bollettino economico

Bankitalia lima ancora la crescita del 2019

di Rossella Bocciarelli


(Ikon Images / AGF)

3' di lettura

In linea con le stime della Commissione europea, anche Banca d'Italia vede oggi la crescita italiana dell'anno in corso all'1,3 per cento. Ma il Pil secondo gli economisti di via Nazionale, crescerebbe l'anno prossimo solo dell'1 per cento (non dell'1,1 per cento come prevede la Commissione europea, né come la stessa Banca d'Italia valutava nelle sue ultime stime macroeconomiche, pubblicate a metà giugno) per tornare verso un +1,2 per cento nel 2020. Secondo l'ultimo bollettino economico della banca centrale Italia dunque la crescita prosegue, nonostante i segni di rallentamento emersi nei mesi primaverili.

Ma il ritmo di questo sviluppo appare oggi in frenata, almeno se si fa il confronto con il secondo trimestre del 2017, quando il prodotto aumentava dello 0,4 per cento. Oggi, le valutazioni di via nazionale per il secondo trimestre dell'anno in corso, parlano di un +0,2 per cento sul periodo precedente, essenzialmente per via degli effetti più negativi del caro petrolio. Ma ci sono anche rischi al ribasso non da poco, derivanti soprattutto da un'accentuazione del protezionismo nel mondo. Lo scenario che abbiamo delineato, rimarcano gli esperti, presuppone che tutto invece mantenga il suo equilibrio e cioè che le condizioni di offerta del credito restino accomodanti, che l'ondata protezionista non tracimi e che i mercati finanziari restino tranquilli con un mercato dei prestiti che continui a espandersi (come sta facendo) e un quadro dei conti pubblici che permetta la discesa del rapporto debito-pil.

Il bollettino non manca poi di evidenziare, così come aveva già fatto qualche giorno fa il governatore della Banca d'Italia, che le turbolenze finanziarie degli ultimi giorni di maggio e dei primi di giugno, pur essendosi placate, hanno lasciato la loro traccia: a tutt'oggi, infatti i premi per il rischio sovrano restano 113 punti al di sopra del livello di maggio. Anche questo elemento, se non rientra, può incidere negativamente sulla crescita. Prometeia, ad esempio, sostiene che l'aumento del rischio- paese avvenuto un mese e mezzo fa, tra caduta della borsa e aumento dei tassi, potrebbe costarci uno 0,2 per cento di Pil nel giro di un anno e mezzo con un aggravio pari a 2 miliardi già il prossimo anno. E, dunque, serve prudenza nella definizione delle politiche economiche, come ha rimarcato Ignazio Visco e come sembra intenzionato a fare il ministro dell'Economia Giovanni Tria.

Tra l'altro, nell'ultimo rapporto di via Nazionale, c'è anche un piccolo assist al ministro per il suo dialogo con l'Unione europea, rappresentato dalle valutazioni Bankitalia sul valore dell'output gap italiano. Come si sa, il concetto di prodotto potenziale e quello di output gap (ovvero la deviazione percentuale del prodotto effettivo rispetto al prodotto potenziale), hanno acquisito forte rilevanza nelle regole Ue, perché servono per identificare quale sia la porzione di deficit dovuta alla congiuntura economica e quale, invece, sia la percentuale di deficit che è strutturale e che va corretta comunque. Ebbene, mentre secondo le valutazioni della Commissione europea l'output gap italiano è destinato ad esser riassorbito già l'anno prossimo, nelle stime degli esperti di via Nazionale il nostro output gap è ancora ampiamente negativo (il valore centrale è pari a -1,7) e non sarà riassorbito nemmeno nel 2020. Tutto ciò sembra andare nella stessa direzione “filosofica” adottata da Tria all'Ecofin quando afferma che in un momento di rallentamento congiunturale dell'economia non si possono fare aggiustamenti troppo forti del deficit, perché rischiano di essere pro-ciclici.

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