Patrimoni editoriali

Bankitalia: memoria, identità e programmi in 26mila pagine

di Luigi Federico Signorini

(Carino Imagoeconomica)

5' di lettura

Una quarantena di tempi remoti ed echi di polemiche sui vaccini: c’è anche questo tra i quasi cinquanta libri e le oltre 26mila pagine della «Collana storica» della Banca d’Italia, che da qualche settimana è a disposizione degli studiosi (e dei curiosi) interamente online. Le “misure quarantenarie” sono quelle adottate in occasione di un’epidemia di colera nel 1884, misure che – scriveva Giacomo Grillo, direttore generale della Banca Nazionale nel Regno d’Italia, al ministro del Tesoro Antonio Magliani – «ostacola[va]no le esportazioni commerciali» e mettevano sotto pressione la lira. I vaccini invece, o più precisamente gli “antivaccinisti”, compaiono in un gustoso saggio sulla lingua di Einaudi, in cui se ne sottolinea la sua figura di “onomaturgo”, ossia di inventore di parole nuove, tra cui appunto questa, “antivaccinisti”.

Aneddoti a parte, il resto è una monumentale raccolta di studi, saggi e materiale sulla storia economica e finanziaria dell’Italia unita. Il progetto nacque quarant’anni fa per festeggiare degnamente il centenario della Banca d’Italia, che nel 1893 era sorta dalla Banca Nazionale del Regno. L’idea era venuta a Carlo Azeglio Ciampi, che (come racconta lui stesso) aveva partecipato qualche anno prima «alle celebrazioni per il centenario della banca centrale di un grande Paese» di cui tace il nome (ma dovrebbe trattarsi del Giappone), e rimase, dice lui, con la «sensazione di non avervi pienamente partecipato; era mancato un contributo che avviasse i convenuti alla comprensione storica dell’identità di quella banca centrale». Si propose dunque di far meglio quando sarebbe toccato a lui. Ne discusse coi suoi predecessori, Baffi e Carli, e diede il via a un’opera che sarebbe continuata a lungo anche dopo di lui. Furono costituiti un comitato di coordinamento e un ufficio di ricerche storiche, poi cresciuto nel corso del tempo. A partire dall’idea originale, si sviluppò un progetto di grande portata, che avrebbe affiancato studi monografici e lavori collettanei alla ricostruzione meticolosa di un gran numero di serie statistiche, nonché alla valorizzazione dell’enorme archivio delle carte della Banca.

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Nel 1993, in tempo per il centenario, il progetto originario (25 volumi) era completo. La collana non fu solo un’iniziativa di celebrazione, anche se allora si volle curare moltissimo anche l’eleganza editoriale, nella scelta della carta, della stampa, della rilegatura (in seguito i volumi, seppur sempre decorosi, sono divenuti più sobri). In ogni caso, si cercò di evitare l’autocelebrazione. Il progetto, pur impegnando decine di ricercatori della Banca, si basò fin dall’inizio su un lavoro comune con autorevoli accademici esterni, anzi fu da loro largamente guidato. Si invitò da principio, tra gli altri, Federico Caffè, che poi non poté partecipare al progetto per la sua scomparsa prematura; ci si avvalse della consulenza scientifica di Carlo M. Cipolla; tra gli autori ci furono Marcello de Cecco e Luigi Spaventa (cito, tra i moltissimi, solo pochi nomi tra coloro che nel frattempo ci hanno lasciato).

Fu dunque quella che si dice una vasta operazione culturale, in linea con la personalità e le inclinazioni di Ciampi. Dietro questo rinnovato interesse per la ricerca storica, al di là dell’evento che ne fu l’occasione, c’era la consapevolezza, netta in Ciampi, della natura inerentemente sfaccettata ed eclettica della scienza economica, e della necessità di avvalersi, nelle decisioni, di ogni valida fonte. Va bene la limpida logica matematica dei modelli teorici; va bene il rigore epistemologico dell’econometria, che sottopone i modelli astratti alla prova dei dati reali: modelli ed econometria sono indispensabili per disciplinare il ragionamento, chiarire presupposti e implicazioni di ogni affermazione, evitare il bla-bla in cui si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Ma resta il fatto che l’economia si occupa di agenti e di istituzioni umane, irriducibili a schemi fissi: complessi, poliedrici, adattabili, sempre in evoluzione. Guai all’economista, e specie al banchiere centrale, che si affidi alle semplificazioni dei modelli in modo acritico. Per questo la storia, se non è pura cronologia o narrazione, può essere, insieme al resto, magistra vitae; specie in momenti di crisi, quando i più consolidati paradigmi vengono messi alla prova. «Proprio la storia delle strutture finanziarie dimostra come solo un continuo processo di rimessa in discussione degli assetti in ciascun momento prevalenti ha reso possibile l’adeguamento delle istituzioni, delle norme e degli strumenti operativi alle nuove realtà e alle mutate esigenze», scrisse Ciampi a ridosso della presentazione dell’opera. Parole che suonano come se fossero state scritte in questi giorni. Anche qui occorrono fatica e rigore: documenti, dati, metodo scientifico.

