e una maggiore percentuale di contributi per l’istruzione, la formazione e il sostegno al mercato del lavoro».

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