AUDIZIONE DI BANKITALIA

Bankitalia: «Il nuovo debito sarà sostenibile se il Pil supererà il suo onere medio»

Le stime del Def e le politiche anti-crisi sono condivisa da Via Nazionale. Lo choc è senza precedenti: entrate in crollo come non si vedeva da cinquant'anni. Serve una strategia credibile per il dopo, con interventi strutturali capaci di garantire una crescita stabile ed equilibrata

di Davide Colombo

Bankitalia: il debito pubblico nel 2019 salito a 2.409,2 miliardi

Le stime del Def e le politiche anti-crisi sono condivisa da Via Nazionale. Lo choc è senza precedenti: entrate in crollo come non si vedeva da cinquant'anni. Serve una strategia credibile per il dopo, con interventi strutturali capaci di garantire una crescita stabile ed equilibrata


3' di lettura

La sostenibilità del debito pubblico, visto in crescita quest'anno fino al 155,7% del Pil, venti punti in più dell'anno scorso, con un incremento per la metà dovuto al crollo del denominatore causato dalla pandemia Covid19, «non è alterata». A patto però che, una volta superato lo choc, venga assicurata una «strategia credibile per i conti pubblici e per la crescita dell'economia, che garantisca nel medio termine un'evoluzione favorevole del differenziale tra la dinamica del prodotto e l'onere medio del debito».

Debito sostenibile, dopo lo choc riforme di struttura
Dopo la doccia fredda di Fitch, che ha portato il rating sovrano al limite minimo dell'investment grade, arriva da Bankitalia la più netta rassicurazione che le condizioni per una tenuta su un successivo recupero degli equilibri di finanza pubblica ci sono. Lo ha spiegato nel corso dell'audizione sul Def Eugenio Gaiotti, capo del dipartimento Economia e Statistica di via Nazionale. «Dopo aver superato la fase più acuta dell'emergenza - ha spiegato - sarà possibile delineare delle tendenze più affidabili per il medio e lungo termine. La Banca d'Italia ha più volte ricordato l'importanza di ricondurre il peso del debito pubblico sull'economia a livelli più contenuti; quando la fase ciclica sarà più favorevole e l'incertezza sulle prospettive si sarà ridotta, questa esigenza dovrà trovare soprattutto risposta in un quadro organico di interventi strutturali volti a produrre un ritorno a equilibrate e stabili condizioni di crescita dell'economia». Insomma per affrontare il “dopo” non bisognerà pensare a strategie diverse da quelle che la Banca ha sempre puntualmente indicato negli ultimi anni: riforme di struttura per aumentare la crescita stabilmente, fino a portare l'Italia nella posizione in cui si trovano tutti gli altri paesi dell'Euroarea, ovvero con un differenziale negativo tra onere medio del debito e crescita nominale del prodotto.

Crollo delle entrate, mai così da 50 anni
Lo scenario macroeconomico previsto nel Def è condiviso da Bankitalia, pur nell'incertezza assoluta della fase in atto (a novembre le stime di consenso sul Pil 2020 oscillavano in un intervallo di mezzo punto, margine che ora si è allargato a 15 punti). E lo sono tutte le misure già messe in campo dal governo e quelle preannunciate con il decreto “Aprile” per contenere gli effetti della crisi. Ma, certo, i numeri con cui fare i conti sono inediti: il calo del 6% delle entrate per il 2020, solo per fare un esempio indicato dall'economista, “non ha precedenti almeno negli ultimi 50 anni”, e nel 2021 solo una parte di questo gettito verrà recuperata, con un incremento atteso attorno al 4% nonostante la disattivazione delle clausole su Iva e accise.

Spesa per interessi in salita
La spesa per interessi in termini nominali crescerà di mezzo punto l'anno prossimo per fronteggiare le nuove richieste di finanziamento: circa 145 e 65 miliardi rispettivamente nel 2020 e nel 2021. E il costo del debito, pari al 2,5 per cento nel 2019, resterebbe sostanzialmente stabile nell'orizzonte del Def. Nelle valutazioni di Bankitalia il costo medio potrebbe ancora scendere - nonostante nella giornata di ieri il rendimento del BtP decennale sia arrivato al 1,7% mentre era allo 0,9% a febbraio - soprattutto grazie al Pandemic Emergency Purchase Programme della BCE, un programma «flessibile e adottato in tempi molto rapidi, non come fu per il Qe» ha affermato Gaiotti.

La ripresa a V o a U
Le analisi non possono che essere su scenari alternativi, ha affermato in più riprese l'economista rispondendo alle domande dei parlamentari. Se quest'anno l'arretramento del Pil sarà attorno all'8%, come stimato nel Def, e l'anno prossimo il rimbalzo si fermasse al 4,7% (6,1% in termini nominali) la riduzione del rapporto tra il debito e il Pil sarebbe di circa 9 punti percentuali, un calo “che più che compensa l'aumento, pari a circa 6 punti, dovuto al disavanzo e ad altri fattori”. Ma l'incertezza è elevatissima, come i rischi al ribasso delle stime: dire oggi se ci sono scenari alternativi tra ripresa a V oppure a U, resta molto difficile. Quel che conta, sono le conclusioni, è l'impegno di prospettiva, appunto, come si affronterà il dopo-crisi: «L'avanzo primario non va sottovalutato - ha detto Gaiotti rispondendo alle domande di deputati e senatori - ed è fondamentale che il costo di finanziamento del debito cresca meno del Pil nominale». E per questo servirà «il contributo di tutte le politiche economiche e di tutte le componenti dell'economia».

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