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Bankitalia: la Lombardia «ha finito il carburante», nel primo semestre export -0,6%

Il "motore" dell’economia regionale inizia a perdere colpi. L’allarme degli esperti di Banca d'Italia parte da un dato: le esportazioni lombarde tra gennaio e giugno sono in rosso ma a livello nazionale crescono del 2,1%

di Enrico Miele

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2' di lettura

Il “carburante” nel motore della Lombardia si sta esaurendo. E l’allarme di Bankitalia sul rallentamento dell’economia regionale poggia, soprattutto, su un dato: l’export nei primi sei mesi del 2019 è negativo dello 0,6% mentre l’anno scorso era cresciuto più del 5%. Senza contare che le esportazioni a livello nazionale quest’anno sono positive (+2,1% tra gennaio e giugno).

È uno dei dati chiave che emergono dal Rapporto sull’economia della Lombardia curato dalla Banca d’Italia. I motivi di questo stop? «Il fattore dazi è stato scatenante – spiega a margine Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia – siamo nell’anno di maggiore incertezza nel commercio mondiale degli ultimi vent’anni». A pesare su una regione come la Lombardia da sempre «molto aperta al commercio internazionale» sono cause diverse, dalla Brexit «che non finisce mai» fino al rallentamento della Germania.

Tra Brexit e calo Germania per le imprese lombarde sono dolori
Nella prima parte del 2019, spiega il dossier, l’attività economica in Lombardia ha progressivamente rallentato, proseguendo nella tendenza che si era già manifestata nella seconda metà del 2018. Nella manifattura, ad esempio, la produzione e gli ordinativi sono rimasti invariati, mentre un sondaggio della Banca d’Italia indica un peggioramento nella dinamica del fatturato nei primi tre trimestri dell’anno, accompagnato da una riduzione della spesa per investimenti.

Le imprese interpellate, infatti, si attendono che la domanda rimanga debole fino ai primi mesi del 2020 e prevedono di mantenere invariati gli investimenti nel prossimo anno, condizionati da elementi di incertezza e dalle tensioni commerciali internazionali. Per quanto riguarda i settori, nel 2019 si è arrestata la crescita dell’industria lombarda: la produzione manifatturiera ha ristagnato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,3%), a fronte di un aumento del 3% per cento nel 2018.

«I fondamentali sono buoni, ma senza benzina...»
«Se torna il carburante – continua il direttore Sopranzetti – i fondamentali della Lombardia sono buoni, possiamo essere cautamente ottimisti». Ma lo stop «purtroppo» resta: «Quella crescita economica che la regione aveva intrapreso da anni, che aveva accelerato nel 2017 e nei primi mesi del 2018 – avverte – si sta progressivamente spegnendo». Ed è un «raffreddamento legato alle province a più alta intensità manifatturiera». Quanto all’export, «dopo due anni di forte crescita, abbiamo registrato per la prima volta una flessione».

Il fattore principale resta l’incertezza dei mercati mondiali: «Oltre ai dazi c’è anche il rallentamento della Germania, che ha provocato conseguenze anche in Italia». Sorride, invece, dopo tanta amarezze, il settore edile: «Un po’ di fiducia la troviamo in un settore che per anni è stato falcidiato dalla crisi, le costruzioni. Soprattutto su Milano, ma anche in generale in Lombardia, vediamo un incremento dell’operatività, con un aumento delle contrattazioni e dei prezzi. Questo è sicuramente positivo».

I «fondamentali» della regione, conclude il direttore di Bankitalia, per quanto riguarda l’economia «sono buoni» e «se dovesse migliorare il contesto internazionale, probabilmente Milano e la Lombardia potrebbero darci buoni risultati, però molto dipende dal carburante, ossia dalla fiducia».

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(Il Sole 24 Ore - Radiocor)

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