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Bankitalia: Fabio Panetta, ritratto dell’economista «uomo dei mercati»

di Rossella Bocciarelli


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3' di lettura

Riproponiamo il ritratto di Fabio Panetta, nominato oggi 28 marzo 2019 direttore generale di Banca d’Italia, realizzato nel settembre scorso in occasione del suo rinnovo come vice direttore generale.

In Banca d'Italia è l'uomo che sa tutto di mercati e intermediari e della complessa dinamica dei rapporti fra operatori, regolatori e supervisori. E da poco ha accompagnato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel suo tour per migliorare i rapporti finanziari con la Cina. Ma Fabio Panetta, nuovamente designato vicedirettore della Banca d’Italia dal Consiglio superiore di Via Nazionale riunito in seduta straordinaria su proposta di Ignazio Visco, non manca di capacità divulgative, come quelle profuse di recente anche a Superquark per spiegare opportunità e limiti delle criptovalute. La procedura, disciplinata dall’articolo 18 dello Statuto di Via Nazionale, prevede che il rinnovo sia approvato con decreto del Presidente della Repubblica promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri di concerto col ministro dell'Economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri.

Romano dalla battuta pronta
E a Panetta, cinquantanovenne economista romano, non fa difetto nemmeno la battuta pungente, quando è il caso. A chi osservava che per alcuni il bitcoin oggi incarna il rifiuto dell'estabilishment ha risposto che questo genere di rifiuto non è una novità: «Ci sono alcuni che chiedono di ridare “la moneta al popolo” togliendola alla Banca d'Italia. Con ciò dimenticando che già oggi la Banca d'Italia trasferisce i profitti derivanti dal signoraggio - molti miliardi ogni anno - allo Stato italiano, e quindi al popolo».

Il pallino per l’econometria
Panetta, esponente di primo piano nel Supervisory board del meccanismo di Vigilanza unico Bce, membro del cda della Banca dei regolamenti internazionali e supplente del governatore nel consiglio direttivo della Bce, sa bene l'econometria, che era il pallino di Antonio Fazio. E, come Mario Draghi, conosce a fondo la finanza internazionale e la sua intrinseca, ricorrente instabilità, per averla studiata nel Regno Unito (ha un Phd in Economics and Finance alla London School)e per averla conosciuta sul campo. Già nel 2011, con Draghi ancora governatore di via Nazionale, gli fu affidato il compito di coordinare le attività connesse alla partecipazione di Bankitalia all'Eurosistema e l'analisi della stabilità finanziaria; e durante la permanenza al servizio di studi di via Nazionale, dove si occupava di congiuntura e politica monetaria, progettò e tenne a battesimo uno dei prodotti di ricerca più prestigiosi dell'Istituto, il Rapporto sulla stabilità finanziaria del sistema.

Al fianco di quattro Governatori
Ma lui, che è entrato a via Nazionale nel 1985,tiene a sottolineare che nell'arco di una lunga carriera ha lavorato a stretto contatto con ben quattro governatori: da Ciampi, che lo volle nella squadra degli estensori delle Considerazioni finali, a Fazio, Draghi e a Visco, che lo ha chiamato a far parte del Direttorio nel 2012. Con Visco, Panetta ha condiviso l'esperienza degli anni più difficili della nostra storia economica: la grande crisi che complessivamente ha fatto cadere il pil italiano di 10 punti e la produzione industriale del 25 per cento. E che ha finito con l'investire anche le banche, rendendo più dannosi anche i casi di mala gestio, proprio quando in Europa, per evitare che a pagare fosse sempre il Pantalone-contribuente, si sceglieva di accollare il costo delle crisi creditizie al Pantalone-azionista/obbligazionista/risparmiatore bancario.

La cautela sulle norme bancarie
Quanto allo stile della vigilanza europea, nel corso del tempo Panetta ha sostenuto in primo luogo che non si può pensare di risolvere i problemi alle aziende di credito aumentando di continuo, in modo indiscriminato ed eccessivo, i requisiti di capitale perché questo finirebbe con frenare il credito e soffocare il recupero economico. Poi, quando per il nostro Paese si è posta l'esigenza che le banche accelerassero il recupero dei non performing loans, nei suoi interventi il dirigente di Bankitalia ha spiegato che esiste un limite alla velocità di questo rientro, oltre il quale si possono creare danni indesiderati alla vita economica delle aziende di credito. E, sempre su questa linea di difesa discreta dell'interesse nazionale in campo bancario, l'esponente di Palazzo Koch ha partecipato in qualità di consulente tecnico alle sofferte discussioni del Tesoro italiano con la dama di ferro del credito europeo, la Commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager.

ECCO COME FUNZIONA LA GOVERNANCE DI BANKITALIA
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