fondo salva stati

Bankitalia non sfavorevole alla riforma Esm: non c’è la ristrutturazione del debito

Serve una riforma complessiva della governance economica dell’eurozona. Da compltare l’Unione bancaria e quella dei capitali.

di Davide Colombo


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(FOTOGRAMMA)

3' di lettura

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, non è sfavorevole alla riforma dell’ESM, il meccanismo europeo “salva-Stati”. Lo fanno sapere fonti di palazzo Koch dopo le polemiche degli ultimi giorni, sottolineando che Visco «ha invece messo in guardia sui rischi inerenti all’assunzione di eventuali ulteriori iniziative future relative all’operatività del ESM in assenza di una riforma complessiva della governance economica dell’area dell’euro». «La riforma del Trattato del Meccanismo europeo di stabilità - hanno chiarito le stesse fonti - non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani. Come nel Trattato già oggi in vigore non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Anche la verifica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal trattato vigente. È una previsione a tutela delle risorse del ESM, di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore».

Una riforma della governance economica europea
Ignazio Visco aveva affrontato la questione venerdì scorso, con un intervento al seminario Bankitalia-Omfif (forum indipendente su banche centrali, politica economica e investimenti) che si è svolto a Roma. Secondo il governatore la costruzione europea è a un punto morto e a sette anni dalla crisi finanziaria globale l’Unione bancaria è ancora incompleta poichè mancano tutt’ora le basi per l’Unione dei capitali mentre dell’Unione fiscale nulla si sa. Una situazione di incertezza dalla quale bisogna uscire al più presto, ha spiegato ieri Ignazio Visco, in un intervento

Bisogna «rompere lo stallo», aveva affermato il governatore, e procedere con convinzione nei diversi cantieri di riforma aperti, a partire da quello che riguarda il Meccanismo europeo di stabilità (ESM) per ridurre l’incertezza su «come e quando» un debito sovrano debba essere ristrutturato. Una riforma - aveva sottolineato Visco - da adottare con determinazione ma anche con grande attenzione: «Dovremmo tutti tenere a mente le terribili conseguenze dell’annuncio del coinvolgimento del settore privato nella risoluzione della crisi greca dopo l’incontro di Deauville alla fine del 2010». Secondo Visco una riduzione dei livelli attuali di indebitamento pubblico necessita di tempo e questo processo è naturalmente esposto ai rischi di mercato. Per questo è necessaria «una qualche forma di assicurazione sovranazionale, ad esempio attraverso la creazione di un fondo europeo di rimborso del debito (FER) finanziato da risorse dedicate dei paesi partecipanti». Un meccanismo che, naturalmente, deve «essere progettato in modo da impedire trasferimenti sistematici attraverso i paesi riducendo al contempo il rischio di instabilità finanziaria per l'intera area».

Il nodo da spezzare è sempre quello tra debito sovrano e banche: «Dobbiamo ridurre il rischio incorporato nei titoli sovrani, non solo gli importi detenuti dalle banche» aveva poi affermato Visco rispondendo indirettamente alla proposta avanzata dalla Germania di sbloccare il dossier dell’assicurazione comune sui depositi. Quello che ha annunciato il ministro Olaf Scholz, secondo Visco «è uno sviluppo positivo, mostra la volontà di tenere il dialogo aperto». Ma allo stesso tempo «trascura la necessità di un safe asset europeo», un titolo a rischio zero con cui le banche possano rimpiazzare il debito nazionale che hanno nei bilanci. Una specie di Eurobond rispetto al quale «il Fondo europeo di ammortamento del debito sarebbe strumentale» .

Sono temi dei quali i 19 governatori dell’Eurosistema hanno sicuramente discusso insieme con i cinque componenti del Comitato esecutivo Bce nell’incontro informale organizzato mercoledì scorso dalla presidente, Christine Lagarde, dopo la prima riunione ufficiale a Francoforte. Venerdì a Roma Visco ha ribadito come la teoria economica e l’esperienza concreta di altre unioni monetarie di successo (il dollaro americano, in primis) dimostrino la necessità di una capacità fiscale sovranazionale: «La moneta unica deve interagire con un’unica politica fiscale» ha detto. E l’Unione deve procedere su questo sentiero in fretta perché «l’Europa deve rimanere un’àncora di stabilità in un mondo che appare sempre più instabile e politicamente imprevedibile». In questo senso il “safe asset” bond proposto per l’euro rappresenta un obiettivo chiaro e immediato: «È uno sforzo tecnico - ha concluso Visco - ma è anche il comune denominatore delle tre Unioni (bancaria, del mercato dei capitali e fiscale) che devono affiancare l’Unione monetaria».

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