audizione in parlamento

Bankitalia: stop all’aumento Iva con altre entrate o tagli spesa


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(Pierpaolo Scavuzzo / AGF)

2' di lettura

«Se si vuole evitare, o contenere, l'aumento dell'Iva e si è ugualmente determinati a imboccare la strada di una riduzione del debito visibile e significativa, bisognerà ricercare fonti alternative di aumento di entrata o riduzione di spesa». Il vicedirettore di Bankitalia Luigi Federico Signorini, in audizione sul Def, esclude quindi che per la sterilizzazione delle clausole possa avvenire in deficit. «L'avanzo primario resta la bussola che consente di mantenere fermo l'orientamento verso il riequilibrio della finanza pubblica».

Non indebolire riforme pensioni, sostengono debito pubblico
«Su un orizzonte più lungo, la sostenibilità del debito pubblico italiano poggia in larga misura sulle riforme pensionistiche introdotte nell'arco degli ultimi decenni, che assicurano una dinamica degli esborsi in complesso gestibile nonostante l'invecchiamento della popolazione». Secondo Signorini si tratta di «uno dei punti di forza della finanza pubblica italiana ed è opportuno non indebolirlo, anche alla luce del fatto che le proiezioni più aggiornate sono oggi meno favorevoli delle precedenti».

Crescita con centralità degli investimenti pubblici
Un ruolo centrale per le prospettive dell'economia «può essere svolto dagli investimenti pubblici, in forte calo dal 2010, da selezionare sulla base di rigorose analisi dei costi e dei benefici e da attuare riducendo sprechi e ritardi».

Investitori guardano ad avanzo primario
«L'avanzo primario di bilancio, valutato realisticamente ex ante e verificato ex post, resta la bussola che consente di mantenere fermo l'orientamento verso il riequilibrio della finanza pubblica. È a questo orientamento che guardano gli investitori». Se ora esitassimo o tornassimo indietro, ha osservato Signorini, «resteremmo esposti al rischio di una crisi di fiducia, che potrebbe rendere tutto il percorso più arduo e costoso. Al contrario, se diventerà ancora più evidente un intento condiviso di agire sugli squilibri strutturali della finanza pubblica, lo spread potrebbe ulteriormente ridursi, facilitandoci il compito. Così avvenne nella seconda metà degli anni Novanta».

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