È questa connaturata convinzione che ha guidato la realizzazione della prima collana storica, e poi della sua prosecuzione nel tempo.

Chi ne scorra i titoli vedrà che coprono più di un secolo e mezzo di storia, e molti ambiti: la politica monetaria e le relative istituzioni, il sistema bancario, la finanza pubblica, i rapporti finanziari internazionali, le relazioni fra credito e sviluppo economico. Non c’è tra tutto questo una vera e propria “storia ufficiale della Banca d’Italia”, che non si volle fare per non rischiare di produrre una cosa impettita o, peggio, agiografica. Ma ci sono materiali e contributi in abbondanza per ricostruirla: dai primi passi dell’unificazione monetaria del Regno, alla nascita ufficiale dell’istituzione, alle trasformazioni progressive della sua funzione, con l’acquisto di responsabilità sempre maggiori nel campo della stabilità
bancaria e finanziaria.

Al di là della Banca d’Italia, c’è molto altro. C’è l’evoluzione della struttura del sistema bancario e delle norme che lo regolano. Ci sono le tormentate vicende della finanza pubblica del Paese. C’è la storia della stabilizzazione monetaria del secondo dopoguerra e delle condizioni che permisero il miracolo economico degli anni Cinquanta. La saga infinita del vincolo esterno; l’altra saga delle politiche strutturali. Profili di governatori: da Einaudi (diari e altri scritti), a Menichella (scritti inediti, discorsi e Considerazioni finali), alla controversa figura di Azzolini, il governatore dell’epoca fascista.

Come ho già detto, ai lavori storici si sono affiancate nel corso del tempo la ricerca archivistica, la produzione o revisione di statistiche storiche di lungo periodo (i conti economici, il commercio estero, gli aggregati bancari, i bilanci dello stesso istituto di emissione), e anche la ricostruzione meticolosa della legislazione sulla Banca.

C’è, tra le tante, la storia dell’oro della Banca d’Italia portato via dai nazisti in fuga, con Azzolini che provò a nasconderne una parte, ma all’ultimo momento cambiò idea, temendo sanguinose rappresaglie. Così come c’è la storia del recupero dell’oro nel dopoguerra: nelle “sacristie” di via Nazionale si conserva ancora oggi qualche lingotto marcato con la croce uncinata. C’è la spiegazione del motivo per cui, nonostante che l’oro italiano fosse stato recuperato pressoché interamente, a Roma non ne tornò alla fine che una quota. (L’idea, che ogni tanto riemerge, di favolose quantità di lingotti ancora nascosti da qualche parte intorno a Fortezza, sulla via del Brennero, è dimostrabilmente una favola).

Vi si trovano storie minori che presagiscono dibattiti specifici ma attualissimi. C’è per esempio una lettera del 1916 (1916!) scritta da Bonaldo Stringher, Direttore generale, che discute i pro e i contro di una limitazione alla distribuzione dei dividendi bancari. E storie ancora più piccole, magari più recenti, che danno invece la sensazione visiva di un passato remoto, di una vecchia foto sgranata: come quella della Topolino “ben gommata” che nel 1945 l’Aeronautica Militare volle a tutti i costi avere dalla Banca, in cambio del riconoscimento della proprietà di un autocarro.

Sicuramente non c’è tutto in questi volumi; né c’è pretesa di sistematicità (tranne forse in alcuni dei primi contributi); ma c’è materiale su quasi tutto.

«Non sempre», diceva ancora Ciampi, «il necessario ammaestramento sembra venir tratto dalle esperienze del passato». Non sempre, chiosiamo noi, la storia “maestra di vita” ha insegnamenti semplici e univoci da trasmettere. Ma dimenticare è sempre sciocco. Queste 26mila pagine, da oggi a libera disposizione di tutti, dovrebbero, si spera, aiutare a ricordare, a riflettere e a discutere.

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