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Bankitalia: incertezza per l’economia mondiale. In Italia ha pesato «instabilità politica»

Rapporto di Via Nazionale su stabilità finanziaria: banche solide

di Carlo Marroni

(Ansa)

3' di lettura

Incertezza. È questo lo scenario sul finire del 2022: l’economia mondiale è fortemente condizionata dall'elevata inflazione, dalle difficoltà di approvvigionamento energetico e alimentare, nonché dal rallentamento dell'economia cinese. Il Secondo rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d'Italia ricorda che le banche centrali di molti paesi stanno proseguendo nel processo di normalizzazione della politica monetaria per contrastare le pressioni inflazionistiche. E in Italia? I rischi per la stabilità finanziaria sono aumentati negli ultimi mesi, “principalmente a causa della persistente instabilità geopolitica, dell'incremento delle pressioni inflative e del peggioramento delle prospettive di crescita”.

«Economia deve crescere, politiche bilancio prudenti»

«Per consolidare la tendenza alla riduzione dell'indebitamento netto e del debito pubblico, nel corso dei prossimi anni sarà importante – scrive Bankitalia - conseguire un significativo e stabile aumento del potenziale di crescita in un contesto di prudenti politiche di bilancio, facendo anche leva sull'attuazione del PNRR». Dalla fine di aprile lo spread fra titoli di Stato italiani e tedeschi è progressivamente aumentato, raggiungendo durante l'estate circa 250 punti base, livello prossimo a quello toccato all'inizio della pandemia, ma molto distante da quanto osservato durante la crisi del debito sovrano. Dalla metà di ottobre lo spread si è ridotto, scendendo al di sotto di 190 punti.

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Per le banche si riduce il tasso di incidenza dei crediti deteriorati

In questo quadro le banche si mostrano solide. «Nel corso dell'anno il peggioramento delle condizioni macrofinanziarie e il graduale venire meno delle misure di sostegno a famiglie e imprese non si sono riflessi sulla qualità degli attivi bancari. Il tasso di deterioramento dei prestiti si è lievemente ridotto rispetto alla fine del 2021, mantenendosi su livelli bassi. La consistenza dei crediti deteriorati ha continuato a diminuire». La quota dei prestiti per i quali le banche rilevano un significativo aumento del rischio (classificati nello stadio 2 dell'IFRS 9) è leggermente diminuita, seppure eterogenea tra intermediari.

Stabili le esposizioni verso Russia e Ucraina

Le esposizioni dirette verso Russia, Bielorussia e Ucraina sono rimaste stabili dalla fine del 2021, allo 0,7 per cento del totale delle attività finanziarie, a fronte di un consistente aumento dei tassi di copertura. Rimane limitata l'esposizione delle banche nei confronti di imprese importatrici ed esportatrici verso i paesi in conflitto (0,35 per cento dei prestiti). Sull'evoluzione prospettica della qualità degli attivi bancari gravano tuttavia il rallentamento congiunturale, le conseguenze macroeconomiche del conflitto in Ucraina, il rialzo dei tassi di interesse e le tensioni sui mercati dei beni energetici.

Mutui: ora prevalgono quelli a tasso fisso

Sul fronte dei mutui ipotecari la situazione, nello scenario di aumento dei tassi, è tranquillizzante, l'esposizione al rischio di un aumento dell'onere del servizio del debito sui prestiti per l'acquisto di abitazioni è contenuta. A settembre del 2022 la quota dei mutui a tasso variabile (solitamente parametrizzati a un tasso di mercato come l'Euribor) non raggiungeva il 40 per cento del complesso di quelli in essere, un livello basso in prospettiva storica. Prima della crisi finanziaria del 2008 la quota oscillava intorno all'80 per cento; si è poi ridotta gradualmente dalla seconda metà del 2015. A partire da quell'anno, anche in seguito alle politiche monetarie divenute più accomodanti, il divario tra i tassi fissi e quelli variabili applicati ai nuovi mutui si è progressivamente attenuato, fino a raggiungere un livello analogo a quello dell'area dell'euro. Questa dinamica ha riflesso la maggiore riduzione del costo dei finanziamenti a tasso fisso che, unitamente al beneficio derivante dalla protezione dal rischio di futuri rialzi dei rendimenti di mercato, ha portato le famiglie a preferire questa tipologia di mutui.


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