EFFETTO COVID

Bankitalia: rischio indebitamento per le imprese, cautela sulla fine degli aiuti

L’Istituto di via Nazionale: il debito pubblico italiano resta sostenibile ma in futuro può esporsi a rischi, le banche sono più forti ma Npl destinati a salire

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L’Istituto di via Nazionale: il debito pubblico italiano resta sostenibile ma in futuro può esporsi a rischi, le banche sono più forti ma Npl destinati a salire


4' di lettura

«L’economia italiana dovrà fronteggiare i rischi connessi con l'aumento dell'indebitamento» delle imprese e con la «progressiva rimozione delle misure di sostegno». Sono i rischi messi in evidenza dalla Banca d’Italia nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, in cui si ribadisce la sostenibilità del pur alto debito pubblico anche se in futuro potrà presentare rischi e riconosce alle banche una maggiore solidità benché sia prevedibile per loro il rischio del «probabile peggioramento della qualità del credito».

Rischio debito imprese: cautela sulla fine degli aiuti

«L’economia italiana dovrà fronteggiare i rischi connessi con l'aumento dell'indebitamento delle società non finanziarie e con la progressiva rimozione delle misure di sostegno» scrive la Banca d'Italia spiegando che «nell'attuale situazione di incertezza va evitata un’uscita anticipata dagli interventi di supporto, che potrebbe riflettersi anche su imprese in grado di superare la crisi». Secondo il rapporto di via Nazionale, le misure adottate finora - tra cui l'espansione della Cassa integrazione guadagni, la moratoria sui prestiti, il posticipo degli adempimenti fiscali, i contributi a fondo perduto e gli schemi di garanzia sui nuovi finanziamenti - «hanno contribuito ad attenuare le conseguenze economiche della pandemia per le imprese e ne hanno ampiamente soddisfatto il fabbisogno di liquidità». In prospettiva, potranno attenuare i rischi «l'efficace attuazione di misure volte a favorire la patrimonializzazione delle aziende e a riequilibrarne la struttura finanziaria».

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Debito sostenibile ma più rischi in futuro

Quanto ai conti pubblici Via Nazionale scrive che «in considerazione della natura temporanea delle misure espansive di bilancio, il debito pubblico italiano resta sostenibile; la sua permanenza su livelli elevati può tuttavia determinare in prospettiva l'esposizione a rischi derivanti da tensioni sui mercati finanziari o da nuovi shock macroeconomici». L’indicazione che viene è che «un sentiero di riduzione è possibile assicurando la combinazione di condizioni di finanziamento distese, misure efficaci di sostegno alla crescita (fra le quali Bankitalia esorta a un uso oculato del recovery fund europeo) e un graduale aggiustamento di bilancio coerente con il quadro macroeconomico».

Banche più forti ma Npl destinati a crescere

Sul capitolo banche l’istituto centrale riconosce che quelle italiane «hanno generalmente aumentato gli accantonamenti sui crediti in bonis, anticipando un peggioramento della qualità dei prestiti, e rafforzato la patrimonializzazione grazie alla mancata distribuzione di dividendi sull'esercizio 2019, come raccomandato dalla Vigilanza». Tuttavia - è la sottolineatura che si legge nel rapporto - fronteggiano il rischio del «probabile peggioramento della qualità del credito” e di un’ulteriore riduzione della redditività». La spinta ai prestiti favorita dalla Bce, dalle moratorie e garanzie pubbliche e dalla Vigilanza - prosegue Banca d’Italia - «ha fatto fronte al maggiore fabbisogno di liquidità delle imprese». L’aumento dei prestiti «accresce tuttavia l’esposizione delle banche al rischio di credito. L’impatto sulla redditività dipenderà dall’andamento dell'attività economica nei prossimi mesi; non ritardare un pronto riconoscimento delle perdite attese è necessario per mantenere la fiducia della clientela e degli investitori nei bilanci bancari. In prospettiva il peggioramento della qualità del credito potrebbe incidere soprattutto sugli intermediari che presentano tassi di copertura molto inferiori alla media del sistema».

Più rischi insolvenza per alberghi e ristoranti

In una nota nel Rapporto sulla stabilità finanziaria Bankitalia scrive che la flessione dell'attività economica causata dalla pandemia si rifletterà - anche dopo le misure di sostegno approntate dal Governo - in un aumento delle probabilità di insolvenza delle imprese, con una probabilità media complessiva di default che sale al 3-4,4% e che si concentra sui settori più colpiti: ristorazione, alloggio, attività artistiche, dove le percentuali si attestano rispettivamente a quasi il 6% per le prime due, e a più del 4% per la terza. Gli effetti negativi della pandemia nell'anno in corso - si legge nel Rapporto - «sono più evidenti nel caso delle imprese molto rischiose (con probabilità di default superiore al 5 per cento): la quota di tali aziende salirebbe fino al 16,4 per cento del totale, contro il 10,0 di febbraio, e ad esse farebbe capo il 22,9% dello stock di debiti finanziari, a fronte del 12,7% registrato prima della crisi pandemica».

Gli aiuti approntati dalle autorità consentono di evitare l'uscita dal mercato di imprese sane ma illiquide e di salvaguardare il sistema produttivo. Tuttavia - averte il rapporto - «l'incremento dell’indebitamento che ne deriverà potrebbe non avere natura temporanea e pesare, anche nel medio periodo, sulla capacità delle società di sostenere il servizio del debito, di investire e di competere». Un paracadute sono alcuni dei provvedimenti del 'decreto rilancio', gli incentivi fiscali al rafforzamento patrimoniale, e l'istituzione di società veicolo pubbliche che potranno sottoscrivere debito subordinato o azioni emessi da aziende di piccola, media e grande dimensione.

Fabbisogno residuo di 17 miliardi per 32mila imprese

Le imprese italiane hanno evitato il peggio grazie alle misure del governo, alle moratorie sui prestiti e alle garanzie. Ma al netto di questi provvedimenti, 32mila imprese, concentrate fra le Pmi e «riconducibile in gran parte alle società più rischiose per le quali non sempre è possibile accedere ai prestiti bancari garantiti», stima il Rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia, presenterebbero a fine anno un fabbisogno residuo di liquidità pari a 17 miliardi di euro. Cifra che sarebbe pari a 33 miliardi, coinvolgendo 100.000 imprese, se non fosse per l'ulteriore indebitamento consentito dalle garanzie pubbliche. La crisi si rifletterà in un aumento della quota di imprese con patrimonio netto inferiore ai limiti legali: «Raggiungerebbe il 12% alla fine dell’anno, a fronte del 6,9 precedente la crisi. Senza le misure di sostegno finora introdotte, la quota di società in deficit patrimoniale avrebbe raggiunto il 13,8%» secondo la stima, che non considera il possibile effetto dell'utilizzo delle risorse del programma Next Generation EU e delle ulteriori misure approvate dai decreti “ristori” e “ristori bis”.

Imponente il ricorso alla moratoria sui prestiti introdotta col decreto Cura Italia: «Si stima che al 30 ottobre le piccole e medie imprese avevano presentato circa 1,3 milioni di domande di adesione, approvate per la quasi totalità (98 per cento). Il valore complessivo lordo delle esposizioni per le quali è stato richiesto l'intervento era pari a 156 miliardi».

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