dopo i dubbi della bce

Bankitalia, avviata un’indagine sulla nuova ondata di rettifiche

di Luca Davi

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (Ansa)

3' di lettura

Dopo la Bce, anche Banca d’Italia interviene sulle banche italiane per capire l’impatto sui bilanci e sui coefficienti patrimoniali dell’introduzione del nuovo principio contabile Ifrs9. A quanto risulta al Sole 24Ore, con un documento inviato venerdì scorso alle banche italiane, Via Nazionale ha avviato una sua indagine specifica con cui chiede agli istituti di scattare di fatto due fotografie: la prima, relativa ai conti di fine 2017, dovrà fornire una spaccatura dettagliata dei prestiti, delle garanzie e delle relative garanzie (residenziali e non) secondo i principi contabili Ias39. La seconda istantanea si focalizza invece i conti di inizio 2018, momento in cui, complice l’entrata in vigore dell’Ifrs9, le banche hanno varato una massiccia dose di extra-accantonamenti sui crediti: in questo caso, Via Nazionale chiede agli istituti di specificare il dettaglio delle extra-coperture su tutte le esposizioni, differenziandole per diverse tipologie di stato di salute dei crediti (stage 1, 2 e 3), e chiarendo il valore delle garanzie.

Il confronto tra le due istantanee permette di evidenziare se e quanto le banche hanno modificato le loro politiche di bilancio a fronte del nuovo quadro contabile. Come noto, nell’ambito della prima applicazione del nuovo principio contabile Ifrs9  (first time adoption), le banche hanno la possibilità di far passare a patrimonio le extra-svalutazioni, senza passare a conto economico, e di “spalmare” gradualmente l’impatto nell’arco di cinque anni, beneficiando del cosiddetto phase-in.

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Il dubbio della Bce, che ha inviato su questo tema una lettera di richiamo alle banche e ai revisori (come anticipato dal Sole 24Ore sabato scorso), è che gli istituti abbiano sfruttato in “eccesso” la facoltà concessa dalla normativa europea Crr. E cioè che non abbiano contabilizzato come dovuto le perdite su crediti avvenute in passato, e che quindi sarebbero dovute risultare sui bilanci 2017, secondo la Bce. E che invece abbiano preferito registrare le minusvalenze su crediti solo a inizio anno, nella prima trimestrale, così da diluire l’extra svalutazione nei cinque anni, andando a erodere il capitale senza impattare il conto economico. In questo quadro, Francoforte avverte che sta esaminando i conti degli istituti significativi per capire se ci siano stati effetti «indesiderati» sul calcolo del Cet1 ratio causati da un «incorretto utilizzo dei fattori» utilizzati per il calcolo delle rettifiche. Richiami che però avrebbero trovato le banche italiane sostanzialmente tranquille, almeno a quanto trapela, sulla bontà dei conti 2017 e sulle trimestrali, conti che peraltro sono già chiusi.

I dati richiesti da via Nazionale, come si legge nella lettera che Il Sole ha potuto visionare, dovranno essere comunicati a Palazzo Koch entro il 15 maggio. Possibile checon questa indagine ad hoc, che arriva a stretto giro rispetto alla lettera Bce, la Vigilanza italiana voglia non solo avere il quadro completo dell’impatto e delle maggiori rettifiche che passeranno a patrimonio, con un livello approfondito di dettaglio, ma anche una visione dettagliata delle cessioni di crediti deteriorati previste dagli istituti negli scenari probabilistici che l’Ifrs9 introduce. Nella cornice della First time adoption, gli istituti devono infatti indicare i portafogli di crediti deteriorati che le banche intendono cedere, la loro coperture e le probabilità di farlo. Una novità, questa, che, come sostengono banche e revisori, ha generato proprio il boom di svalutazioni che prima, con gli Ias39, non erano ancora emerse.

Non solo: l’analisi dell’impatto sui ratio patrimoniali potrebbe servire a Banca d’Italia per mettere a fuoco con precisione analitica quali banche, grazie all’utilizzo del phase in, siano in grado di rispettare i minimi regolamentari, e chi invece, al netto dell’impatto graduale concesso dalla normativa, si troverebbe in difficoltà. D’altra parte, va detto che il tema delle cessioni previste potrebbe rappresentare un’incognita di rilievo per gli istituti italiani in vista degli stress test, in particolare di quelli che usano i modelli interni, visto che le maxi-vendite - se ritenute ripetibili - hanno la conseguenza di rendere ingiustificatamente più rischioso l'intero portafoglio dei crediti.

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